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Categoria: Mistero
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Centoquarantuno solidi romani, diciassette coniati a Nicomedia e nessun evento capace di spiegare con certezza il seppellimento: il nuovo studio del tesoro di Holzthum separa gli indizi dalle leggende.

Trentotto monete d’oro affiorano in un campo del Lussemburgo. Chi le trova non continua a scavare: avverte gli archeologi. Da quella scelta, compiuta nel settembre 2019, nasce un’indagine durata quattro anni e conclusa con 141 solidi tardo-romani, le fondazioni di un piccolo fortino e una domanda ancora aperta: perché una fortuna imperiale fu nascosta a Holzthum intorno al 395 e mai recuperata?

Il primo studio numismatico dettagliato del deposito, pubblicato da David Wigg-Wolf, David Weis e Lynn Stoffel e rilanciato nel settembre 2026, aggiunge un indizio inatteso. Diciassette monete furono coniate a Nicomedia, nell’odierna Turchia, fra il 364 e il 367. In nessun altro tesoro regionale confrontabile compare una concentrazione orientale simile. Il dato è documentato; il viaggio preciso dell’oro e l’identità del proprietario, invece, restano ipotesi.

Un tesoro emerso dall’aratro

Il sito si chiama Um Rank e si trova presso Holzthum, nel comune di Parc Hosingen. Secondo la scheda del progetto Coin Hoards of the Roman Empire dell’Università di Oxford, i primi solidi furono individuati nel settembre 2019 da cercatori dilettanti che stavano ricognendo il terreno. Le monete erano vicine alla superficie, probabilmente disperse dalle lavorazioni agricole. In circa un’ora ne furono localizzate quasi quaranta.

La decisione di fermarsi conservò ciò che il metallo, da solo, non avrebbe potuto raccontare: la relazione fra gli oggetti e il luogo. L’Institut national de recherches archéologiques del Lussemburgo condusse campagne dal 2020 al 2024. Gli scavi dovettero procedere insieme agli artificieri dell’esercito, perché il terreno conservava munizioni della battaglia delle Ardenne. Sotto le cicatrici del Novecento emerse una struttura fortificata tardo-romana, identificata come burgus, con fossati e fondazioni di una torre.

Ricostruzione editoriale di archeologi che recuperano solidi romani presso un fortino tardo-antico
Il deposito fu recuperato con scavi controllati tra il 2020 e il 2024, in un’area disturbata dall’agricoltura e da ordigni della Seconda guerra mondiale. Ricostruzione editoriale originale per ADB.

Che cosa dicono davvero le 141 monete

Il nucleo comprende 139 solidi regolari e due frammenti di monete placcate. Le emissioni coprono gli ultimi decenni del IV secolo: dalla casa di Valentiniano I a Teodosio I, con esemplari di Graziano, Valentiniano II, Arcadio, Onorio e dell’usurpatore Eugenio. Le zecche rappresentate attraversano l’impero, da Treviri e Milano fino a Costantinopoli, Antiochia, Nicomedia e Sirmio.

La data più antica possibile per il seppellimento è fornita dalle monete più recenti. Due solidi di Onorio furono battuti a Sirmio nel 394-395; un altro esemplare di Milano appartiene a un tipo prodotto fra il 394 e il 402. Gli autori propongono una chiusura intorno al 395 o poco dopo, ma il margine cronologico va rispettato: una tipologia coniata per più anni non permette di indicare il giorno o neppure l’anno esatto in cui il deposito fu nascosto.

Anche il numero 141 non è necessariamente quello originario. Aratura, combattimenti del 1944-45 e dispersione superficiale possono aver spostato o sottratto pezzi prima dell’indagine. È quindi corretto parlare di 141 monete recuperate, non di un contenitore sicuramente composto da 141 unità.

La pista orientale

Il dettaglio più anomalo riguarda Nicomedia, importante zecca sul mar di Marmara. Diciassette solidi, pari al 12,2 per cento delle 139 monete regolari inserite nella tabella distributiva dello studio, furono prodotti lì fra il 364 e il 367. Il database di Oxford non offre, nell’area comparata fra Benelux e Germania occidentale, un parallelo con una presenza nicomediense altrettanto forte.

La spiegazione proposta parte da Valentiniano I. Proclamato Augusto ad Ancyra, l’attuale Ankara, nel 364, l’imperatore si spostò verso l’Italia e poi in Gallia. L’oro orientale potrebbe avere viaggiato con la corte, l’amministrazione o reparti militari. Altri solidi di Costantinopoli e Sirmio potrebbero essere arrivati in Occidente attraverso movimenti successivi, compresi quelli seguiti alla sconfitta di Eugenio da parte di Teodosio I nella battaglia del Frigido del 394.

