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Categoria: Mistero
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DOSSIER FOTOGRAFICO • VALMALENCO

DSCN6712: il volto nell’orb

Il primo scatto rilevante della notte di Chiesa in Valmalenco

Analisi del JPEG originale • Nikon COOLPIX S2700 • 14 novembre 2015

 

 

La fotografia DSCN6712 apre una sequenza che, nel corso della stessa serata, avrebbe prodotto immagini molto diverse tra loro ma accomunate da un elemento ricorrente: la comparsa di configurazioni simili a volti che nessuno dei presenti ricorda di avere osservato direttamente.

Ci trovavamo a casa dell’allora maresciallo dei Carabinieri Alessandro Di Roio, a Chiesa in Valmalenco. Con Alessandro erano presenti il sottoscritto, Andrea Dal Bon, Maurizio Rucco, la moglie di Alessandro e alcuni dei suoi figli. Andrea, Alessandro e Maurizio rappresentano i tre testimoni principali degli eventi di quella sera.

Dopo cena stavamo semplicemente chiacchierando. Ricordo distintamente uno dei figli di Alessandro arrampicarsi su una sedia, aprire il pensile collocato in alto e prendere quella che sarebbe diventata la sorpresa della serata: una piccola Nikon COOLPIX S2700. Il bambino iniziò a scattare fotografie quasi a casaccio, senza cercare un soggetto particolare e senza che nessuno si aspettasse di trovare qualcosa di insolito.

Da quella serie emersero i primi due scatti rilevanti della notte. Il primo è la DSCN6712.

Il dettaglio in alto a destra

La fotografia mostra una normale scena domestica. Le persone presenti stanno parlando; un bambino con una maglia rossa guarda verso la fotocamera, mentre gli adulti sono raccolti nella stanza. In alto a destra, vicino alla struttura lignea della scala, compare però una piccola regione tondeggiante e luminosa.

All’interno di questa regione si distingue una configurazione facciale sorprendentemente ordinata: fronte alta, occhi scuri e allungati, naso sottile, bocca chiusa e parte inferiore del volto. L’espressione appare seria ma non aggressiva. Nessuno dei presenti ha riconosciuto quel viso come appartenente a un familiare, a un ospite o a una persona conosciuta.

È importante precisare un punto: il volto non coincide con il quadro visibile dietro la scala. Il dipinto è un elemento diverso della scena, situato più in basso e più a sinistra. La configurazione facciale analizzata compare sopra di esso, all’interno di una piccola formazione tondeggiante sovrapposta visivamente alla zona lignea.

La fotografia dimostra che in quella posizione esiste una distribuzione di pixel dall’aspetto antropomorfo. La dichiarazione che nessun volto o oggetto simile fosse visibile nella stanza appartiene invece alla testimonianza delle persone presenti.

Che cosa mostra l’ingrandimento

Nel ritaglio ingrandito si possono individuare diversi elementi che spiegano perché il dettaglio venga percepito come un volto:

Ingrandire l’immagine non aggiunge nuova informazione ottica: i pixel disponibili rimangono gli stessi. Un programma di visualizzazione può però interpolarli, aumentare contrasto e nitidezza percepita e rendere più leggibili rapporti tonali che nell’immagine intera occupano pochi millimetri sullo schermo. Per questo il volto può apparire più chiaro aumentando lo zoom mentre altre zone sembrano sgranarsi. È un effetto possibile della visualizzazione e dell’elaborazione, non una crescita reale della risoluzione.

Resta comunque significativo che l’organizzazione facciale sia già presente nel file originale e non venga creata dal semplice ritaglio.

Esame del JPEG originale

Il file analizzato è DSCN6712.JPG nella versione originale da 4608 × 3456 pixel, non la copia ridotta da 986 × 648 pixel utilizzata in alcune schermate dimostrative.

Dati tecnici

Impronte crittografiche della copia esaminata

Queste impronte non dimostrano che la scena fosse soprannaturale. Identificano esattamente il file esaminato e consentono di verificare che non sia cambiato durante le analisi.

Gli indicatori di provenienza

La DSCN6712 conserva una struttura EXIF ampia e coerente con la Nikon COOLPIX S2700: modello della fotocamera, firmware, data originale, parametri di esposizione, MakerNotes Nikon, miniatura incorporata e informazioni sulla messa a fuoco.

I campi “File Source” e “Scene Type” indicano rispettivamente “Digital Camera” e “Directly photographed”; “Custom Rendered” risulta “Normal”. Non compaiono riferimenti a Photoshop, GIMP o ad altri editor grafici esterni.

Questi elementi costituiscono forti indicatori di provenienza dalla fotocamera, ma richiedono una formulazione rigorosa: un singolo JPEG non può dimostrare in assoluto di non essere mai stato rielaborato. Per una certificazione piena servirebbero la scheda di memoria originale, una catena di custodia documentata e un confronto con altri file consecutivi prodotti dallo stesso dispositivo.

La DSCN6712 presenta metadati e caratteristiche compatibili con un JPEG generato dalla Nikon COOLPIX S2700 e, negli esami effettuati, non mostra evidenze positive di un fotomontaggio localizzato nella regione del volto.

FotoForensics e analisi ELA

 

La fotografia è stata esaminata anche con FotoForensics. L’analisi dei metadati ha riconosciuto la Nikon COOLPIX S2700, le dimensioni originali da 4608 × 3456 pixel e i principali parametri di scatto. La lettura delle tabelle di quantizzazione ha indicato un’ultima codifica JPEG di qualità elevata, coerente con il file analizzato.

