La polemica esplosa negli Stati Uniti denuncia un vuoto reale: i cittadini comuni non possono ancora inviare un avvistamento ad AARO. Ma il numero dei ‘milleottocento casi ignorati’ non racconta ciò che viene affermato.
La polemica esplosa negli Stati Uniti denuncia un vuoto reale: i cittadini comuni non possono ancora inviare un avvistamento ad AARO. Ma il numero dei ‘milleottocento casi ignorati’ non racconta ciò che viene affermato.
Inchiesta aggiornata al 4 settembre 2026 • di ADB
Immaginate di vedere una luce ferma sopra il quartiere. Non lampeggia come un aereo, cambia posizione, altri vicini la osservano e due telefoni registrano la stessa sequenza. Negli Stati Uniti del 2026, il cittadino che vuole consegnare il materiale all’ufficio federale creato per risolvere gli UAP arriva davanti a un paradosso: il sito di AARO gli spiega che un canale pubblico sarà annunciato in futuro, ma non gli permette di inviare l’avvistamento.
Il 4 settembre la contraddizione è tornata nelle notizie dopo un duro intervento televisivo di Phil McGraw. Il conduttore ha accusato il Pentagono di avere ignorato più di milleottocento segnalazioni legittime della popolazione e ha sostenuto che la maggior parte degli americani non dispone di una via ufficiale. La frase ha forza politica. Il controllo delle fonti restituisce però un risultato più sottile: il vuoto del portale è reale; il numero utilizzato per dimostrarlo è quasi certamente attribuito alla categoria sbagliata.
Questa non è una disputa terminologica. Se i dati civili non entrano in un sistema standardizzato, i casi con più testimoni, fotografie originali, radar meteorologici o coincidenze con il traffico aereo possono dissolversi nei social. Se invece si accetta tutto senza filtri, il sistema viene sommerso da satelliti, pianeti, palloni e contenuti creati con l’intelligenza artificiale. Il problema è costruire una porta, non fingere che non serva.
Il pulsante che AARO non ha ancora acceso
La pagina ufficiale Submit a Report è inequivocabile. AARO accetta comunicazioni da dipendenti ed ex dipendenti governativi, militari e contractor che abbiano conoscenza diretta di programmi o attività statunitensi connessi agli UAP. Non è un modulo destinato al cittadino che ha appena visto qualcosa nel cielo. La stessa pagina avverte di non utilizzare quell’indirizzo per normali avvistamenti.
Per il personale militare e civile del Dipartimento della Guerra esistono procedure di comando. I piloti civili sono invitati a riferire immediatamente all’ATC, e AARO riceve dalla Federal Aviation Administration i Pilot Reports pertinenti. Per tutti gli altri compare una promessa: l’ufficio annuncerà quando sarà disponibile un meccanismo aperto al pubblico.
Quella frase è particolarmente significativa perché il direttore di AARO Jon Kosloski, intervistato da StarTalk il 5 agosto 2025, aveva indicato come obiettivo la fine dell’anno fiscale, quindi prima di ottobre 2025. Descriveva un sito capace di ricevere fotografie e video e riconosceva il problema dei falsi generati dall’AI. Al 4 settembre 2026 il modulo pubblico non risulta attivo. La promessa non è scomparsa: è rimasta al futuro per oltre undici mesi rispetto alla scadenza indicata nell’intervista.
Il corto circuito della FAA
Le regole della FAA mostrano un sistema efficace per chi si trova già dentro l’aviazione. Piloti e controllori devono comunicare gli UAP al coordinamento di sicurezza del traffico aereo, includendo se possibile posizione, quota, direzione, velocità apparente e presenza del bersaglio sui radar ATC. È esattamente il tipo di raccolta strutturata che permette un’indagine.
Per le altre persone, l’ordine FAA prevede che possano essere indirizzate al sito AARO. Ma il sito AARO non accetta ancora le loro segnalazioni. È un circuito formalmente corretto e praticamente incompleto: la FAA indica la porta del Pentagono, il Pentagono espone un cartello con scritto ‘prossimamente’.
Se vi è un pericolo immediato per persone o proprietà, la FAA suggerisce di chiamare le forze dell’ordine locali. È una misura di sicurezza sensata, non un archivio scientifico nazionale. Una pattuglia può verificare un drone sopra una casa o una minaccia; non ha necessariamente accesso a dati satellitari, tracce militari o strumenti per confrontare casi avvenuti in Stati diversi.

