Washington lancia il suo D-Day economico contro Teheran e minaccia chiunque continui a fare affari con l’Iran. Ma evita per ora il bersaglio più delicato: le grandi banche cinesi.
Barbara Bucci | Alfa Network | 25 agosto 2026
Washington ha lanciato Operation Economic Outcast, una nuova campagna economica contro l’Iran. Il Tesoro statunitense ha annunciato quasi sessanta obiettivi e ha ampliato la minaccia di sanzioni secondarie nei settori degli asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e shipping.
Il punto geopoliticamente più interessante è la Cina. Pechino resta un partner economico essenziale per Teheran, ma Washington sta calibrando la pressione per evitare conseguenze incontrollate sul sistema finanziario globale.

Il dollaro come arma
Le sanzioni secondarie consentono agli Stati Uniti di minacciare banche e imprese straniere con la perdita dell’accesso al sistema finanziario americano. È una leva che trasforma il peso internazionale del dollaro in uno strumento di politica estera.
Il test cinese
La vera prova arriverà se Washington deciderà di applicare le misure alle maggiori istituzioni finanziarie cinesi. Minacciare è relativamente economico; applicare realmente una misura capace di provocare ritorsioni da Pechino è un passaggio molto più delicato.
Fatti e narrazioni
È documentato il lancio dell’operazione e il nuovo pacchetto di sanzioni. È invece una previsione politica l’idea che la pressione economica possa automaticamente produrre un collasso o un cambio di strategia iraniano.
Il punto di Babu
La guerra contemporanea non si combatte soltanto con missili e droni. Si combatte con banche, assicurazioni, petroliere, valute e accesso ai circuiti finanziari. Operation Economic Outcast ne è un esempio quasi didattico.
La domanda decisiva resta questa: Washington utilizzerà la stessa forza contro i grandi attori che continuano a mantenere rapporti con Teheran, oppure la minaccia resterà soprattutto uno strumento negoziale? La risposta passerà inevitabilmente da Pechino.
Barbara Bucci