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Categoria: Mistero
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Valmalenco, il rapporto dimenticato

Valmalenco, il rapporto dimenticato: due fotocamere ricostruiscono l’avvistamento del sette agosto duemiladodici

Per anni il caso è rimasto disperso tra testimonianze locali, articoli di cronaca e documenti difficili da collegare tra loro. Oggi, però, una serie di elementi permette di ricostruire quella serata con maggiore precisione: un rapporto ufficiale, una testimonianza riportata in un volume basato su documenti pubblici e due sequenze fotografiche realizzate con fotocamere differenti.

L’evento si verificò il sette agosto duemiladodici, nella zona di Chiesa in Valmalenco. L’oggetto fu osservato da più persone e seguito per circa quindici o venti minuti lungo un percorso preciso: da Chiesa si mosse lentamente verso Vassalini, proseguì in direzione di Lanzada, venne osservato anche nei pressi del rifugio Cristina e infine tornò verso Lanzada, dove scomparve.

Non si trattò quindi di una luce osservata per pochi istanti da un unico testimone, ma di un fenomeno seguito da più persone e in più punti della valle.

Il documento pubblico

Il caso è riportato nel volume “UFO. I dossier italiani”, di Lao Petrilli e Vincenzo Sinapi, un’inchiesta basata su documenti resi pubblici relativi alle segnalazioni raccolte dall’Aeronautica militare e dalle forze dell’ordine.

Nel libro viene ricordato anche il coinvolgimento del comandante della stazione dei Carabinieri di Chiesa in Valmalenco, che non si limitò a raccogliere le dichiarazioni di altri cittadini: egli stesso assistette all’evento insieme ai propri figli e redasse una relazione sull’accaduto.

La stampa riportò la descrizione di un oggetto luminoso, definito dai testimoni come una possibile sfera o un disco, caratterizzato da una luce arancione soffusa e da un movimento lento, ondeggiante e apparentemente autonomo. Le fonti giornalistiche collegarono inoltre il caso a una quota stimata di circa cinquecento metri e a dimensioni considerevoli.

La testimonianza riportata nel libro

Nel volume la testimonianza descrive una luce arancione, silenziosa e in movimento lento, osservata da più persone nella zona di Chiesa in Valmalenco.

Secondo la ricostruzione riportata, l’oggetto si mosse dalla zona di Chiesa verso Vassalini, proseguì in direzione di Lanzada e fu successivamente visto anche presso il rifugio Cristina. Dopo essere rimasto visibile per diversi minuti, tornò verso Lanzada e scomparve.

Il comportamento apparente non venne associato a quello di un normale aereo. La luce sembrava procedere lentamente, con un movimento ondeggiante, senza rumore percepibile e senza una traiettoria rettilinea costante. La descrizione pubblicata nelle fonti dell’epoca parla di una sorgente che sembrava “fluttuare come un palloncino al vento”, ma che procedeva con una direzione propria.

Il rapporto attribuito al comandante dei Carabinieri è particolarmente importante perché inserisce l’evento all’interno di una documentazione ufficiale e non soltanto nel circuito delle testimonianze ufologiche.

Il riscontro fotografico

La documentazione fotografica comprende due sequenze realizzate con fotocamere differenti.

La prima appartiene a una Canon EOS 400D Digital. I metadati conservati nel file indicano il sette agosto duemiladodici, alle ventidue e quindici e uno, con esposizione di zero virgola sei secondi, apertura f/4, ISO cento, focale diciotto millimetri e flash disattivato.

La seconda sequenza appartiene a una Olympus VG-120/D705. I metadati riportano il sette agosto duemiladodici, alle ventidue e trenta e cinquantuno, con esposizione di zero virgola sei secondi, apertura f/4, ISO cento, focale diciotto millimetri e flash disattivato.

Le due serie devono essere mantenute separate: furono realizzate con due strumenti diversi e in momenti differenti della stessa serata.

