Questo sito utilizza dei cookies per il suo funzionamento, ed ha sue impostazione per la privacy.

Stampa
Categoria: News dal mondo
Visite: 109

Al G20 finanziario di Asheville la Cina resta sola nel dissentire da quattro paragrafi del documento della presidenza USA.

Barbara Bucci | Alfa Network | 4 settembre 2026

Diciannove contro uno. Al G20 finanziario di Asheville, tutti i membri presenti tranne Pechino hanno appoggiato il testo della presidenza americana sui grandi squilibri commerciali e sulle politiche “non di mercato”. La Cina ha dissentito. Il quattro settembre la polemica si è ulteriormente accesa, con Pechino che ha accusato Washington di usare il G20 per rivestire il protezionismo con un abito multilaterale.

Il fatto verificato: il consenso non era unanime

Il documento ufficiale del Tesoro statunitense è un Chair’s Statement. La nota in calce precisa che il testo è stato accettato da tutti i membri presenti tranne la Cina, che ha contestato i paragrafi quattro, dieci, undici e tredici. Il paragrafo dieci chiede ai paesi con surplus esterni eccessivi e persistenti di eliminare distorsioni che frenano i consumi interni e producono eccessiva dipendenza dalle esportazioni.

Riunione editoriale del G20 di Asheville
Il G20 finanziario di Asheville al centro della disputa. Immagine editoriale originale Alfa Network.

La posizione cinese

Il Ministero delle Finanze cinese ha presentato una lettura differente: il G20 dovrebbe difendere il multilateralismo, il libero commercio e affrontare gli squilibri in modo “completo, obiettivo ed equilibrato”. Pechino insiste inoltre sull’espansione della domanda interna. È la posizione ufficiale cinese, non una dimostrazione che le accuse occidentali sulle distorsioni siano infondate.

Washington e la diga tariffaria

Scott Bessent sostiene che le economie non di mercato non possano continuare a riversare sui mercati una quantità indefinita di esportazioni a basso prezzo. Secondo Washington, la barriera tariffaria americana può deviare una parte dell’offerta cinese verso Europa, Asia e altre economie. È una previsione politica ed economica, non una certezza matematica.

Porto cinese e nave portacontainer
Export e rotte commerciali sono diventati strumenti geopolitici. Immagine editoriale originale Alfa Network.

La guerra delle narrazioni

Washington denuncia sovraccapacità, sussidi e pratiche non di mercato. Pechino replica ricordando i dazi statunitensi e accusando gli Stati Uniti di danneggiare il sistema multilaterale che affermano di voler difendere. Il paradosso è piuttosto elegante: entrambi invocano un mercato più corretto mentre entrambi utilizzano massicciamente gli strumenti dello Stato per proteggere interessi strategici.

Cosa sappiamo e cosa resta interpretazione

Fatto documentato: la Cina ha dissentito da quattro paragrafi del Chair’s Statement. Interpretazione americana: surplus e politiche non di mercato producono effetti negativi sugli altri paesi. Posizione cinese: gli squilibri devono essere letti in modo più ampio e Washington sta politicizzando il problema. Scenario: altri paesi potrebbero rafforzare le proprie barriere commerciali, ma il G20 non ha adottato una tariffa comune contro la Cina.

Quindi no, il G20 non ha formalmente “condannato la Cina”. Ma Pechino è rimasta isolata su una parte politicamente importante del documento. Una sfumatura meno rumorosa di uno slogan, e proprio per questo molto più utile.

Barbara Bucci (Babu)

Fonti