L’Error Level Analysis, o ELA, evidenzia le differenze prodotte ricomprimendo un JPEG. Nel risultato relativo alla DSCN6712 emergono principalmente bordi, riflessi, superfici lignee, tessuti e zone ad alto contrasto. La regione del volto non appare racchiusa in un rettangolo, non presenta un bordo netto di selezione e non si comporta come un elemento semplicemente incollato sopra l’immagine.

L’ELA non permette però di identificare ciò che era fisicamente presente nella stanza. Inoltre non è un “rivelatore automatico di falsi”: illuminazione, trame, rumore, nitidezza e ricompressioni possono modificare il risultato. L’assenza di una discontinuità evidente significa soltanto che non è stata trovata una firma positiva e macroscopica di compositing locale.

Le spiegazioni fotografiche da considerare

Pareidolia

Il cervello umano riconosce volti anche in configurazioni incomplete. La posizione simmetrica delle zone scure e la presenza di linee compatibili con naso e bocca possono trasformare riflessi, venature del legno, ombre e rumore in un volto percepito. La pareidolia è quindi un’ipotesi possibile.

Questo termine non significa che i dettagli non esistano: significa che resta da stabilire se siano stati prodotti da un volto oppure organizzati come volto dalla percezione.

Riflesso del flash e particella vicina

La forma tondeggiante potrebbe essere collegata alla riflessione del flash su polvere, umidità o una particella vicina all’obiettivo. Questo fenomeno produce comunemente gli oggetti fotografici chiamati “orb”. Tuttavia il dettaglio della DSCN6712 non è un semplice disco uniforme: contiene variazioni tonali interne organizzate in maniera facciale. Ciò rende l’immagine più interessante, ma non elimina automaticamente l’ipotesi ottica.

Elementi reali della stanza sovrapposti prospetticamente

L’inquadratura comprime sullo stesso piano parete, struttura della scala, riflessi e oggetti collocati a distanze diverse. Una sovrapposizione casuale potrebbe aver generato l’ovale e i suoi chiaroscuri. Il quadro dietro la scala, però, non coincide con la posizione del volto e non può essere indicato come spiegazione diretta.

Un volto sconosciuto

Nessuno dei presenti ha riconosciuto quella fisionomia. Non è possibile confrontarla in modo affidabile con una persona reale, attribuirle un’etnia o identificarne la provenienza. La risoluzione disponibile nella piccola regione non contiene dettagli biometrici sufficienti.

L’associazione con un “umanoide nordico” nasce dall’impressione prodotta dalla fronte alta, dal volto allungato, dagli occhi marcati e dall’espressione composta. È un’associazione iconografica, non una classificazione biologica.

Il richiamo al mondo norreno può essere sviluppato sul piano simbolico: nelle tradizioni nordiche esistono figure che attraversano i confini fra mondi, accompagnano, proteggono o trasmettono messaggi. Questo parallelismo può aiutare a interpretare narrativamente la forma rassicurante assunta dal volto, ma non dimostra che l’entità — ammesso che tale fosse — avesse origine scandinava, extraterrestre o multidimensionale.

La fotocamera come mezzo di comunicazione

L’ipotesi più radicale emersa durante la ricerca è che una presenza non direttamente visibile abbia utilizzato il sistema fotografico come mezzo per imprimere un’immagine comprensibile. In questa lettura, la fotocamera non avrebbe semplicemente registrato un oggetto materiale: avrebbe trasformato un’interferenza luminosa o energetica in una configurazione antropomorfa.

Il volto umanoide potrebbe rappresentare una forma scelta per non spaventare l’osservatore, una specie di interfaccia visiva capace di rendere riconoscibile qualcosa che, nella sua natura originaria, non possiede necessariamente un aspetto umano.

Dal punto di vista scientifico questa ipotesi non è ancora verificabile attraverso la DSCN6712. Il file non registra “frequenze vibrazionali”, dimensioni ulteriori o intenzionalità. Registra intensità luminose e colori trasformati in dati digitali. Per parlare di comunicazione servirebbero ripetizioni controllate, simboli coerenti, risposte a stimoli prestabiliti o la stessa configurazione ripresa simultaneamente da sensori indipendenti.

La possibile intenzionalità deriva quindi dal contesto e, soprattutto, dalla successione delle immagini della stessa serata: il volto nell’orb della DSCN6712, la figura bianca della DSCN6735 e le anomalie apparse più tardi durante la camminata a Vassalini.

Cosa è documentato e cosa rimane ipotetico

Dati documentati

Testimonianza

Ipotesi aperte

Conclusione provvisoria

La DSCN6712 contiene realmente una piccola regione tondeggiante nella quale è riconoscibile una configurazione simile a un volto. Il particolare non corrisponde al quadro dietro la scala e nessuno dei presenti ha identificato quella fisionomia.

Il JPEG conserva forti indicatori di provenienza dalla Nikon COOLPIX S2700 e non mostra evidenze positive di un fotomontaggio localizzato. Questo non prova la presenza di un’entità, ma rende corretto studiare l’anomalia a partire dall’originale e non liquidarla sulla base di un elemento della stanza collocato altrove.

Il dato più rigoroso è che un volto percettivamente riconoscibile, sconosciuto ai presenti, appare in un JPEG coerente con la fotocamera utilizzata quella sera. La sua origine rimane indeterminata.

Nel secondo articolo della sequenza analizzeremo la DSCN6735: nove minuti più tardi, nella stessa casa e con la stessa fotocamera, una figura bianca appare fra due cappotti, in uno spazio che Andrea Dal Bon ricorda occupato soltanto da una gruccia vuota.

Fonti e strumenti consultati