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Categoria: Mistero
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Le prime tombe intatte di Göbekli Tepe suggeriscono che molte ossa sparse siano state trascinate dalla collina, mentre alcuni crani conservano segni di trattamento rituale.

Per trent'anni, 928 frammenti umani hanno alimentato una domanda inquietante: perché ossa di uomini, donne e bambini erano sparse dentro e attorno agli edifici monumentali di Göbekli Tepe? Due sepolture finalmente intatte offrono ora una risposta più concreta. Una parte dei morti potrebbe non essere stata dispersa da un rito misterioso, ma trascinata giù dalla collina insieme alla terra. Il nuovo scenario, tuttavia, non cancella le tracce di manipolazioni intenzionali né il possibile culto dei crani.

Il mistero dentro il riempimento

Göbekli Tepe sorge circa quindici chilometri a nord-est di Şanlıurfa, nella Türkiye sudorientale. Il tell si formò durante circa milleseicento anni, dal Neolitico preceramico A, iniziato attorno al 9600 avanti Cristo, fino alle fasi iniziali e medie del Neolitico preceramico B, concluse verso l'8000 avanti Cristo. Le sue grandi costruzioni ovali e i pilastri calcarei a forma di T hanno trasformato il sito in una delle immagini più celebri della preistoria.

Accanto alle sculture di animali e all'architettura monumentale, gli scavi avviati nel 1995 hanno restituito una presenza meno spettacolare ma più enigmatica: centinaia di frammenti di ossa umane mescolati ai sedimenti. Il catalogo analizzato da Julia Gresky e Lee Clare comprende 928 reperti isolati, provenienti da persone di entrambi i sessi e di tutte le fasce d'età. Quasi ogni regione dello scheletro è rappresentata, ma i frammenti cranici sono sovrabbondanti.

La distribuzione sembrava casuale. Molti resti provenivano dal riempimento degli edifici monumentali, senza una tomba riconoscibile. Da qui nacquero due grandi interpretazioni: deposizioni deliberate di parti anatomiche selezionate, forse legate a riti secondari, oppure ossa provenienti da sepolture poste più in alto e ridistribuite da erosione, piogge, pressione dei depositi e cedimenti del pendio.

Ricostruzione editoriale di una sepoltura sotto il pavimento a Göbekli Tepe
Una possibile sepoltura sotto il pavimento di un edificio domestico nel Neolitico preceramico. Ricostruzione editoriale originale ADB, non immagine dello scavo.

Le prime due tombe intatte

Lo studio pubblicato su PLOS ONE il 22 settembre 2026 descrive le prime due sepolture relativamente integre trovate nel sito. Entrambe appartengono a contesti del Neolitico preceramico B, datati fra circa 8700 e 8000 avanti Cristo, e si trovavano sotto pavimenti o in stretta relazione con edifici rettangolari nella parte sudorientale del tumulo.

La prima era stata individuata nel 2012, ma venne scavata soltanto dieci anni dopo. Conteneva una giovane donna deposta su uno strato di pietre. La seconda emerse nel 2017 durante i lavori per un canale di drenaggio della copertura protettiva. In una fossa a forma di rene, tagliata nel pavimento intonacato di un edificio, erano stati collocati i resti di almeno tre persone: una donna di almeno trentacinque anni, un uomo fra venti e trent'anni e un'adolescente fra undici e quattordici. Alcuni elementi potrebbero appartenere a un quarto individuo.

Non era una sepoltura collettiva lasciata intatta. I crani erano stati raggruppati in un angolo, altre ossa accumulate al centro e alcune ossa lunghe disposte lungo la parete occidentale. È quindi documentata una riorganizzazione dei resti dopo la decomposizione. Questo comportamento rientra nella grande varietà di pratiche mortuarie note nel Neolitico anatolico, dove i morti venivano spesso sepolti dentro l'abitato, sotto i pavimenti o in prossimità delle soglie.

La firma degli agenti naturali

Il passaggio decisivo dell'indagine non riguarda soltanto la posizione delle ossa, ma la tafonomia: lo studio di tutto ciò che accade a un corpo dopo la morte. Sui resti delle tombe intatte gli studiosi hanno riconosciuto depositi calcarei, fratture, rosicchiature di roditori e altre alterazioni paragonabili a quelle osservate sui frammenti dispersi.

Questo confronto cambia il peso delle ipotesi. Se ossa certamente provenienti da una tomba mostrano gli stessi danni dei reperti sciolti, una parte delle modificazioni può essersi prodotta all'interno della sepoltura: cavità accessibili agli animali, pressione del terreno, infiltrazioni e movimenti del suolo. Non occorre attribuire ogni frattura o ogni superficie alterata a un intervento rituale.

Gli autori propongono quindi un percorso plausibile. Nei settori elevati del tell esistevano abitazioni con sepolture sotto i pavimenti. L'accumulo continuo di costruzioni aumentò la pressione sul pendio; piogge intense, erosione e forse eventi sismici favorirono frane o scivolamenti. Terra, oggetti e resti umani vennero trascinati verso le depressioni inferiori, riempiendo progressivamente gli edifici monumentali. Le ossa sparse sarebbero, almeno in parte, ciò che rimane di tombe smontate dal paesaggio.

