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Categoria: Mistero
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A Nikumaroro una spedizione ha iniziato a esaminare l'Oggetto Taraia. Gli strumenti possono stabilire se sotto i sedimenti si nasconda un relitto o un elemento naturale.

Andrea Dal Bon

Nella laguna di Nikumaroro una squadra di diciassette persone ha cominciato a passare magnetometri e sonar sopra una sagoma scura sepolta dai sedimenti. I promotori sperano che sia il Lockheed Electra scomparso con Amelia Earhart nel 1937. Un critico che pure ritiene plausibile la pista dell'atollo vede invece un albero caduto. Per ora, il mistero sta tutto nella distanza fra queste due immagini.

Il 14 ottobre 2026, nelle acque basse che lambiscono la penisola di Taraia, è iniziata la parte decisiva di una nuova ricerca di Amelia Earhart. Non uno scavo spettacolare né il recupero di un relitto: una ricognizione strumentale. La spedizione organizzata dall'Archaeological Legacy Institute con la Purdue Research Foundation ha messo in acqua un magnetometro e un sonar a scansione laterale. Il loro bersaglio è il cosiddetto “Oggetto Taraia”, un'anomalia allungata che appare in immagini satellitari e, secondo i promotori, potrebbe avere antecedenti in fotografie aeree del 1938.

È un caso quasi perfetto per capire come nasce un mistero moderno. C'è un fatto storico enorme — la scomparsa dell'aviatrice più famosa del suo tempo — e c'è un segno ambiguo nel paesaggio. In mezzo si accumulano ricostruzioni, coincidenze, letture di immagini e desiderio di chiudere una storia rimasta aperta per ottantanove anni. La spedizione potrà ridurre l'incertezza, ma non autorizza ancora titoli sul “ritrovamento dell'Electra”. Lo ha detto lo stesso direttore dell'operazione, Rick Pettigrew: è troppo presto per trarre conclusioni.

Una sagoma che emerge e scompare

L'Oggetto Taraia non è una fotografia nitida di un aereo. È una forma scura nella laguna, vicino alla costa orientale della penisola e non lontano dal passaggio di Tatiman. L'Archaeological Legacy Institute riferisce di avere confrontato ventisei immagini satellitari commerciali raccolte fra il 2009 e il 2021, immagini Google Earth più recenti e una nuova acquisizione dell'aprile 2026. La sagoma sarebbe diventata particolarmente visibile dopo il ciclone Pam del marzo 2015, per poi perdere definizione negli anni successivi, come se i sedimenti l'avessero nuovamente ricoperta.

Questa successione è compatibile con un oggetto sommerso che viene scoperto e ricoperto dalla sabbia. Ma “compatibile” non significa “identificato”. Una radice, un tronco, una formazione di corallo o detriti possono produrre una firma visiva mutevole. Le fotografie satellitari mostrano la superficie e il fondale attraverso acqua, riflessi, moto ondoso e algoritmi di elaborazione: ogni passaggio aggiunge ambiguità.

I promotori sostengono inoltre di riconoscere un segnale nello stesso punto in riprese aeree britanniche del 1938 e una macchia bianca stazionaria in un video girato da un elicottero nel 2001. Sono collegamenti interessanti, ma dipendono dall'interpretazione di immagini lontane nel tempo e molto diverse per risoluzione, angolo e illuminazione. La continuità fra quei segni e l'anomalia odierna deve ancora essere dimostrata.

Ricostruzione editoriale di un Lockheed Electra in volo sopra un atollo del Pacifico
Ricostruzione editoriale del Lockheed Electra sopra un atollo del Pacifico. L'immagine non documenta l'ultimo volo di Amelia Earhart. Credito: elaborazione visuale ADB.

Che cosa cercano davvero gli strumenti

Il Lockheed 10-E Electra era costruito soprattutto in alluminio, materiale che non produce una forte risposta magnetica. Per questo la squadra non cerca una “sagoma magnetica” completa, ma componenti ferrosi: cavi d'acciaio, parti del carrello, elementi dei motori e ferramenta. Un'anomalia coerente e localizzata sarebbe un indizio; non basterebbe, da sola, a dire che sotto la sabbia giace l'aereo di Earhart.

Il sonar a scansione laterale serve invece a leggere la forma del fondale e gli oggetti che sporgono o alterano i sedimenti. Se il bersaglio è quasi interamente sepolto, la risposta potrebbe essere debole. Le fasi successive prevedono un'idrosonda e una draga ad induzione d'acqua, strumenti capaci di esplorare e rimuovere con cautela parte del deposito. La spedizione ha installato anche una telecamera alimentata a energia solare e un sensore del livello dell'acqua, utili per osservare come maree e correnti cambino il sito.

Il primo obiettivo, quindi, è molto più modesto e più serio di un recupero: stabilire se l'anomalia sia naturale oppure artificiale. Nessun reperto verrà portato via in questa missione. Un'eventuale fase di scavo e recupero richiederebbe nuovi permessi della Repubblica di Kiribati, oltre a una strategia conservativa per materiali rimasti in acqua salmastra per decenni.

Ricostruzione editoriale di un rilievo subacqueo con magnetometro e sonar nella laguna
Ricostruzione editoriale delle operazioni di rilievo subacqueo. Non mostra la squadra reale né l'Oggetto Taraia. Credito: elaborazione visuale ADB.

