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Categoria: Viaggi
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Karahantepe riapre il libro della preistoria: una nuova scultura di undicimila anni, un paesaggio neolitico unico e un itinerario tra Şanlıurfa e Göbekli Tepe.

Philip Cheshire | Alfa Network | 11 settembre 2026

Ci sono luoghi che si visitano con una mappa. E poi ci sono luoghi che obbligano a rimettere in tasca la mappa della storia. Karahantepe appartiene alla seconda categoria. Nel paesaggio arido dei monti Tek Tek, a sud-est di Şanlıurfa, la pietra calcarea emerge dal terreno come se qualcuno avesse lasciato aperta una porta su un’epoca che precede città, scrittura e metallurgia.

Il venticinque agosto 2026 il Ministero turco della Cultura e del Turismo ha annunciato una scoperta che ha riportato questo sito al centro dell’attenzione internazionale: una scultura composita di circa undicimila anni, alta settanta centimetri, che raffigura un essere umano seduto sul dorso di un leopardo. È stata trovata ancora collocata sulla panca di una struttura circolare di circa tre metri di diametro. Non un oggetto isolato, dunque, ma una figura inserita in uno spazio architettonico preciso, in un contesto che gli archeologi stanno ancora interpretando.

Un viaggio nel paesaggio delle “colline di pietra”

Karahantepe fa parte di Taş Tepeler, il grande programma di ricerca sui siti neolitici della regione di Şanlıurfa. Il progetto studia una rete di insediamenti compresi fra il decimo e il settimo millennio avanti Cristo, nel momento in cui gruppi di cacciatori-raccoglitori stavano sperimentando forme di vita sempre più stanziali. Il sito si trova nel Parco Nazionale dei monti Tek Tek, circa cinquantacinque chilometri dal centro di Şanlıurfa secondo le indicazioni ufficiali del progetto.

Arrivando dalla città, il paesaggio cambia lentamente. Le aree urbane lasciano spazio a pianure secche, rilievi bassi e affioramenti calcarei. È proprio questa pietra ad aver fornito la materia prima per pilastri, vasche, superfici scolpite e strutture monumentali. A Karahantepe sono state individuate diverse aree funzionali, con edifici comunitari, spazi domestici, cisterne e installazioni scavate direttamente nella roccia.

Ricostruzione editoriale di un paesaggio neolitico dell’area di Şanlıurfa con pilastri a T
Il paesaggio neolitico dell’area di Şanlıurfa: una ricostruzione editoriale ispirata ai complessi di Karahantepe e Göbekli Tepe. Immagine originale Alfa Network.

L’uomo sul leopardo

La nuova scultura del 2026 è importante non soltanto per l’età. L’immagine unisce in un’unica composizione una figura umana e un grande felino. Il Ministero turco sottolinea che non sono noti confronti diretti per questo specifico stile e che l’opera era ancora nella posizione in cui era stata lasciata migliaia di anni fa.

Il significato, però, resta aperto. Potere? Protezione? Identità di gruppo? Mito? Rituale? Le interpretazioni sono possibili, ma una cosa è certa: la raffigurazione dimostra quanto fosse già articolato il linguaggio simbolico di comunità che per molto tempo sono state raccontate con l’etichetta semplicistica di “cacciatori-raccoglitori”. A Karahantepe quella definizione comincia a stare stretta.

Göbekli Tepe non è più un’isola

Per anni Göbekli Tepe è sembrato un’eccezione quasi impossibile: pilastri monumentali, animali scolpiti, grandi spazi comunitari costruiti da popolazioni vissute prima della piena affermazione dell’agricoltura. Oggi il quadro è diverso. Karahantepe, Sayburç, Sefertepe e altri siti del progetto Taş Tepeler mostrano che ci troviamo davanti a un paesaggio culturale più ampio.

