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Per ricostruire la storia ufficiale degli UFO, il Pentagono cerca documenti custoditi da civili: scatole, nastri, fotografie e fascicoli che lo Stato non possiede più, o forse non ha mai catalogato.

Per ricostruire la storia ufficiale degli UFO, il Pentagono cerca documenti custoditi da civili: scatole, nastri, fotografie e fascicoli che lo Stato non possiede più, o forse non ha mai catalogato.

Inchiesta aggiornata all’8 settembre 2026 • di ADB

Una porta governativa su un archivio civile

All’inizio di settembre 2026 è comparso un avviso contrattuale che segna un cambiamento significativo nel modo in cui il Pentagono affronta la storia degli UFO. L’All-domain Anomaly Resolution Office, AARO, intende acquistare un abbonamento commerciale per consultare il patrimonio digitale del National UFO Historical Records Center, organizzazione non profit con sede nel New Mexico. L’interesse dichiarato riguarda soprattutto i materiali anteriori al 1990.

Non è un’acquisizione dell’archivio e non è ancora la conferma di un contratto definitivamente assegnato. La formula prevista è una procedura a fonte unica: l’amministrazione sostiene che nessun’altra organizzazione possieda la stessa profondità storica, lo stesso volume di documenti esclusivi e competenze equivalenti. La struttura indicata comprende un anno di base e quattro possibili estensioni annuali. Il costo stimato non è stato comunicato.

Il dettaglio più interessante non è economico. Un ufficio creato per analizzare fenomeni che possono riguardare sicurezza nazionale e sorpresa tecnologica ammette, di fatto, che una parte decisiva della memoria americana sugli UFO si trova fuori dal governo. È custodita in collezioni costruite da ricercatori, associazioni, famiglie e testimoni durante oltre settantacinque anni.

Centinaia di migliaia di fascicoli, ma non di prove aliene

Secondo la ricostruzione di DefenseScoop, un funzionario del Dipartimento della Difesa attribuisce al centro centinaia di migliaia di fascicoli unici, alcuni non disponibili in altri archivi pubblici o privati. La cifra descrive unità documentarie, non casi risolti e tantomeno reperti extraterrestri. Una segnalazione può generare lettere, ritagli, fotografie, schede, interviste e copie successive: volume archivistico e valore probatorio non coincidono.

Il National UFO Historical Records Center si presenta come una rete di ricercatori, storici e archivisti. La sua missione dichiarata consiste nell’acquisire, conservare, digitalizzare e rendere consultabili documenti, fotografie, filmati, registrazioni audio e manufatti. Tra i fondi confluiti nella raccolta figurano archivi di gruppi civili storici e carte personali attribuite a J. Allen Hynek, l’astronomo che collaborò con le indagini dell’Aeronautica statunitense e divenne poi critico verso alcune conclusioni ufficiali.

Queste informazioni spiegano perché AARO possa considerare la collezione irripetibile. Non dimostrano però che ogni documento sia autentico, originale o accurato. Un archivio conserva anche errori, duplicati, interpretazioni superate, falsi e testimonianze impossibili da verificare. La sua forza non è la certezza di ciascun foglio, ma la possibilità di ricostruire provenienze, confrontare versioni e individuare collegamenti dimenticati.

Archivista consulta una vasta raccolta storica di fascicoli e fotografie UFO
Ricostruzione editoriale di un archivio storico privato; persona e materiali sono generici. Immagine originale ADB/OpenAI.

Perché proprio prima del 1990

La soglia temporale non appare casuale. Prima della diffusione di internet, fotografie, lettere e registrazioni circolavano lentamente e spesso restavano in collezioni locali. Le organizzazioni civili ricevevano testimonianze che potevano non raggiungere mai un ente federale. Quando un progetto ufficiale terminava, i ricercatori continuavano a raccogliere materiale, acquistavano archivi personali e salvavano documenti destinati alla dispersione.

