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DMT: VIAGGIO SPONTANEO NEI REAMI DEL MULTIVERSO (I Parte)

(II Parte)

 

di

Enrica Perucchietti

 

Piani di esistenza

Come spiego nel mio saggio, Il Fattore Oz. Alieni, sciamanesimo e multidimensionalità, Il passaggio dalla realtà ordinaria a quella non ordinaria (il cosiddetto stato alterato), come insegna lo sciamanesimo, può condurre la coscienza a varcare le porte (la Soglia in linguaggio esoterico) della nostra tridimensione[1] per accedere ad altri piani di esistenza superiori (o inferiori, inferi) al nostro, tenendo presente che questa distinzione o suddivisione in piani verticali è solo per uso teorico (concettuale).

Se la Tradizione e lo sciamanesimo ragionano da millenni in senso “verticale”, solo oggi la fisica teorica sta recuperando questa visione del reale, abbandonata per decenni in virtù di un'ottica orizzontale, piatta di ciò che ci circonda. Con la teorizzazione di “multiverso”, a partire dalla metà del secolo scorso, infatti, la fisica intende reintrodurre in maniera scientifica quei piani di esistenza di cui parlavano le antiche dottrine.

Oggi al posto dei “piani di esistenza” o “Cieli” abbiamo le “dimensioni” altre dalla nostra , da non confondersi però con gli universi paralleli teorizzati da Hugh Everett. Le teorie sul multiverso, infatti, da Kaluza-Klein alla superstringhe fino alla Teoria E8, disegnano un cosmo in cui le dimensioni (siano esse 5, 11, 26 o 248) come co-esistenti nello stesso continuum spazio-temporale, ovvero coestitenti nello stesso punto. Oltre alla nostra terza dimensione (quarta col tempo), potrebbero esistere altre dimensioni coincidenti con la nostra che in stato ordinario non possiamo esperire: ciò non significa però che non esistano, ma che semplicemente in condizioni “normali” non siamo in grado di percepirle e di accedervi.

Queste altre dimensioni, invisibili in stato ordinario, si svelano però all'uomo in condizioni straordinarie, NDE[2], OOBE, stato alterato di coscienza indotto da sostanze psicotrope o trance sciamanica, DMT endogena: queste dimensioni sono i “regni celesti” o l'“oscuro mare di consapevolezza” in cui è solito muoversi lo sciamano in qualità di psicopompo. In questo regno altro alla nostra tridimensione, si possono incontrare esseri simili a fate, elfi, coboldi, oppure ai moderni “alieni”: grigi, rettiliani, insettoidi, orange.

 

Viaggio nel multiverso

Come spiego ne Il Fattore Oz, le neuroscienze stanno riscoprendo e verificando sperimentalmente gli insegnamenti delle sapienza sciamanica e della Tradizione. Gli psiconauti di oggi, così come gli sciamani di un tempo, riescono ad accedere – sotto attento controllo scientifico/psichiatrico – a quelle stesse “realtà” e dimensioni astrali che gli sciamani chiamavano semplicemente “cieli” e che la fisica teorica intende come dimensioni altre dalla nostra ma che coesisterebbero con la nostra.

Se i neuroscienziati o gli psichiatri come Rick Strassman hanno verificato in laboratorio con somministrazione controllata di DMT le stesse visioni indotte negli sciamani da ayahuasca, questi viaggi nel multiverso sono anche gli stessi che catapultano in modo spontaneo una piccola percentuale della popolazione in orario notturno, dalle 3 alle 4 di notte. Questa percentuale fa parte di coloro che sintetizzano una dose massiccia, più elevata della media, di DMT. Non sarebbe un caso che questa percentuale corrisponda a quella degli addotti ma anche di coloro che sono dotati di capacità medianiche.

A partire da Albert Hofmann in poi, i chimici e neuroscienziati hanno utilizzato il termine “realtà” per indicare le immagini e i contenuti che vengono trasmessi alla coscienza in stato alterato e che sembrano appartenere a una realtà “più reale” della realtà ordinaria.

Un paradosso?

