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Categoria: Mistero
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Un nuovo studio propone che i bifogli del manoscritto Voynich siano stati cuciti nell’ordine sbagliato: non è una decifrazione, ma cambia il punto di partenza dell’indagine.

Forse per secoli abbiamo guardato il manoscritto Voynich nel modo sbagliato. Non perché mancasse la chiave di un codice, ma perché le pagine potrebbero essere state cucite in una sequenza che l’autore non aveva previsto. Un nuovo studio combina paleografia, struttura materiale e analisi statistica del testo per proporre un’ipotesi sorprendente: il libro più indecifrabile del mondo potrebbe essere stato rilegato male fin dall’inizio.

La ricerca di Colin Layfield e Lisa Fagin Davis non traduce una sola parola del Voynich e non identifica la lingua nascosta. Fa qualcosa di più preliminare e, forse, indispensabile: mette in discussione l’ordine del manoscritto. Se la proposta è corretta, molte analisi linguistiche e crittografiche condotte seguendo la foliazione attuale dovranno essere ripetute.

Il libro che non vuole farsi leggere

Il Voynich, oggi catalogato come Beinecke MS 408 alla Yale University, è un codice illustrato di circa 240 pagine. Il testo è vergato in una scrittura non identificata, mentre le immagini mostrano piante, diagrammi astronomici e astrologici, figure immerse in vasche, medaglioni cosmologici, preparati erboristici e brevi sezioni simili a ricette.

La biblioteca Beinecke colloca la produzione materiale nell’Europa centrale fra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento; analisi scientifiche hanno confermato la compatibilità di pergamena, inchiostri e pigmenti con un manufatto medievale. Questo indebolisce l’idea di una moderna falsificazione confezionata da Wilfrid Voynich, l’antiquario che lo acquistò nel 1912, ma non risolve il contenuto.

Da oltre un secolo crittografi, linguisti, storici e informatici cercano una chiave. Sono state proposte lingue perdute, cifrari, stenografie, sistemi artificiali e persino un testo privo di significato generato secondo regole meccaniche. Nessuna soluzione ha ottenuto un consenso verificabile. Il problema potrebbe però essere stato aggravato da una premessa invisibile: che pagina 1 preceda davvero pagina 2.

Bifogli, fascicoli e un errore di cucitura

Un manoscritto medievale non nasceva come un blocco di pagine singole. Un foglio rettangolare di pergamena veniva piegato a metà formando un bifoglio, cioè quattro facciate. Più bifogli potevano essere inseriti uno dentro l’altro per creare un fascicolo, o quire, poi cucito agli altri lungo il dorso.

Layfield e Davis propongono una struttura differente. Il Voynich potrebbe essere stato concepito come una serie di singulioni: bifogli indipendenti sovrapposti, non annidati in fascicoli. Se qualcuno li avesse successivamente assemblati secondo la tecnica libraria più comune, senza essere in grado di leggere la scrittura, avrebbe trasformato una sequenza sensata in un ordine discontinuo.

Ricostruzione editoriale di bifogli medievali disposti sul tavolo di un rilegatore
Bifogli, fori di cucitura e fogli sciolti: la nuova ipotesi riguarda la struttura fisica del codice. Ricostruzione editoriale ADB, non fotografia del manoscritto originale.

Non si tratta soltanto di spostare qualche pagina. In un fascicolo annidato, ogni bifoglio crea coppie di pagine lontane nella numerazione ma fisicamente unite. Se l’ordine iniziale era invece quello di una pila di singulioni, la rilegatura avrebbe intrecciato blocchi che non dovevano essere letti consecutivamente.

Gli indizi materiali

L’ipotesi nasce anche da anomalie visibili. In più punti un disegno sembra proseguire oltre il margine di una pagina e ricomparire su una facciata oggi lontana. La distribuzione delle mani scriventi, già attribuite da Davis a più copisti, forma alternanze difficili da spiegare se il codice fu prodotto nell’ordine attuale. Con i singulioni, invece, ciascun copista avrebbe potuto lavorare su fogli indipendenti.

C’è poi una grande macchia d’acqua lungo il margine superiore. In una pila coerente, la forma della macchia dovrebbe cambiare gradualmente e presentare corrispondenze fra i fogli adiacenti. Gli autori considerano queste tracce una possibile guida per ricostruire l’ordine precedente, anche se il confronto sistematico delle sagome è ancora un lavoro futuro.

Questi elementi non dimostrano da soli che il manoscritto fosse leggibile. Mostrano però che la geometria del libro attuale potrebbe non coincidere con quella originaria. È una differenza decisiva: prima di decifrare un testo bisogna essere certi di averne ricostruito la sequenza.

La prova statistica

Per verificare se le pagine presentassero continuità nascoste, Layfield ha applicato una forma di analisi semantica latente. Normalmente questa tecnica individua somiglianze fra documenti osservando quali termini ricorrono negli stessi contesti. Nel Voynich non conosciamo il significato delle parole, ma possiamo ancora misurare distribuzioni, vicinanze e ricorrenze.

