Un fascicolo FOIA documenta quaranta esperti riuniti da AARO, un incontro al Pentagono con l’Uruguay e diciannove pagine interamente oscurate.
Diciannove pagine non mostrano nulla. Non perché siano vuote, ma perché il Pentagono le ha trattenute integralmente. Attorno a quel buio amministrativo, altre settanta pagine raccontano però una storia concreta: nell’agosto 2025 AARO riunì scienziati, archivisti, specialisti di intelligenza artificiale e ricercatori civili per trasformare migliaia di testimonianze UAP incompatibili fra loro in dati confrontabili. E, il giorno prima, aprì un canale diretto con l’Uruguay.
Il fascicolo è identificato come FOIA 26-F-1773. La risposta ufficiale porta la data del 14 settembre 2026 ed è stata pubblicata da The Black Vault il 25 settembre. AARO dichiara di aver individuato 89 pagine pertinenti alla richiesta: 19 sono state negate per intero, mentre porzioni delle altre 70 risultano oscurate. Non è una “declassificazione sugli alieni”. È il retroscena documentale di un workshop governativo dedicato alla materia più fragile dell’intero fenomeno UAP: i racconti.
Un incontro privato, non segreto
Il workshop si svolse il 5 e 6 agosto 2025 nella sede di Associated Universities Inc. a Vienna, in Virginia. La sua esistenza non era segreta: alcune organizzazioni avevano già reso nota la partecipazione e nel febbraio 2026 AARO pubblicò il rapporto 2025 UAP Workshop: Narrative Data, Infrastructures, and Analysis. Il nuovo fascicolo FOIA aggiunge l’agenda di lavoro, nomi e affiliazioni di vari relatori, corrispondenza organizzativa e il progetto di collaborazione con una commissione straniera.
I partecipanti furono 40, provenienti da governo, università e gruppi indipendenti. L’invito iniziale prevedeva un gruppo più piccolo, fra 25 e 30 persone, selezionate per competenze in intelligenza artificiale, UAP, scienze fisiche e naturali, archivi, metodi analitici, infrastrutture digitali e scienze sociali. Il programma definitivo mostra una composizione insolita: fisici e ingegneri accanto a bibliotecari, studiosi dell’informazione, operatori di database civili e specialisti del comportamento.
Fra gli interventi figuravano il direttore AARO Jon Kosloski, Robert Powell della Scientific Coalition for UAP Studies, Laura Domine del Center for Astrophysics di Harvard e ricercatori collegati a università, RAND Corporation, National UFO Reporting Center e Society for UAP Studies. L’agenda prevedeva gruppi di lavoro sull’integrazione delle fonti, un panel sulle opportunità e i rischi dell’AI, sessioni lampo e un “hackathon” dedicato a ripulire, organizzare e collegare i dati.
Il vero problema: racconti che non parlano la stessa lingua
Un radar produce coordinate, tempi e parametri strumentali. Una testimonianza produce parole: “luce”, “sfera”, “disco”, “movimento impossibile”. Questi termini possono indicare esperienze diverse, oppure descrivere lo stesso fenomeno con vocabolari incompatibili. I rapporti militari, le schede civili, gli archivi storici e i post sui social usano formati, nomenclature e livelli di verifica differenti. Spesso mancano ora esatta, direzione, condizioni meteorologiche, dati del sensore o provenienza del file.
Il rapporto ufficiale considera quindi la standardizzazione un prerequisito. Servono metadati comuni, tracciabilità delle modifiche, conservazione degli originali e collegamenti fra database. Il punto non è accumulare più segnalazioni, ma sapere quali possano essere confrontate. Centomila racconti privi di coordinate verificabili non diventano automaticamente una prova più forte di dieci osservazioni ben calibrate.
L’intelligenza artificiale entra qui come strumento di ricerca, non come oracolo. Può riconoscere sinonimi, estrarre date e luoghi, raggruppare descrizioni e segnalare ricorrenze. Può anche amplificare errori, confondere il linguaggio giornalistico con quello del testimone o trasformare pregiudizi presenti nei dati in false regolarità. Per questo il workshop raccomanda un modello con supervisione umana, documentazione delle procedure e possibilità di risalire sempre alla fonte.
Il 4 agosto: l’Uruguay entra al Pentagono
La parte più nuova del fascicolo riguarda il giorno precedente al workshop. Le email mostrano che AARO invitò rappresentanti di CRIDOVNI, la commissione dell’Aeronautica uruguaiana incaricata di ricevere e investigare denunce di oggetti volanti non identificati, a un incontro separato al Pentagono. I nomi dei visitatori sono oscurati per ragioni di privacy.