È una ricostruzione coerente, non una rotta dimostrata moneta per moneta. Il marchio di zecca indica dove un solidus fu prodotto, non registra chi lo trasportò. Le monete potevano passare da paghe militari, casse fiscali, donativi imperiali e transazioni private. L’insieme mostra che denaro coniato a migliaia di chilometri arrivò a Holzthum; non prova che appartenesse allo stesso reparto partito dall’Anatolia.

Ricostruzione editoriale di solidi tardo-romani esaminati in un laboratorio di conservazione
Diciassette solidi di Nicomedia costituiscono la firma più insolita del deposito. La provenienza della zecca è certa; l’itinerario seguito dall’oro resta ipotetico. Ricostruzione editoriale originale per ADB.

Oro autentico, imitazioni e una moneta scura

Il tesoro non è un blocco uniforme. Gli studiosi hanno identificato due frammenti placcati del tipo RESTITVTOR REIPVBLICAE. Uno appare un’imitazione antica sulla base dello stile del ritratto. Un altro presenta una superficie scura che potrebbe indicare una quantità rilevante di argento o stagno. Senza analisi metallurgica, però, la composizione non può essere stabilita con certezza.

Un ulteriore solidus mostra sul bordo una possibile struttura formata da due strati uniti. Gli autori intendono verificare se dipenda dal metodo di fabbricazione o da un danno successivo. Questi oggetti marginali sono preziosi per l’indagine: rivelano che anche in una riserva di alto valore potevano entrare imitazioni o pezzi anomali, e permettono di studiare controlli, frodi e circolazione monetaria oltre l’immagine perfetta del “tesoro d’oro”.

Una paga militare?

La presenza del burgus rende naturale pensare all’esercito. I solidi erano monete di grande valore, adatte a pagamenti importanti, donativi e trasferimenti ufficiali. Una somma simile poteva appartenere a un ufficiale, rappresentare una cassa di reparto o costituire denaro destinato a gruppi alleati. Il buon stato di molti esemplari suggerisce che una parte dell’oro abbia circolato poco.

Ma il contesto archeologico non consente ancora di scegliere fra queste possibilità. Le monete furono disperse nello strato arato e il contenitore originario non è stato identificato con sicurezza. Mancano un’iscrizione, un inventario o un’associazione chiusa capace di indicare proprietario e funzione. Il fortino rende plausibile una connessione militare; non la trasforma in certezza.

Perché fu sepolto?

La tentazione è collegare ogni tesoro a un’invasione o a una battaglia. Qui il calendario non offre una soluzione così semplice. Gli autori non individuano un singolo evento bellico o politico che spieghi con sicurezza il nascondiglio. Il 395 fu comunque un momento di passaggio: Teodosio I morì in gennaio e l’impero venne governato dai figli Arcadio e Onorio, mentre le reti militari e fiscali continuavano a muovere uomini e denaro.

Un proprietario può avere nascosto l’oro durante un pericolo locale mai registrato; può essere morto prima di recuperarlo; può aver perso l’accesso al sito; oppure il deposito potrebbe essere stato abbandonato durante la dismissione della struttura. Sono scenari compatibili con i dati, ma nessuno possiede oggi una prova esclusiva.

Anche l’idea di un tesoro “dimenticato” va trattata con cautela. Noi vediamo soltanto il risultato finale. Non sappiamo se qualcuno tentò di tornare, se il paesaggio cambiò, se un segnale di riferimento scomparve o se le monete furono già parzialmente recuperate in antico. L’assenza del proprietario non lascia una testimonianza.

Fatti, ipotesi e speculazioni

Fatti documentati: a Um Rank sono stati recuperati 141 solidi e frammenti; il sito comprende un fortino tardo-romano; 17 monete regolari provengono da Nicomedia; le emissioni più tarde collocano la chiusura intorno al 395 o poco dopo; alcune monete sono placcate o strutturalmente anomale.

Ipotesi sostenute dagli indizi: una parte dell’oro orientale può essere giunta con spostamenti imperiali o militari; il deposito può avere avuto una funzione legata al presidio; il proprietario potrebbe avere nascosto la somma in una fase di instabilità.

Speculazioni non dimostrate: attribuire il tesoro a un imperatore, a un generale preciso o a una battaglia determinata; sostenere che tutte le monete percorsero insieme la stessa rotta; identificare le anomalie metalliche come falsi senza le analisi previste.

Il mistero che resta

Il valore economico del ritrovamento è stato stimato in 308.600 euro per il riconoscimento dei diritti previsti dalla legge, ma il valore storico è diverso. Holzthum fotografa un impero ancora capace di spostare oro dall’Anatolia al confine nord-occidentale e, nello stesso tempo, abbastanza fragile da lasciare una fortuna sotto terra.

Le prossime analisi metallurgiche potranno chiarire le monete placcate e il pezzo a strati. Lo studio del fortino potrà affinare la cronologia d’uso del sito. Difficilmente, però, una sola prova rivelerà il nome di chi nascose il deposito. Il tesoro parla con precisione di zecche, imperatori e circolazione; tace sul gesto umano che lo trasformò in mistero.

Fonti