Non per gli psiconauti, né per i neuroscienziati che studiano da anni la DMT. Costoro cercano semplicemente di spiegare che ciò che si affaccia alla coscienza dell'uomo sotto l'uso di alcune specifiche sostanze psicotrope (così come in trance sciamanica o sotto effetto spontenao, endogeno di DMT) non è il frutto di fantasia o di mera “alterazione”, ma, al contrario, il risultato di un'espansione della coscienza. La coscienza, cioè, si troverebbe a interagire con una nuova realtà, aprendosi ad altri, finora sconosciuti, piani del reale, ovvero i “cieli” o i reami del sogno in cui si trova a viaggiare lo sciamano.

La “nuova” realtà che si presenta alla coscienza in stato alterato (o meglio espanso) non sarebbe così una proiezione di contenuti dell'inconscio (come invece intendono alcuni psicologi), ma il frutto di una vera e propria espansione della nostra percezione. Su questo punto sembrano concordare tutti i neuroscienziati, chimici e psichiatri che si sono avventurati nello studio delle sostanze psicotrope, a partire da Stanislav Grof fino a Richard Strassman.

Nessuno come l'etnobotanico Terence McKenna, però, ha reso meglio l'idea dell'effetto che ha la DMT sulla coscienza: «Il mondo dimetiltriptaminico è del tutto reale, anzi, in un certo qual modo, più reale del mondo ordinario[3]» e, ancora, «Questa sostanza […] mi permetterebbe quindi di vedere oltre il velo[4]», ovvero di accedere all'akasha o matrice o rete sciamanica.

Come ricordo in Il Fattore Oz[5], la filosofia inglese a partire da Locke e Hume ha messo in discussione non solo l’oggetto delle nostre percezioni, ma la stessa realtà delle cose e del nostro io. A complicare il tutto ci ha pensato la fisica teorica che da Einstein in poi ha dovuto ammettere – da un punto di vista matematico – la possibilità dell’esistenza di più dimensioni, oltre alle nostre tre (più la quarta definita dal tempo).

 

Se il multiverso fosse un mandala

Se la relatività ci autorizzava a considerare il tempo come una quarta dimensione, il matematico polacco Theodor Kaluza avrebbe complicato le cose sfidando “l’ovvietà” del senso comune. Nel 1919 Kaluza ebbe l’audacia di teorizzare che «l’universo avrebbe potuto avere più dimensioni [spaziali] di quelle a tutti note[6]». In un lavoro spedito ad Einstein nel 1919 Kaluza avanzò l’ipotesi che la struttura spaziale dell’universo può avere più dimensioni delle tre che comunemente riconosciamo. Grazie alla precisazione del matematico svedese Oskar Klein[7], quella che venne poi battezzata come la teoria Kaluza-Klein sostiene che nell’universo possono coesistere dimensioni estese comunemente esperite (le tre dimensioni che noi conosciamo e siamo abituati a “vedere”) e dimensioni aggiuntive che dobbiamo pensare come arrotolate in un piccolo spazio. Il fatto che questo spazio che “contiene” le ulteriori dimensioni arrotolate sia piccolissimo spiegherebbe perché di fatto noi non le vediamo: lo spazio sarebbe così piccolo «da essere sfuggito finora ai più raffinati apparati sperimentali».

Insomma, noi abitualmente abbiamo “coscienza” solo delle tre dimensioni spaziali a cui si va ad aggiungere la quarta del tempo, teorizzata da Einstein, mentre ci sfugge la percezione e dunque l’esperienza delle altre dimensioni. Ciò però non significa che queste dimensioni non esistano, anzi. Sono invisibili per i nostri sensi, ma esistono e compenetrano la nostra tridimensione. Queste dimensioni altre alla nostra posso anche essere abitate da esseri che noi normalmente non siamo in grado di percepire.

Secondo Kaluza e Klein l’universo ha infatti tre dimensioni spaziali grandi ed estese e almeno una circolare più piccola che, se la sommiamo alla quarta (che è quella del “tempo”) diventa la quinta. Questa ulteriore dimensione, però, esiste ovunque, in tutto l’universo: non può essere intesa come una “parte” di esso ma, essendo più piccola delle altre tre, è più difficile da esperire. Anzi, è così difficile da scorgere da poter sfuggire ai più potenti strumenti di misurazione. In estrema sintesi questa quinta dimensione «È una nuova dimensione, che esiste ovunque all’interno dell’universo a noi famigliare, esattamente come le tre direzioni che si possono specificare in ogni punto (destra-sinistra, avanti-indietro, su-giù) […] Aggiungendo il parametro temporale, vediamo che le dimensioni dello spaziotempo diventano cinque, una in più di quelle che ci aspetteremmo».[8]