Ricostruzione editoriale dell'erosione che trascina sedimenti e ossa verso gli edifici monumentali
L'ipotesi tafonomica: sedimenti provenienti dalle zone alte del tell raggiungono gli edifici più bassi. Ricostruzione editoriale originale ADB.

Il culto dei crani non scompare

La spiegazione geologica è forte, ma non universale. Alcuni reperti portano segni che difficilmente possono essere attribuiti al terreno. Fra questi vi sono incisioni profonde praticate lungo la linea mediana di almeno cinque crani. Tagli, raschiature e rotture intenzionali indicano che determinate persone furono sottoposte a trattamenti speciali.

Non sappiamo chi fossero. Potrebbero essere stati membri importanti della comunità, antenati da conservare o nemici trasformati in trofei. Le tre possibilità hanno implicazioni molto diverse e nessuna è stata dimostrata. La prudenza è indispensabile anche davanti all'espressione “culto dei crani”: descrive un insieme di pratiche centrate sulla testa, non una religione ricostruita nei dettagli.

Il contesto simbolico rende comunque l'ipotesi difficile da ignorare. Nell'arte di Göbekli Tepe compaiono figure umane senza testa; statue con teste staccate e animali che afferrano teste umane sono noti anche in siti vicini. A Sefertepe è stata trovata una piccola camera con almeno ventuno crani, quasi tutti appoggiati sulla base e orientati verso sud-est. A Çayönü, un edificio conteneva decine di crani. La manipolazione dei resti umani apparteneva quindi a un panorama regionale complesso, anche se i gesti e i significati potevano variare da comunità a comunità.

Un santuario oppure un villaggio?

Le tombe incidono anche su un dibattito più ampio. Per molti anni Göbekli Tepe è stato raccontato soprattutto come un centro cerimoniale frequentato da gruppi di cacciatori-raccoglitori, senza una consistente occupazione permanente. Le ricerche più recenti hanno invece individuato abitazioni e attività domestiche lungo l'intera sequenza del sito.

Sepellire i morti sotto i pavimenti è un comportamento legato alla vita quotidiana e alla memoria familiare. Le due sepolture rafforzano quindi l'immagine di un luogo nel quale monumentalità, rituale e abitazione non erano separati come nelle città moderne. La collina poteva ospitare edifici speciali e case, banchetti collettivi e gesti domestici, antenati custoditi e resti successivamente spostati.

Questo non rende i grandi recinti semplici abitazioni. Significa che la vecchia opposizione fra “tempio” e “villaggio” potrebbe essere troppo rigida per descrivere una società vissuta più di diecimila anni fa. Il mistero non viene cancellato: cambia forma. Non si domanda più soltanto chi costruì il primo santuario, ma come una comunità organizzasse insieme vivi, morti e monumenti.

Fatti, ipotesi e speculazioni

Fatti documentati: esistono 928 frammenti umani dispersi; sono state scavate due sepolture del Neolitico preceramico B; una conteneva una giovane donna e l'altra almeno tre individui con ossa riorganizzate; molti danni naturali delle tombe somigliano a quelli dei reperti sciolti.

Ipotesi sostenuta dai dati: una parte consistente dei frammenti proveniva da sepolture collocate nei livelli più alti del tell e venne trasportata verso gli edifici inferiori da erosione e movimenti del pendio. Gli autori la definiscono una spiegazione plausibile, non esclusiva.

Pratiche intenzionali documentate ma non completamente spiegate: alcuni crani furono incisi e determinate ossa vennero selezionate o spostate. È ragionevole parlare di trattamento rituale, ma non è possibile identificare con certezza antenati, leader, nemici o sacrifici.

Speculazioni senza prova: collegare automaticamente le ossa a sacrifici di massa, cannibalismo, catastrofi cosmiche o civiltà scomparse. Nessuno di questi scenari è necessario per spiegare le osservazioni pubblicate.

La collina come archivio in movimento

Il nuovo studio offre una lezione utile per ogni indagine archeologica: trovare un osso in un edificio non significa che qualcuno lo abbia deposto proprio lì. Un sito non è una fotografia congelata. È un archivio attraversato da acqua, animali, crolli, nuove costruzioni e pressioni accumulate per secoli.

A Göbekli Tepe, la risposta più convincente sembra oggi essere doppia. La natura spostò numerosi resti, ma gli esseri umani ne modificarono deliberatamente alcuni. Ridurre tutto a una frana sarebbe incompleto quanto attribuire ogni frammento a un rito segreto. Fra le due spiegazioni si intravede una comunità nella quale i morti restavano vicini alle case, venivano talvolta riaperti e riorganizzati, e potevano infine essere trascinati dalla collina dentro monumenti già antichi.

Fonti