I milleottocento casi: il numero vero usato nel posto sbagliato
McGraw parla di oltre milleottocento rapporti legittimi del pubblico trascurati dal Pentagono. Le fonti disponibili non sostengono questa formulazione. Il numero di circa milleottocento è stato utilizzato nel 2025 dal direttore Kosloski per descrivere l’insieme dei casi presenti nella banca dati AARO. In quella stessa intervista spiegava che i dati arrivavano soprattutto dai canali del Dipartimento della Difesa, oltre che da FAA e forze dell’ordine.
Anche ABC News riportava nel giugno 2025 che l’ufficio aveva esaminato più di milleottocento casi complessivi, molti poi ricondotti a palloni, droni, detriti o animali. Non erano milleottocento denunce civili respinte. Presentare quel totale come la prova numerica di avvistamenti pubblici ignorati mescola due insiemi diversi.
Questo non assolve AARO dal problema principale. Al contrario, mostra perché serve un sistema trasparente: senza un canale pubblico non è possibile sapere quanti cittadini abbiano tentato di inviare materiale, quanti casi siano duplicati, quanti contengano dati utili e quanti siano stati persi. La cifra corretta non è ‘milleottocento ignorati’. La cifra corretta, oggi, è sconosciuta.
Quel novantatré per cento non è una statistica UAP
Un secondo numero circolato con la polemica afferma che il novantatré per cento degli americani non potrebbe riferire ufficialmente un UAP. Il calcolo sembra derivare dal confronto tra popolazione generale e categorie dotate di percorsi dedicati, in particolare i piloti. Ma non è una rilevazione sugli avvistamenti né una percentuale pubblicata da AARO.
La sostanza resta comprensibile: essere cittadini, da solo, non rende eleggibili per il modulo federale. La percentuale, però, crea un’illusione di precisione. Militari, dipendenti, contractor, controllori, piloti e forze dell’ordine si sovrappongono; inoltre un civile può riferire un pericolo alla polizia o utilizzare archivi privati. Ciò che manca non è qualunque possibilità di parlare. Manca un canale federale unico, dichiarato, scientificamente standardizzato e direttamente accessibile al pubblico.
In un fact-check, una denuncia può essere sostanzialmente fondata e numericamente fragile. È proprio questo il caso.
Gli archivi privati colmano il vuoto, ma non possono sostituire lo Stato
Da decenni il National UFO Reporting Center e il Mutual UFO Network raccolgono racconti civili. Questi archivi hanno valore storico e possono mettere in relazione avvistamenti simultanei. Sono però organizzazioni private: applicano criteri propri, non dispongono automaticamente delle tracce radar federali e non possono obbligare un’agenzia a conservare o condividere dati sensibili.
Il rischio opposto è delegare tutto alle piattaforme social. Un video compresso perde metadati; la data viene ricopiata male; l’autore cancella l’account; le condivisioni separano il filmato dal file originale. Quando una spiegazione ordinaria viene trovata, la correzione viaggia meno dell’immagine. Quando non viene trovata, ‘irrisolto’ diventa rapidamente ‘extraterrestre’.
Un portale pubblico non dovrebbe essere una bacheca di storie. Dovrebbe chiedere ora, posizione, direzione di osservazione, durata, condizioni meteorologiche, file originali, testimoni indipendenti e consenso al contatto. Dovrebbe conservare la catena di custodia digitale e incrociare automaticamente traffico aereo, satelliti, lanci di palloni, astronomia e attività militari divulgabili.

Perché anche il novantanove per cento spiegabile è prezioso
L’argomento più comune contro un portale è il rumore: migliaia di luci convenzionali e fotografie ambigue. Ma il rumore non è uno scarto inutile. Sapere con quale frequenza Starlink, Venere, un pallone o un aereo lontano producono una determinata descrizione migliora gli algoritmi e l’addestramento degli analisti. Costruisce il gruppo di controllo necessario per riconoscere ciò che davvero non coincide.
NASA ha insistito sulla qualità e sulla standardizzazione dei dati: la scarsità di osservazioni calibrate limita le conclusioni. Uno smartphone non è un sensore militare, ma cento telefoni sincronizzati, distribuiti su chilometri e accompagnati da orari verificabili possono offrire geometria, direzione e durata. Il cittadino non sostituisce il radar; può indicare dove cercare nel radar.