Anzi, nei modelli matematici dell'attuale fisica teorica, in particolare sulla base della teoria delle supestringhe, il numero di queste dimensioni, è stato stimato in dieci o 26, mentre altre teorie arrivano a ipotizzare un numero anche superiore di dimensioni: è il caso della “Teoria del tutto straordinariamente semplice” o Teoria E8 di Antony Garrett Lisi che prevede fino a 248 dimensioni.

Lisi è un fisico fuori del comune che alla vita in laboratorio ha preferito le onde e le spiagge per surfare. Proprio osservando il corallo ha avuto un'intuizione che gli ha permesso di sviluppare la teoria E8.

Secondo Lisi l'universo ha una forma grafica ben precisa che si avvicina enormemente a quella di un mandala: si tratta infatti di una “struttura” di 248 punti che incorpora le simmetrie di una geometria a 57 dimensioni ed è esso stesso a 248 dimensioni.[9].
Ecco come lo definisce Garrett: «Quello che sono riuscito a fare è descrivere tutte quelle particelle, includendo la gravità, quali parti di un singolo campo, con un singolo calibro di raggruppamento. E successivamente, ho scoperto che questo calibro è l’E8, forse una delle più belle strutture in matematica». A parte il romanticismo di questa teoria, non possiamo non cogliere le numerose implicazioni simboliche ed esoteriche delle ricerche di Lisi: né tantomeno non ricordare come sotto DMT il fenomeno della sinestesia riveli alla coscienza figure di mandala...

Che sia il macrocosmo che si rivela nella sua forma essenziale, primordiale alla coscienza del microcosmo/uomo?

Non dobbiamo dimenticare che sotto effetto di DMT o ayahuasca il primo fenomeno che appare alla coscienza è la sinestesia, che fa apparire suoni e colori in rapido movimento che assumono forma di mandala colorati. La percezione di mandala si alterna a quella di serpenti che molti scienziati, Michio Kaku in primis, hanno collegato alla figura della molecola di DNA...

L’idea di un multiverso, per quanto rivoluzionaria e diversamente declinata dai fisici teorici, non è ancora entrata appieno nella nostra realtà quotidiana, in cui ciò che esiste è ridotto per esperienza “ordinaria” alle tre dimensioni. L’essere ancora vincolati a vecchi schemi ci impedisce non solo di “visualizzare” un universo multidimensionale, ma di poterlo anche solo immaginare. L'iperspazio teorizzato dalla fisica contemporanea e supportato dalle neuroscienze, potrebbe gettar luce su molti misteri che ci circondano, tra cui i sogni, i viaggi extracorporei, le esperienze di pre-morte, le visioni estatiche o sotto sostanze psichedeliche, la sincronicità, infine i rapimenti “alieni” e le possessioni diaboliche.

Il cuore di questo dilemma è ancora una volta, la coscienza.

 

McKenna si sofferma a lungo a descrivere queste entità che si mostrano ai novelli psiconauti: «La loro presenza è talmente avvolgente che te le ritrovi in faccia. […] Le entità ti parlano, usando sia il tuo linguaggio che il loro […] È evidente che ti vogliono mostrare qualcosa e sono consapevoli della natura fugace dell'incontro».

Anche con i funghi, l’ayahuasca o la mescalina, si possono incontrare esseri simili a rettiliani, mantidi o elfi simili ai nostri Grigi che appaiono all’interno di ambienti tecnologici o astronavi come quelle dei film di fantascienza.

I viaggi intergalattici descritti da McKenna hanno in comune con le adduzioni aliene il suono metallico o ronzio di fondo che accompagna la metamorfosi dell’esperienza. Come ho già proposto nel Fattore Oz, si può immaginare che tale suono che precede le paralisi notturne nei casi di rapimenti sia il segno del cambiamento fisico che avviene nell’addotto o nell’individuo sottoposto ad allucinogeno. Il suono metallico o ronzio avvertirebbe l’individuo dell’alterazione della coscienza in atto e del passaggio dimensionale: attesterebbe che le stringhe stanno variando la frequenza della loro vibrazione per consentire l’uscita della coscienza dal corpo e la sua ascensione (o discesa) verso le altre dimensioni.