Perché Nikumaroro entra nella storia

Amelia Earhart e il navigatore Fred Noonan partirono da Lae, in Nuova Guinea, il 2 luglio 1937. Dovevano raggiungere Howland, un'isola minuscola nell'oceano, durante il tentativo di circumnavigazione del globo. Le comunicazioni con il cutter Itasca mostrarono problemi di frequenza e di coordinamento. Nell'ultima trasmissione generalmente accettata, Earhart riferì di volare su una linea di posizione 157–337. L'aereo non fu più visto.

La ricostruzione ufficiale statunitense rimane quella più semplice: l'Electra non trovò Howland, esaurì il carburante e ammarò nell'oceano vicino all'isola. Nikumaroro, circa quattrocento miglia nautiche a sud-est, offre però una variante: seguendo verso sud-est quella linea di posizione, l'equipaggio avrebbe potuto raggiungere l'atollo e atterrare sulla piattaforma corallina esposta dalla bassa marea.

La teoria si appoggia anche a messaggi radio ricevuti nei giorni successivi alla scomparsa e ad alcuni reperti trovati sull'isola. Ma attribuire quelle trasmissioni a Earhart è controverso, e nessun oggetto recuperato a Nikumaroro è stato collegato in modo univoco all'aviatrice o all'Electra. La possibile permanenza di naufraghi sull'atollo e l'identità di quei naufraghi sono due problemi distinti.

Secondo lo scenario proposto per l'Oggetto Taraia, l'aereo sarebbe atterrato sulla barriera, avrebbe trasmesso finché i motori potevano alimentare la radio e sarebbe stato infine spinto dalle maree attraverso il passaggio di Tatiman, fermandosi nella laguna. È una catena narrativa coerente, ma ciascun anello deve essere verificato: atterraggio, trasmissioni, spostamento, posizione finale e conservazione.

L'albero che sfida l'aereo

La critica più concreta non arriva da qualcuno ostile alla pista Nikumaroro. Ric Gillespie, fondatore di TIGHAR e protagonista di decenni di ricerche sull'atollo, ha dichiarato a Reuters che la forma è un pandano caduto. Nelle immagini, a suo giudizio, sarebbero visibili la massa delle radici e i rami. Gillespie continua a ritenere possibile che Earhart sia arrivata sull'isola, ma pensa che l'Electra sia stato trascinato oltre la barriera e sia sprofondato in mare aperto.

La posizione è importante perché separa due domande spesso confuse: “Earhart raggiunse Nikumaroro?” e “l'Oggetto Taraia è il suo aereo?”. Si può rispondere forse alla prima e no alla seconda. Nel 2021, anche una discussione pubblicata da TIGHAR aveva considerato plausibile l'identificazione con un albero di cocco. Il nuovo rilievo non parte dunque da una sagoma universalmente riconosciuta come artificiale, ma da un oggetto la cui natura è già seriamente contestata.

La storia delle ricerche invita alla prudenza. Nel 2019 Robert Ballard esplorò i fondali attorno a Nikumaroro senza trovare l'aereo. In un'altra campagna, un'immagine sonar dalla forma promettente risultò essere un gruppo di rocce. Non sono fallimenti inutili: mostrano quanto facilmente un segnale incompleto possa diventare, nell'immaginazione, ciò che si spera di trovare.

Fatti, ipotesi e speculazioni

È documentato che una squadra di diciassette persone è arrivata a Nikumaroro e che il 14 ottobre ha iniziato il rilievo strumentale dell'anomalia. È documentata la presenza di una forma scura in diverse immagini moderne. Sono documentati il volo del 2 luglio 1937, le difficoltà radio e la scomparsa di Earhart e Noonan.

È un'ipotesi che i segni nelle fotografie del 1938, nel video del 2001 e nelle immagini satellitari recenti rappresentino lo stesso oggetto. È un'ipotesi che quell'oggetto contenga metallo e abbia dimensioni compatibili con l'Electra. È un'ipotesi alternativa, verificabile, che si tratti di un albero o di altro materiale naturale.

È speculazione, allo stato attuale, affermare che l'aereo sia stato trovato, che al suo interno esistano resti umani o che l'identificazione riscriva già la versione ufficiale. Anche un bersaglio metallico non sarebbe automaticamente l'Electra: servirebbero componenti diagnostici, numeri di serie, caratteristiche costruttive o reperti con provenienza controllata.

La prova che può chiudere almeno una porta

La qualità dell'operazione si misurerà non dalla forza dell'annuncio, ma dalla trasparenza dei dati. Coordinate precise, tracciati grezzi del magnetometro, mosaici sonar, fotografie subacquee, stratigrafia e registrazione di ogni intervento permetterebbero una valutazione indipendente. Se emergerà un oggetto naturale, il risultato avrà comunque valore: una delle immagini più suggestive della pista Nikumaroro sarà stata sottoposta a un controllo sul campo.

Se compariranno strutture artificiali, comincerà invece una fase più lenta. Forma e dimensioni dovranno essere rilevate senza adattarle a posteriori all'aereo desiderato. La corrosione dovrà essere distinta dai sedimenti. Ogni pezzo dovrà rimanere collegato al suo contesto. Soltanto allora il nome di Amelia Earhart potrà passare dal titolo della spedizione alla conclusione archeologica.

Per ora nella laguna non c'è un Electra ritrovato. C'è una domanda finalmente raggiunta da strumenti capaci di darle una risposta. Ed è già abbastanza: nel punto esatto in cui per anni una macchia ha alimentato interpretazioni opposte, sonar e magnetometri stanno sostituendo l'immaginazione con misure.

Fonti