Un astronauta, un matrimonio alla deriva e un ragno cosmico molto più bravo di noi ad ascoltare: Spaceman è fantascienza dell'anima.
Spaceman: per ritrovare la Terra bisogna perdersi nello spazio
Un astronauta, un matrimonio alla deriva e un ragno cosmico molto più bravo di noi ad ascoltare: la fantascienza dell’anima secondo Johan Renck.
Scheda critica documentata, aggiornata al 13 agosto 2026. L’apertura e l’analisi principale non rivelano il finale.
Jakub Procházka è solo nello spazio da sei mesi. Fuori dall’oblò c’è l’infinito; dentro l’astronave ci sono tubi, rumori, cibo in tubetto e un matrimonio che si sta spegnendo a milioni di chilometri di distanza. Poi compare Hanuš, una gigantesca creatura simile a un ragno, antichissima e sorprendentemente educata. In pratica: l’universo gli manda uno psicoterapeuta, ma con più zampe e meno moduli da compilare.
Spaceman sembra promettere un viaggio verso una nube misteriosa ai confini del sistema solare. In realtà punta nella direzione opposta: dentro un uomo che ha confuso la fuga con l’ambizione, il successo con il senso e la distanza fisica con l’innocenza. Il cosmo è immenso, sì, ma il vero buco nero è ciò che Jakub non ha voluto vedere.
Scheda essenziale
- Titolo italiano e originale: Spaceman
- Anno: 2024
- Regia: Johan Renck
- Sceneggiatura: Colby Day, dal romanzo Spaceman of Bohemia di Jaroslav Kalfař
- Interpreti principali: Adam Sandler, Carey Mulligan, Paul Dano, Kunal Nayyar, Lena Olin e Isabella Rossellini
- Durata: 1 ora e 49 minuti
- Genere: dramma di fantascienza, surreale e psicologico
- Classificazione Netflix Italia: 13+
- Disponibilità in Italia: in streaming su Netflix, con audio e sottotitoli in italiano al momento della verifica
Perché è roba da Alfa Network
Perché qui lo spazio non è arredamento cosmico. È uno specchio mentale. Hanuš può essere letto come creatura aliena, coscienza esterna, maestro spirituale o forma assunta dall’introspezione di Jakub. Il film non obbliga a scegliere subito: lascia aperta la domanda e usa l’ignoto per parlare di memoria, colpa, empatia e connessione fra gli esseri viventi.
La cosa più interessante è che il contatto extraterrestre non porta armi, formule o tecnologie miracolose. Porta attenzione. L’alieno osserva l’uomo e gli chiede di smettere di raccontarsi la versione comoda della propria vita. Altro che invasione: questa è un’ispezione emotiva, e Jakub non ha passato la revisione.
La trama filosofica: nessuno sfugge alla propria memoria
Jakub ha costruito la propria identità sull’idea del sacrificio eroico. Ha lasciato la Terra per una missione irripetibile e si è convinto che chi lo ama debba comprendere, aspettare e applaudire. Ma Spaceman smonta questa fantasia con una domanda scomodissima: un sogno resta nobile quando il suo prezzo viene pagato soprattutto dagli altri?
Hanuš esplora i ricordi di Jakub e lo costringe a rivedere non soltanto ciò che è accaduto, ma il modo in cui lui ha selezionato e addomesticato quegli eventi. La memoria, nel film, non è un archivio neutrale. È una sala di montaggio: tagliamo le scene in cui siamo stati egoisti, alziamo la musica quando vogliamo sentirci eroi e lasciamo fuori campo il dolore altrui. Hanuš rimette dentro le inquadrature mancanti.
Qui emerge la prima grande idea filosofica: conoscere sé stessi significa accettare lo sguardo dell’altro. Jakub non cambia perché finalmente comprende la fisica del cosmo; cambia quando impara a vedere Lenka come una coscienza autonoma, non come il pianeta domestico attorno al quale presume di poter orbitare.
Hanuš: alieno, coscienza o compassione?
Hanuš è la trovata più audace del film. Ha l’aspetto di un incubo aracnofobico, la voce quieta di Paul Dano e la delicatezza di chi ha attraversato il tempo abbastanza a lungo da non aver più bisogno di impressionare nessuno. La sua forma produce repulsione; il suo comportamento genera fiducia. È un elegante rovesciamento: l’essere apparentemente mostruoso mostra più empatia dell’umano decorato come eroe.