Gli psiconauti hanno anche testimoniato di essersi ritrovati nel corpo di una creatura aliena su un pianeta lontano o vere e proprie operazioni come nelle adduzioni classiche. Così un ingegnere meccanico di 45 anni durante una dose di ayahuasca ha vissuto quella che definisce una vera a propria abduction:

 

«Il 4 aprile 2007, sono stato rapito, o almeno credo. Dico che lo credo perché se ripenso all’esperienza la trovo troppo difficile da credere. Avevo letto di rapimenti alieni e pensavo tra me che fossero pazzi o che il tutto fosse davvero incredibile. Sono un ingegnere meccanico. La mia mente è abituata a lavorare con calcolatori per raggiungere soluzioni che possano essere formulate logicamente. Ora invece mi trovo confuso a cercare di spiegare che cosa mi è successo. Sto cercando di spiegarmi che cosa possa essere successo. Nel mio caso il rapimento non è avvenuto su un piano fisico, come si crede normalmente. Ha avuto luogo su un altro livello.

Durante la cerimonia ho preso una tazza che conteneva un succo scuro simile a uno sciroppo [l’ayahuasca] e l’ho bevuto. Un’ora dopo mi sono ritrovato in un profondo stato meditativo in cui ho iniziato a pormi delle domande sul mio ruolo nell’universo. Poi all’improvviso mi sono trovato immerso in una luce bianca e ho sentito una forza antigravitazionale che mi spingeva fuori dal mio letto e fuori dal tetto della casa. […] potevo osservare dall’alto il mio corpo disteso sul letto. […] Sono stato portato in una stanza dentro a una [astro]nave, molto pulita, sterile, con strutture di acciaio bianche, molto luminosa. Ero disteso sopra un tavolo di quelli che potresti vedere in un obitorio, perché era simile a una vasca poco profonda dotata di tubi di scolo [...] ero legato mani e piedi al tavolo ma nonostante mi avessero sedato, non bastava per farmi addormentare. Mi resi conto della mia situazione e cercai di tirarmi su a sedere, guardandomi intorno.; a questo punto mi sono accorto della presenza di questi esseri – alti, magri, striminziti, dalla figura allungata ma con una testa gigante, triangolare e simile a quella di un insetto. Sentivo che erano coscienti e tecnologicamente avanzati. […] Potevo sentire il ronzio di fondo. […] Attorno a me, attorno al tavolo c’erano degli strumenti di ogni genere, sonde, e altri attrezzi. […] Il ronzio sembrava che servisse per calmarmi; non poteva provenire dalla nave, ma forse da una qualche forma di energia che penetrava nella mia mente. […] Ero terrorizzato, ma loro cercarono di tranquillizzarmi dicendomi che sarebbe andato tutto bene…»

 

Segue la descrizione di un’operazione a margine della quale gli alieni traggono dei campioni di sangue, tessuti e sperma e inseriscono nell’uomo delle sonde dal petto. L’intervento dura finché lo psiconauta non si rende conto che deve far ritorno nel suo corpo, perché probabilmente l’effetto della droga si sta attenuando. La descrizione successiva delle creature è quella classica degli alieni: figura snella, alti, testa grossa, allungata, simili a rettili, pelle grigia, occhi larghi simili a quelli degli elefanti. Sono privi di individualità, il loro modo di comunicare è paragonabile a quello dei rettili: sono dotati di una mente collettiva, istintiva, ed agiscono in base ad essa.

Dal racconto emergono due dati importanti: il ronzio di fondo che non proviene dall’astronave come alcuni ufologi invece avevano creduto, e le sonde che gli vengono inserite durante l’operazione prima del prelievo di sangue, sperma e tessuti. Non è un caso isolato nelle visioni sotto effetto di allucinogeni. Anche altri volontari sono stati sottoposti a prelievi di sangue, pelle, sperma o ovuli e all’inserimento di sonde od oggetti simili a microchips.

McKenna ha infatti concluso quanto segue: «non riusciremo mai a cavare un ragno dal buco in storie come quelle dei rapimenti UFO e cose simili, a meno che non riconosciamo l'evidenza psichedelica. Qualora la riconoscessimo, l'evidenza apparirebbe in maniera molto diversa[10]».