Göbekli Tepe resta il sito più noto e dal 2018 è nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Le sue strutture monumentali, datate fra il 9600 e l’8200 avanti Cristo, furono costruite da gruppi di cacciatori-raccoglitori e presentano i celebri pilastri a T con bassorilievi di animali. Visitare Karahantepe e Göbekli Tepe nello stesso viaggio permette di vedere la preistoria non come una fotografia, ma come una sequenza in movimento.

Ricostruzione editoriale di Göbekli Tepe tra scavi, cielo stellato e paesaggio anatolico
Göbekli Tepe completa il viaggio nel Neolitico dell’Alta Mesopotamia. Ricostruzione editoriale originale Alfa Network.

Tre giorni per entrare davvero nel racconto

La base più logica è Şanlıurfa. Il primo giorno conviene dedicarlo al Museo Archeologico e al centro storico, perché vedere reperti e ricostruzioni prima di entrare nei siti aiuta a leggere meglio ciò che resta sul terreno. Il secondo giorno può essere riservato a Göbekli Tepe al mattino e, se tempi di percorrenza e accesso lo consentono, a Karahantepe nel pomeriggio. Il terzo giorno può allargarsi a Harran, dove il paesaggio storico cambia ancora registro.

Per Karahantepe è prudente verificare l’accesso poco prima della partenza. Le pagine ufficiali riportano informazioni operative non perfettamente uniformi e il sito è ancora interessato da scavi, infrastrutture e nuovi percorsi di visita. Il portale dei musei turchi indica attualmente un orario di apertura dalle otto e trenta alle diciassette e trenta, con chiusura biglietteria alle diciassette, mentre il portale Taş Tepeler pubblica fasce stagionali differenti. In un’area archeologica in evoluzione, il controllo sul sito ufficiale il giorno precedente vale più di qualunque guida stampata.

Come arrivare e cosa portare

Da Şanlıurfa si raggiunge Karahantepe su strada, preferibilmente con auto a noleggio, taxi concordato o escursione organizzata. Il sito si trova in un’area rurale del Parco Nazionale dei monti Tek Tek e i servizi sono più limitati rispetto a Göbekli Tepe. Nei mesi caldi sono indispensabili acqua, copricapo, protezione solare e scarpe adatte a terreno pietroso. Primavera e autunno offrono in genere condizioni più piacevoli per camminare fra siti e paesaggi aperti.

E le stelle? Dove finisce l’archeologia e comincia la paleoastronautica

Luoghi tanto antichi attirano inevitabilmente ipotesi estreme. Orientamenti astronomici, animali simbolici e complessità architettonica vengono talvolta usati per sostenere idee di contatti con civiltà extraterrestri o conoscenze “impossibili” per l’epoca. È una suggestione potente, ma oggi non esiste una prova archeologica riconosciuta di interventi non umani a Karahantepe o Göbekli Tepe.

Questo non rende il mistero più piccolo. Lo rende, semmai, più interessante. Perché la domanda più radicale non è necessariamente “chi li ha aiutati?”, ma “quanto abbiamo sottovalutato chi viveva qui?”. Le comunità neolitiche della regione dimostrano capacità di organizzazione, progettazione, scultura e costruzione di un immaginario condiviso che solo pochi decenni fa sarebbero sembrate premature.

Il viaggio che resta

Karahantepe non offre l’ordine rassicurante di un tempio classico. È un luogo ancora in formazione, con aree di scavo, interpretazioni che cambiano e nuove scoperte che possono modificare il racconto da una stagione all’altra. Ed è proprio questo il suo fascino: si arriva per vedere pietre antiche e si finisce per assistere, quasi in diretta, alla riscrittura di un capitolo della storia umana.

Nel silenzio dei monti Tek Tek, l’uomo sul leopardo non spiega nulla. Sta lì, undicimila anni dopo, e fa qualcosa di più utile: costringe a fare domande migliori.

Philip Cheshire

Fonti e approfondimenti