Il formato analogico rende oggi quel patrimonio fragile: carta acida, negativi, diapositive, nastri magnetici, pellicole e microfilm possono deteriorarsi. Digitalizzare non significa soltanto fotografare una pagina. Occorrono metadati, identificazione del fondo, datazione, descrizione del supporto, relazioni fra copie e originali e registrazione di ogni intervento. Senza questa struttura, centomila scansioni diventano una discarica digitale difficile da interrogare.

AARO deve inoltre produrre una ricostruzione dell’impegno governativo sugli UAP a partire dal 1945. Il primo volume storico pubblicato nel 2024 dichiarava di avere esaminato programmi ufficiali, archivi classificati e non classificati e circa trenta interviste. L’accesso ai fondi civili può colmare lacune, ma può anche mostrare ciò che le istituzioni dissero ai cittadini, ciò che i cittadini credettero e come le due narrazioni si influenzarono reciprocamente.

Il paradosso della memoria perduta

Per decenni la questione UFO è stata trattata a fasi alterne: emergenza militare, problema di identificazione, tema imbarazzante, curiosità popolare. Questa discontinuità ha prodotto archivi frammentati tra servizi, basi, uffici, biblioteche presidenziali e collezioni personali. Documenti pubblici furono declassificati senza essere indicizzati bene; copie finirono negli scantinati dei ricercatori mentre gli originali venivano trasferiti, distrutti secondo procedure ordinarie o semplicemente dimenticati.

Il risultato è una situazione singolare: lo Stato incaricato di scrivere la propria storia deve pagare per consultare copie e materiali che altri hanno conservato. Non è necessariamente uno scandalo. Archivi privati e istituzioni pubbliche collaborano normalmente. Diventa però una domanda politica quando l’oggetto della ricerca riguarda trasparenza, segretezza e fiducia: quali documenti mancano alle agenzie, perché mancano e chi controllerà la selezione?

L’immagine dell’archivista tra scatole e pellicole non è decorativa. Rappresenta la parte meno spettacolare, ma più concreta, dell’indagine UAP: stabilire da chi proviene un fascicolo, quando fu creato, quali copie esistono e che cosa venne aggiunto dopo. Prima di cercare una tecnologia impossibile bisogna ricostruire la biografia del documento.

Il confronto con l’Archivio Nazionale

Nel frattempo, i National Archives hanno istituito il Record Group 615, la raccolta federale dedicata agli UAP prevista dalla legge di bilancio della Difesa per il 2024. Le agenzie devono identificare, preparare e trasferire i documenti divulgabili, che vengono progressivamente inseriti nel catalogo pubblico. Questo percorso riguarda record governativi e segue regole archivistiche federali.

Il patrimonio del centro del New Mexico è diverso. Include materiali civili, fondi personali, giornali, corrispondenza, registrazioni e copie di documenti ufficiali conservate fuori dai circuiti federali. Le due raccolte possono sovrapporsi, ma non sono intercambiabili. Il valore maggiore potrebbe emergere proprio dal confronto: una copia privata può rivelare una pagina assente, una data, un allegato o il contesto con cui un documento fu ricevuto.

Esiste anche il rischio opposto. Se AARO usa dati proprietari senza pubblicare criteri e riferimenti, il risultato potrebbe essere impossibile da replicare. Il governo avrebbe accesso a una base privata che il cittadino non può consultare integralmente. Perché l’operazione aumenti davvero la trasparenza, la provenienza delle evidenze e le regole di valutazione dovrebbero essere descritte con precisione nei futuri rapporti.

Che cosa può cercare davvero AARO

Un archivio di queste dimensioni permette analisi che il singolo fascicolo non consente. Si possono cercare ricorrenze geografiche e temporali, confrontare descrizioni con lanci, esercitazioni, rotte, fenomeni astronomici e sviluppo di tecnologie aeronautiche. Si possono individuare ondate di segnalazioni generate dalla stampa o da un evento pubblico e separarle, almeno in parte, da serie indipendenti.

La digitalizzazione consente inoltre di riconoscere duplicati e genealogie. Molti “nuovi” documenti UFO sono copie di copie, talvolta ritagliate o prive dell’allegato che ne spiegava il contesto. Un sistema ben catalogato può risalire alla versione più antica e mostrare quando un dettaglio sensazionale comparve nella storia. Questa funzione è utile sia per confermare un caso sia per smontarlo.