 

L’ascensione magica

Le tradizioni mitologiche e folkloristiche hanno un’ideologia comune di stampo tradizionale che solo in epoca moderna si è persa. Il viaggio o volo “celeste” avveniva in spirito, e non fisicamente. Quali che fossero le tecniche per indurre l’estasi, essa era la causa del volo magico e del successivo incarnarsi di uno spirito all’interno dell’officiante e non l’effetto.

Come ricordava il massimo storico delle religioni, Mircea Eliade, i cinesi duemila e cinquecento anni fa conoscevano già il segreto delle ascensioni sciamaniche, conoscenza che era stata loro tramandata dagli antenati:

 

«A partire dalla più alta antichità, il mezzo classico per giungere all’estasi è stato la danza. Come dappertutto, l’estasi rendeva possibile sia il “volo magico” dello sciamano che la discesa di uno “spirito”, la seconda non implicando necessariamente una “possessione”, perché lo spirito poteva limitarsi ad ispirare lo sciamano. Che per i Cinesi il volo magico e i viaggi fantastici attraverso l’universo fossero semplici immagini per descrivere le esperienze dell’estasi, lo prova, fra l’altro, il seguente documento. Il Kwoh yü racconta che il re Chao (515-488 a. C.) si rivolse un giorno al suo ministro dicendogli: «Le scritture della dinastia Tcheu affermano che Tchung-li fu mandato come messaggero nelle regioni inaccessibili del Cielo e della Terra. Come è stata possibile una cosa simile? Vi son possibilità, per gli uomini, di salire [fisicamente] in Cielo?». Il ministro allora spiega che il vero significato di questa tradizione è d’ordine spirituale: coloro che sono giusti e che sanno concentrarsi sono in grado di accedere conoscitivamente «alle alte sfere e anche di discendere nelle sfere inferiori, per apprendere la condotta da seguire, le cose da fare…».

 

Nelle esperienze UFO l’ascensione viene vissuta in forma di tunnel di luce, la stessa che ritroviamo nelle NDE: l’addotto viene condotto a bordo tramite un raggio che li preleva e trasporta sulla navicella.

Lo psichiatra Stanislav Grof ha proposto un modello alternativo di spiegazione: le esperienze UFO in stato di trance sarebbero una forma di riproduzione distorta del ricordo della propria nascita: per questo, in tutti i presunti addotti nati con taglio cesareo mancherebbe la descrizione del tunnel, che viene interpretato da Grof come simbolo del canale del parto. Eppure la spiegazione di Grof non risolve alcuni quesiti fondamentali: perché allora solo alcune persone che sono nate di parto naturale rivivono il trauma della nascita creando un simbolico rapimento? L’ipotesi non basta a spiegare l’origine e il senso dell’intera abduction che non si limita alla sola esperienza del tunnel.

 

Le dimensioni interiori

Da questo documento dovremmo intuire che a seconda di dove finisce la nostra coscienza – se ascende verso i Cieli o scende agli Inferi – gli esseri che si incontrano possono essere benevoli e simili ad angeli oppure malvagi come i demoni: tra gli opposti esiste un’infinita casistica di entità intermedie.

Anche nelle sessioni con DMT la coscienza, visitando gli altri reami dell’essere, si può imbattere in creature più o meno mostruose oppure fiabesche. Una volontaria, Sara, vide ad esempio una creaturina uguale a Campanellino:

 

…C’erano delle creature simili a clowns. All’improvviso da un mosaico caleidoscopico di immagini e colori è comparsa una creatura. So che suonerà strano ma assomigliava a Tinkerbell[11]. Cercava di convincermi a seguirla. Ma io ero riluttante perché non sapevo se sarei poi riuscita a trovare la strada del ritorno. Quando decisi di seguirla la droga stava smettendo di far effetto e non bastava più per poterle andare dietro[12].

 

Durante le successive due sedute, Sara entrò in contatto con entità incappucciate[13], simili a ombre:

 

Erano contente di vedermi. Mi spiegarono che mi avevano già contattato prima ed erano liete che avessimo scoperto la tecnica della DMT per accedere al loro mondo. Volevano sapere di più sui corpi umani e mi spiegarono che gli umani esistono su piani diversi. Mi sembra inoltre che essi collezionassero tessuti e campioni di sangue e apprezzarono il fatto che mi sottoponessi ai loro esperimenti. Abbiamo qualcosa in comune. Mi invitarono ad “abbracciare la pace”.