Il programma del 4 agosto era preciso: trenta minuti per una presentazione della missione CRIDOVNI, trenta per AARO e un’ora per discutere i briefing e una futura collaborazione. Seguivano un pranzo e una visita privata al Pentagono. AARO chiese informazioni sul processo investigativo uruguaiano, sugli strumenti analitici, sui casi con pochi dati tecnici, sulle segnalazioni più interessanti dell’archivio e sui rapporti della commissione con l’Aeronautica e con partner scientifici.
La corrispondenza documenta inoltre l’interesse statunitense per una partecipazione sudamericana più ampia. Un funzionario spiegò che non risultavano altri ospiti registrati dal continente, citò un invito inoltrato a un contatto cileno e domandò agli uruguaiani riferimenti di ulteriori organizzazioni. In quel momento AARO dichiarava di voler organizzare un secondo workshop sui dati all’inizio del 2026.
Che cosa nascondono le diciannove pagine?
La risposta più corretta è: non lo sappiamo. L’esenzione FOIA indicata è la (b)(5), applicata a comunicazioni interne o interagenzia di natura deliberativa, contenenti valutazioni, opinioni e raccomandazioni. Altre parti sono oscurate ai sensi della (b)(6), che tutela la privacy personale.
È legittimo domandarsi quali proposte, dissensi o valutazioni siano rimasti coperti. Non è legittimo riempire automaticamente quelle pagine con fotografie di veicoli extraterrestri, corpi o programmi segreti. Il fascicolo descrive un incontro sui dati narrativi e sulle infrastrutture necessarie a trattarli; nulla nelle pagine rilasciate dimostra il possesso di tecnologia non umana.
Le omissioni hanno comunque valore investigativo. Impediscono di ricostruire integralmente le deliberazioni, di conoscere tutti i partecipanti e di valutare quali raccomandazioni siano state scartate o adottate. Il pacchetto non chiarisce neppure se il workshop successivo, programmato internamente per l’inizio del 2026, sia effettivamente avvenuto, sia stato rinviato oppure cancellato.
Fatti, inferenze e speculazioni
Fatti documentati. AARO sponsorizzò l’incontro del 5-6 agosto 2025; parteciparono 40 persone; l’agenda comprendeva AI, archivi e integrazione dei database; il 4 agosto era previsto un incontro al Pentagono con CRIDOVNI; furono discussi metodi, casi e collaborazione futura; 19 delle 89 pagine pertinenti furono trattenute integralmente.
Inferenze ragionevoli. Il governo statunitense considerava i database civili e stranieri abbastanza utili da coinvolgere direttamente i loro responsabili. Cercava inoltre un linguaggio comune e un’infrastruttura capace di confrontare grandi collezioni di segnalazioni. Questo suggerisce un tentativo di professionalizzare l’analisi, non una convalida preventiva dei racconti.
Questioni aperte. Non sappiamo se la cooperazione con l’Uruguay abbia prodotto scambi regolari, se altri paesi sudamericani siano entrati nel progetto, quali risultati abbia dato l’hackathon o se il secondo workshop sia stato convocato.
Speculazioni non supportate. Le pagine oscurate non costituiscono prova di una conferma extraterrestre. Il pranzo, la visita privata e l’attenzione diplomatica attestano il livello dell’interlocuzione, non il contenuto straordinario dei casi discussi.
Il dato più importante non è quello cancellato
È facile fissarsi sulle barre nere. Ma il passaggio più significativo è visibile: per la prima volta un ufficio del Pentagono ha messo allo stesso tavolo fonti militari, archivi civili, studiosi del linguaggio, fisici e specialisti dell’AI, riconoscendo che il problema UAP è anche un problema di qualità, provenienza e compatibilità dei dati.
Il workshop non risolve il mistero. Definisce però le condizioni minime per smettere di confondere una storia ripetuta mille volte con un fatto misurato. Le diciannove pagine mancanti meritano nuove richieste e verifiche; le settanta disponibili mostrano già che la partita si sta spostando dal racconto isolato alla costruzione di un archivio interrogabile. È meno spettacolare di una fotografia segreta. Potrebbe essere molto più importante.
Fonti
- U.S. Department of War/AARO, FOIA 26-F-1773 – Release Package, risposta del 14 settembre 2026.
- AARO, 2025 UAP Workshop: Narrative Data, Infrastructures, and Analysis, febbraio 2026.
- Associated Universities Inc., AARO Releases Report on Unidentified Anomalous Phenomena, 2026.
- John Greenewald, The Black Vault, Behind AARO’s Private UAP Workshop, 25 settembre 2026.