Non sappiamo quali strumenti analitici AARO applicherà, quali collezioni saranno prioritarie né quanto materiale sarà effettivamente digitalizzato. DefenseScoop riferisce che l’abbonamento dovrebbe offrire dati, metadati e prodotti analitici, non lavoro di consulenza. Ogni previsione su algoritmi segreti, intelligenza artificiale o ricerca di “firme non umane” va quindi trattata come speculazione.

Laboratorio digitalizza fotografie e fascicoli UFO analogici
Ricostruzione editoriale del lavoro di conservazione e digitalizzazione. Immagine originale ADB/OpenAI.

Una questione di accesso e indipendenza

Una procedura a fonte unica può essere giustificata quando un soggetto possiede un bene non replicabile. Un archivio storico è, per definizione, legato alla propria provenienza. Tuttavia l’assenza di concorrenza richiede trasparenza su requisiti, costi e risultati. La cifra non divulgata impedisce per ora di valutare la proporzione tra spesa, quantità di materiale accessibile e benefici pubblici.

Serve anche un confine chiaro tra il lavoro del centro e la valutazione governativa. Chi conserva i documenti può avere interpretazioni personali sul fenomeno; AARO deve poterle distinguere dai dati grezzi. Allo stesso modo, il governo non dovrebbe selezionare soltanto ciò che conferma le sue precedenti conclusioni. Un buon accordo deve proteggere gli originali, documentare ogni trasformazione e mantenere tracciabile il disaccordo.

Il centro dichiara di voler offrire accesso pubblico e di lavorare per finanziare servizi digitali. Questo obiettivo è compatibile con la ricerca, ma non equivale ancora a un catalogo integralmente aperto. Il contratto potrebbe accelerare la digitalizzazione oppure creare due livelli di accesso, uno governativo e uno limitato. Il testo pubblico disponibile non permette di sapere quale scenario prevarrà.

Fatti, dichiarazioni, ipotesi e speculazioni

Fatto documentato: il governo ha pubblicato un avviso per ottenere, tramite fonte unica, un abbonamento ai materiali digitali del National UFO Historical Records Center, con particolare attenzione ai record precedenti al 1990.

Dichiarazione governativa riportata: nessun’altra organizzazione avrebbe la stessa combinazione di profondità storica, volume di record unici e competenza specialistica. È la motivazione dell’acquisto, non una certificazione indipendente di ogni contenuto.

Dichiarazione del centro: la raccolta è la più grande collezione statunitense di documenti UFO ed è destinata alla conservazione, alla ricerca e all’educazione. L’esatta consistenza deve essere verificata attraverso inventari e cataloghi.

Ipotesi ragionevole: i fondi civili possono aiutare AARO a ritrovare contesto e documenti governativi non indicizzati o non più presenti negli archivi delle agenzie.

Speculazione: che il contratto serva a localizzare prove di veicoli extraterrestri o programmi segreti. L’avviso parla di accesso storico e analitico; non dichiara alcuna scoperta di tecnologia non umana.

La vera anomalia è ciò che sopravvive

Questa storia non contiene un oggetto che accelera nel cielo. Contiene qualcosa di più lento e forse più importante: il modo in cui una società conserva le proprie domande. Una fotografia sfocata può essere inutile isolatamente, ma la busta originale, la lettera del testimone, il timbro postale, il negativo e le note del ricercatore possono trasformarla in un evento databile e verificabile.

AARO non sta comprando la verità sugli UFO. Sta cercando una chiave per entrare in stanze documentarie che il governo non controlla. La qualità dell’operazione dipenderà da ciò che accadrà dopo: cataloghi pubblici, riferimenti verificabili, confronto con i fondi federali e distinzione tra documento, racconto e interpretazione.

Il contratto senza prezzo rende visibile un problema che precede ogni teoria: non si può spiegare il passato se non si sa dove sono finite le prove. E talvolta il mistero non sopravvive perché qualcuno lo ha nascosto, ma perché un archivista civile ha salvato la scatola che tutti gli altri stavano per buttare.

Documenti e fonti