 

Nella sua ultima sessione queste creature rivelarono a Sara che sarebbero state in grado di spiegarle molte altre cose se avesse continuato l’utilizzo di DMT e che avrebbero potuto insegnarle “amore e spiritualità”. Anche lo sciamano durante la sua chiamata incontra un essere divino o semidivino che gli fa sapere di essere stato scelto e lo incita a seguire una nuova regola di vita. Così i contattisti e gli addotti riferiscono di insegnamenti e messaggi che vengono loro trasmessi dagli alieni.

Inoltre lo sciamano, in funzione di terapeuta e di psicopompo[14], «conosce per propria esperienza estatica gli itinerari delle regioni extraterrestri. Può discendere agli Inferni o elevarsi nei Cieli perché vi è già stato[15]». In funzione di psicopompo[16] possiede la capacità di abbandonare il corpo a suo piacimento per penetrare negli altri mondi. Ovviamente c’è sempre il rischio che la sua anima si perda in queste regioni interdette ai comuni mortali, così, nonostante la sua iniziazione, e la presenza di spiriti protettori rimane alto il pericolo di smarrirsi in questa geografia mistica che emerge identica nelle sedute con DMT.

I contatti con entità “aliene” resero Sara sicura del fatto che non fosse più necessario interrogarsi su come raggiungere fisicamente altri pianeti per trovare forme di vita, ma che la via giusta era quella interna, spirituale:

 

Avevo sempre creduto che non fossimo soli nell’universo, ma credevo che l’unico modo per incontrarli fosse con dischi volanti nello spazio esterno. Non avevo mai pensato che si potessero invece incontrare nel nostro spazio interiore. Credevo che le uniche cose con cui si potesse entrare in contatto a livello di coscienza fossero gli archetipi. Mi sarei aspettata semmai di ritrovare spiriti guida e angeli, non forme di vita aliene.

 

 

 

 

 

 

 

 

[1]             Il nostro piano di esistenza in realtà ha quattro dimensioni se consideriamo anche il tempo.

[2]         Near Death Experience, esperienza di pre-morte. Si veda il lavoro in proposito di Kenneth Ring.

[3]         Terence McKenna, conferenza sugli psichedelici a Esalen, febbraio 1992.

[4]         Ibidem.

[5]         Enrica Perucchietti, Il fattore Oz. Alieni, sciamanesimo e multidimensionalità, 2012, Xpublishing.

[6]         Brian Greene, L'universo elegante, 2000, Einaudi, pag. 162. Titolo originale: The Elegant Universe, 1999.

[7]         Nel 1926.

[8]         Brian Greene, op.cit. 167.

[9]         In sintesi, come un diamante, sembra tondo ma ha 248 lati.

[10]        Terence McKenna, conferenza a New York, giugno 1993.

[11]        Nome inglese di Campanellino del cartone animato di Peter Pan. In fondo Peter Pan è un novello psicopompo.

[12]        Ivi, pag. 70.

[13]        Una ragazza di 27 anni, affetta da emicranie quotidiane, dopo essere stata sottoposta a cura neurologica con Laroxil (antidepressivo) vide questi stessi esseri incappucciati di notte (tra le 3 e le 4) in camera sua, accompagnati da piccoli e fluttuanti alieni grigi. Le “allucinazioni” scomparvero dopo alcune settimane quando interruppe la cura. Il neurologo liquidò il caso parlando di “intolleranza” al farmaco.

[14]            Lo sciamano in quanto medicine-man è innanzitutto psicopompo perché dopo aver formulato una diagnosi va alla ricerca dell’anima fuggitiva del malato, la cattura e la reintegra nel corpo che essa ha abbandonato. Tocca inoltre allo sciamano accompagnare l’anima del morto agli inferni.

[15]        Mircea Eliade, 1946, pag. 206.

[16]        Lo psicopompo è una figura che svolge la funzione di accompagnare le anime dei morti nell’al di là. Il termine deriva dal greco ψυχοπομπóς, da psyche (anima) e pompós (colui che manda).