Che sia reale o una manifestazione psichica conta meno di quanto sembri. Se è un alieno, il contatto dimostra che la coscienza può riconoscersi oltre ogni differenza biologica. Se è una proiezione, Jakub ha generato una presenza capace di dirgli la verità che da solo rifiutava. In entrambi i casi, Hanuš incarna la stessa forza: la compassione che non consola a buon mercato, ma obbliga a guardare.
Il paradosso della distanza
Più Jakub si allontana dalla Terra, più diventa impossibile ignorare ciò che ha lasciato. Il film usa la distanza come paradosso esistenziale: l’isolamento non elimina i legami, li rende assordanti. Nel silenzio cosmico, una frase non detta pesa più di un pianeta.
La missione diventa così una versione fantascientifica del viaggio interiore. L’eroe tradizionale parte, conquista l’ignoto e torna trasformato. Jakub, invece, deve abbandonare l’idea stessa della conquista. Non gli serve possedere il mistero, ma lasciarsi attraversare da esso. Il progresso non consiste nell’arrivare per primo: consiste nel tornare capace di amare senza usare l’amore come sala d’attesa.
Atmosfera, interpretazioni e ritmo
Johan Renck costruisce un’astronave vissuta, angusta e malinconica. Non c’è la pulizia da showroom della fantascienza patinata: Jakub galleggia fra apparecchiature, tubi e residui della propria routine, come se la tecnologia più avanzata dell’umanità fosse diventata un monolocale con vista sull’abisso.
Adam Sandler lavora per sottrazione. Il volto stanco, la voce bassa e il corpo sospeso rendono Jakub credibile proprio quando il racconto diventa più assurdo. Carey Mulligan impedisce a Lenka di ridursi alla “moglie che aspetta”: la sua sofferenza ha peso e volontà. Paul Dano, con la voce, compie il piccolo miracolo di trasformare un ragno gigante in una presenza quasi tenera. Sentenza che nessuno si aspettava di leggere oggi, eppure eccoci qui.
Il ritmo è deliberatamente lento e contemplativo. Chi arriva cercando inseguimenti, battaglie stellari o spiegoni scientifici rischia di sentirsi tradito dopo venti minuti e di chiedere il rimborso all’assenza di gravità. Ma la lentezza è anche il linguaggio del film: obbliga a restare nella solitudine di Jakub, senza pulsante per saltare l’introspezione.
Dove il film inciampa
Spaceman possiede idee più grandi della propria sceneggiatura. Alcuni passaggi filosofici vengono enunciati con una solennità che sfiora il biscotto della fortuna intergalattico, mentre Lenka meriterebbe ancora più spazio autonomo. Il film comprende il suo dolore, ma resta prevalentemente dentro il percorso di redenzione dell’uomo che lo ha causato.
Anche l’ambiguità di Hanuš funziona meglio come esperienza emotiva che come mistero narrativo. Chi pretende regole precise, biologia aliena e manuale tecnico della nube cosmica rimarrà affamato. Questa non è fantascienza dura: è una parabola sentimentale con casco, antenne e terapia aracnide.
A chi lo consiglio
Lo consiglio a chi ama Solaris, Moon e la fantascienza che usa l’universo per interrogare la coscienza; a chi accetta il simbolo prima della spiegazione e non ha paura di un film triste, lento e stranamente dolce.
Lo sconsiglio a chi vuole azione continua, realismo astronautico rigoroso o risposte nette sull’origine e la natura di ogni elemento. E agli aracnofobici più irriducibili: Hanuš è adorabile, ma resta pur sempre la creatura che ti farebbe vendere casa invece di cercare una ciabatta.
Il verdetto di Lola
Voto complessivo: 7,5/10
- Idea: 9/10
- Atmosfera: 8,5/10
- Scrittura: 7/10
- Effetto-Alfa: 9/10
Da vedere. Non conquista tutte le stelle a cui mira, ma trova qualcosa di più raro: il punto esatto in cui l’universo smette di essere fuori di noi e comincia a guardarci dentro.
Fonti e collegamenti ufficiali
- Netflix Italia – pagina ufficiale di Spaceman, disponibilità, classificazione e lingue
- Netflix Tudum – trama, cast, romanzo d’origine e dichiarazioni degli autori
- Netflix Tudum – trailer ufficiale
- About Netflix – debutto alla Berlinale e uscita in streaming
Disponibilità verificata il 13 agosto 2026. Le immagini sono materiali promozionali ufficiali Netflix/Tudum, utilizzati a corredo editoriale e attribuiti alla fonte.