La sequenza Canon

Prima fotografia della sequenza Canon del fenomeno luminoso

Seconda fotografia della sequenza Canon

Terza fotografia della sequenza Canon

Quarta fotografia della sequenza Canon

Quinta fotografia della sequenza Canon

Nella sequenza Canon la sorgente luminosa appare in più fotogrammi consecutivi. La sua posizione apparente cambia rispetto agli edifici e agli elementi fissi dell’ambiente.

Nei primi scatti la luce è più evidente e relativamente compatta. Successivamente sembra trovarsi più in alto o apparire più distante, mentre negli ultimi fotogrammi diventa più piccola e meno definita.

Il tempo di esposizione di zero virgola sei secondi spiega le scie dei lampioni e può modificare la forma apparente della sorgente. Tuttavia, non è sufficiente a spiegare automaticamente la presenza della luce in più fotogrammi e la variazione della sua posizione rispetto allo sfondo.

La sequenza Olympus

Prima fotografia della sequenza Olympus

Seconda fotografia della sequenza Olympus

Terza fotografia della sequenza Olympus

Quarta fotografia della sequenza Olympus

La seconda serie è stata realizzata circa quindici minuti dopo quella Canon. Nei primi fotogrammi la luce appare come un punto arancione ben visibile nella parte alta del cielo. Negli ultimi scatti diventa più debole e mostra una traccia curva o allungata.

Anche in questo caso il tempo di esposizione può aver prodotto deformazioni e scie. La sorgente, però, compare in più immagini consecutive e non può essere liquidata automaticamente come un difetto isolato di un singolo file.

Due fotocamere, due momenti della stessa serata

La Canon documenta una luce alle ventidue e quindici. La Olympus la documenta nuovamente alle ventidue e trenta.

Questo non dimostra da solo che le due sequenze abbiano ripreso esattamente lo stesso oggetto. Per stabilirlo con certezza servirebbero le coordinate precise delle fotocamere, l’orientamento rispetto ai punti cardinali, la distanza angolare dalla sorgente e una sincronizzazione completa degli orari.

Il dato rimane comunque significativo: nella stessa serata, nella stessa area geografica e a distanza di circa un quarto d’ora, due fotocamere diverse registrarono una sorgente luminosa anomala.

Gli effetti dell’esposizione

L’analisi fotografica richiede prudenza. Entrambe le macchine utilizzavano un tempo di esposizione relativamente lungo per una scena notturna. Questo può produrre scie attorno ai punti luminosi, deformazioni dovute al movimento della fotocamera, allungamenti orizzontali o diagonali e perdita dei dettagli della sorgente sovraesposta.

Per questo motivo la forma apparente della luce non può essere utilizzata per dimostrare con certezza che si trattasse di una sfera, di un disco o di un oggetto strutturato.

Le immagini, tuttavia, documentano una sorgente reale ripresa in una precisa finestra temporale. Il problema non è stabilire se nelle fotografie compaia qualcosa, ma determinare che cosa fosse quel fenomeno e se le due sequenze si riferiscano allo stesso oggetto.

Conclusione

Il caso del sette agosto duemiladodici presenta una convergenza insolita tra una testimonianza collettiva, una relazione attribuita a un comandante dei Carabinieri, documenti pubblici riportati nel libro “UFO. I dossier italiani” e due sequenze fotografiche realizzate con fotocamere differenti.

La fotografia non dimostra l’origine dell’oggetto. Dimostra però che una sorgente luminosa fu osservata e registrata in una precisa finestra temporale, mentre la relazione ne ricostruisce il percorso attraverso diversi punti della valle.

La classificazione più corretta è quindi quella di un fenomeno aereo luminoso non identificato, osservato da più testimoni, seguito lungo una traiettoria locale e documentato fotograficamente in due momenti distinti della stessa serata.

Il valore del caso non risiede soltanto nella luce ripresa, ma nella possibilità di collegare oggi un documento pubblico, una testimonianza ufficiale e una documentazione fotografica conservata negli archivi dei testimoni.

Fonti