Il portale dovrebbe inoltre restituire qualcosa. Un sistema che raccoglie testimonianze senza comunicare criteri, stato dell’analisi e percentuali di risoluzione ricrea la sfiducia che pretende di combattere. Trasparenza non significa pubblicare dati classificati. Significa spiegare che cosa è stato ricevuto, che cosa manca e perché un caso è stato chiuso o sospeso.
PURSUE apre il passato, non il presente
Nel maggio 2026 il governo statunitense ha inaugurato PURSUE, un archivio che centralizza video, fotografie e documenti UAP declassificati. L’iniziativa ha reso consultabili molti fascicoli prima dispersi e ha invitato analisti esterni a esaminare casi non risolti. È un’apertura reale.
Ma PURSUE è una vetrina di materiali selezionati e revisionati per la sicurezza. Non è il pronto soccorso del dato. Un cittadino che osserva un fenomeno oggi non può caricare lì il video originale affinché venga confrontato con sensori governativi. Gli Stati Uniti hanno quindi costruito una grande uscita per i documenti e non ancora un ingresso per le testimonianze.
La contraddizione alimenta interpretazioni opposte: per alcuni prova che il governo vuole controllare la narrazione; per altri indica soltanto ritardi tecnici, rischio di abusi e difficoltà nel filtrare contenuti falsi. Nessuna delle due spiegazioni è dimostrata. È documentato soltanto il risultato: il canale annunciato non è disponibile.
Fatti, affermazioni e ipotesi
Fatto documentato: AARO non offre ancora un modulo generale per gli avvistamenti dei cittadini e dichiara che annuncerà in futuro il relativo meccanismo.
Fatto documentato: militari, personale governativo e piloti dispongono di percorsi specifici; la FAA trasferisce ad AARO i rapporti aeronautici pertinenti.
Affermazione pubblica da correggere: i circa milleottocento casi di AARO non risultano essere milleottocento segnalazioni civili legittime deliberatamente ignorate.
Inferenza ragionevole: il ritardo produce una perdita di dati, soprattutto per eventi brevi e non pericolosi che non raggiungono forze dell’ordine o aviazione.
Ipotesi non dimostrata: che l’assenza del portale sia una scelta intenzionale per nascondere avvistamenti. Può dipendere anche da risorse, privacy, sicurezza informatica, falsi e difficoltà di integrazione.
Speculazione: che il vuoto dimostri l’esistenza di tecnologia extraterrestre. L’assenza di un modulo prova una lacuna amministrativa, non l’origine degli oggetti.
La domanda giusta al Pentagono
Phil McGraw ha dato visibilità a una contraddizione che meritava attenzione, ma ha caricato la denuncia con cifre che non reggono al confronto con le fonti. Non servono numeri gonfiati. Basta leggere il sito AARO: il pubblico è ancora in attesa.
La domanda utile non è quanti alieni siano stati ignorati. È quando verrà attivato il sistema promesso, quali dati accetterà, come proteggerà identità e metadati, quali controlli userà contro i falsi generati dall’intelligenza artificiale e quali risultati restituirà ai testimoni.
Finché non esisterà quella porta, ogni nuova pubblicazione di dossier avrà un limite strutturale. Il governo potrà mostrarci ciò che ha deciso di aprire dal passato, mentre ciò che accade sopra le case dei cittadini continuerà a entrare soprattutto negli archivi privati e negli algoritmi dei social. Il mistero, questa volta, non è nel cielo. È nel pulsante che ancora non c’è.
Documenti e fonti
- AARO – Submit a Report: requisiti e promessa del futuro canale pubblico
- AARO – Frequently Asked Questions
- FAA – Order JO 7210.3, paragrafo 4-7-4 sui rapporti UAP
- FAA – Air Traffic Control, capitolo 9-8 sui rapporti UAP
- StarTalk – intervista al direttore AARO Jon Kosloski del 5 agosto 2025
- Department of War – lancio del portale PURSUE dell’8 maggio 2026
- PURSUE – archivio governativo dei documenti UAP
- New York Post – dichiarazioni di Phil McGraw, 4 settembre 2026
- ABC News – oltre 1.800 casi complessivamente esaminati da AARO, 4 giugno 2025
- NASA – rapporto indipendente UAP e qualità dei dati