L’analisi ha individuato pagine attualmente consecutive con bassa affinità e altre, oggi separate, con somiglianze più elevate. Riorganizzando il modello secondo singulioni, alcune discontinuità si riducono e la distribuzione delle mani scriventi appare più ordinata. Il risultato sostiene l’ipotesi materiale, ma non produce una traduzione.

Qui serve cautela. L’analisi semantica latente è stata progettata per testi di cui conosciamo le unità linguistiche; nel Voynich persino la segmentazione delle parole potrebbe essere fuorviante. Il corpus è piccolo e non esiste un testo parallelo con cui calibrare il modello. Le somiglianze statistiche sono quindi indizi di struttura, non una dimostrazione del significato.

Ricostruzione editoriale di un laboratorio che confronta pagine medievali e reti di similarità
L’analisi confronta ricorrenze e affinità fra pagine senza conoscere il significato dei glifi. Ricostruzione editoriale ADB; i grafici sono illustrativi.

Il rilegatore non sapeva leggerlo?

La parte più suggestiva della proposta riguarda chi assemblò il codice. Se il testo usava una lingua o una notazione accessibile soltanto a una piccola comunità, un rilegatore esterno avrebbe avuto pochi strumenti per ricostruirne l’ordine. Avrebbe riconosciuto fogli, pieghe e fori, ma non il filo logico.

Non sappiamo quando avvenne la prima rilegatura né quante volte il manoscritto sia stato smontato, riparato e ricucito. L’attuale legatura è più tarda e il volume mostra interventi accumulati nel tempo. Attribuire l’errore a una persona precisa sarebbe quindi arbitrario. Lo studio descrive un meccanismo possibile, non identifica il responsabile.

Paradossalmente, la rilegatura sbagliata potrebbe aver salvato il manoscritto. Fogli sciolti, incomprensibili e privi di una coperta robusta avrebbero avuto minori possibilità di attraversare cinque secoli. L’errore che ne avrebbe oscurato il senso potrebbe essere lo stesso che ne ha garantito la sopravvivenza.

Che cosa cambia per la decifrazione

Molti tentativi di decifrazione cercano transizioni fra parole, argomenti e sezioni assumendo che l’ordine moderno rifletta quello originario. Se le pagine sono mescolate, un modello linguistico può interpretare come cambi di grammatica ciò che è soltanto un salto fra capitoli; una sequenza illustrata può sembrare incoerente perché la sua continuazione è stata cucita altrove.

La nuova ipotesi suggerisce quindi un compito concreto: costruire una “edizione virtuale” alternativa. Serviranno l’analisi delle cuciture, dei fori, dei bordi, delle macchie, delle fibre, delle immagini interrotte, delle mani scriventi e delle similarità testuali. Ogni indizio dovrà essere trattato indipendentemente, evitando di forzare l’ordine per ottenere la traduzione desiderata.

Le immagini ad alta risoluzione messe a disposizione dalla Beinecke Library rendono possibile una parte di questo lavoro senza manipolare l’originale. La biblioteca limita infatti l’accesso fisico per la fragilità del codice, ma consente di consultare e scaricare la digitalizzazione completa.

Ciò che lo studio prova e ciò che non prova

Fatto documentato. Il Voynich è un manoscritto medievale autentico conservato a Yale, scritto in una grafia non identificata e organizzato in sezioni illustrate. La sua struttura materiale presenta anomalie, interventi e fogli mancanti.

Risultato della ricerca. Il modello a singulioni spiega alcune alternanze dei copisti, continuità grafiche interrotte e affinità statistiche meglio dell’ordine attuale. È una proposta argomentata e verificabile attraverso nuovi confronti materiali.

Inferenza. Un rilegatore incapace di leggere il testo potrebbe aver annidato i bifogli in modo errato. È plausibile, ma non esiste una nota medievale che racconti l’operazione.

Non dimostrato. Lo studio non prova che il Voynich contenga una lingua naturale, non rivela l’autore, non identifica il contenuto e non fornisce una traduzione. Non esclude neppure sistemi cifrati o testi costruiti secondo regole artificiali.

Il mistero ora ha un nuovo ordine

Per anni il Voynich è stato trattato soprattutto come un problema di alfabeto: quale suono corrisponde a ogni segno, quale lingua si nasconde sotto le parole, quale cifrario trasforma il testo. La nuova pista invita a retrocedere di un passo. Prima dell’alfabeto viene il libro; prima della chiave viene la sequenza delle pagine.

È una lezione investigativa semplice. Quando una storia non torna, non sempre manca un’informazione: a volte sono corrette le informazioni ma è sbagliato il loro ordine. Il Voynich non è stato decifrato. Da oggi, però, sappiamo con maggiore precisione quale errore materiale potrebbe aver contribuito a renderlo indecifrabile.

Documenti e fonti