Diciotto secondi di infrarosso mostrano una forma stellare inseguita da un sensore militare. È un oggetto geometrico oppure l’impronta del sistema che lo ha ripreso?
Diciotto secondi di infrarosso mostrano una forma stellare inseguita da un sensore militare. È un oggetto geometrico oppure l’impronta del sistema che lo ha ripreso?
Inchiesta aggiornata al 5 settembre 2026 • di ADB
Il caso in diciotto secondi
Nel catalogo pubblico del governo statunitense c’è un filmato che sembra fatto apposta per ingannare l’occhio. Su uno sfondo grigio, un piccolo segnale chiaro assume il profilo di una stella a sei punte. Il sensore lo mantiene vicino al centro mentre il paesaggio scorre. Non c’è audio utile, non c’è una sagoma aerodinamica riconoscibile e non c’è una scala che dica quanto sia grande. C’è soltanto una forma sorprendentemente regolare.
Il file è identificato come DOW-UAP-PR104. Secondo la scheda ufficiale, lo United States Indo-Pacific Command lo ha trasmesso all’All-domain Anomaly Resolution Office, AARO. La ripresa proviene da un sensore infrarosso a bordo di una piattaforma militare statunitense e riguarda il Mar Giallo nel 2025. La pubblicazione è avvenuta il 10 luglio 2026. La descrizione governativa parla con prudenza di un’“area di contrasto” che somiglia a una stella a sei punte e viene seguita dal sensore.
La pagina DVIDS indica quindici secondi di video disponibile, mentre la descrizione AARO parla di diciotto secondi complessivi. La differenza può dipendere dal taglio pubblicato o dal conteggio del materiale originario; i dati accessibili non permettono di stabilirlo. È già un primo avvertimento: persino la durata non è accompagnata dal pacchetto tecnico necessario per una ricostruzione indipendente.
Ciò che il documento prova davvero
Il filmato prova che un comando militare ha segnalato un’osservazione e che AARO ha deciso di renderne pubblica una versione. Prova anche che, per una parte della sequenza, il sistema di puntamento mantiene il segnale vicino al centro dell’immagine. Non prova invece che il bersaglio avesse fisicamente sei punte, che si muovesse a velocità anomala o che fosse un veicolo.
La scheda non pubblica il modello del sensore, la banda infrarossa utilizzata, la focale, il livello di zoom, la distanza, la quota, l’azimut completo, la velocità della piattaforma, le coordinate, le condizioni atmosferiche o il file nativo con i metadati. Senza queste informazioni non si può separare con sicurezza il movimento del bersaglio dal movimento dell’aereo, dalla rotazione della torretta e dall’inseguimento automatico.
AARO inserisce una formula esplicita: la descrizione serve soltanto a orientare il lettore e non rappresenta un giudizio analitico, una conclusione investigativa o una determinazione sulla validità e sulla natura dell’evento. In altre parole, l’etichetta “irrisolto” non significa “inspiegabile”; significa che il materiale pubblico non consente una determinazione definitiva.
La prima trappola: scambiare l’immagine per l’oggetto
Una telecamera non consegna la realtà in miniatura. Consegna il risultato di una catena: radiazione ricevuta, ottica, apertura, messa a fuoco, detector, campionamento dei pixel, algoritmi di contrasto, stabilizzazione, tracciamento, compressione e infine il display. Ogni anello può modificare l’aspetto di un bersaglio piccolo o lontano.
Questo principio è evidente in astronomia. NASA mostra che le stelle fotografate dal telescopio Webb sviluppano punte di diffrazione prodotte dalla geometria dello specchio e dai sostegni, non perché gli astri abbiano quelle forme. L’esempio non dimostra che PR104 sia una stella né che utilizzi un sistema ottico paragonabile a Webb. Dimostra però una regola fondamentale: un punto luminoso o termicamente contrastato può acquisire una geometria che appartiene allo strumento.
Anche nei sensori infrarossi, apertura e risoluzione fissano limiti. Teledyne FLIR ricorda che una piccola apertura e un detector a bassa risoluzione possono produrre bordi sfocati e aliasing. Se il bersaglio occupa pochi pixel, l’elaborazione destinata a renderlo visibile può trasformare una macchia in un simbolo netto. È una pista tecnica, non una soluzione già acquisita.

Sei punte: firma, saturazione o vera geometria?
La regolarità della sagoma è il dettaglio più seducente. Un oggetto costruito può certamente avere una forma stellare; esistono palloni, riflettori radar, aquiloni, bersagli e configurazioni di droni con profili non convenzionali. Ma quando una figura minuscola conserva punte simmetriche in un’immagine a bassa informazione, bisogna prima chiedersi se stiamo osservando la risposta del sistema a un punto intenso.
Una sorgente che supera la gamma dinamica del detector può saturare i pixel centrali. La ricostruzione dei bordi, il filtro di nitidezza e la visualizzazione “white hot” possono poi enfatizzare lobi e direzioni privilegiate. Anche la sfocatura assume la forma dell’apertura o del percorso ottico. Senza sapere se le punte ruotano con il sensore, con il bersaglio o restano ancorate al fotogramma, non si può scegliere tra geometria reale e impronta strumentale.
Un test semplice sarebbe confrontare l’orientamento delle punte durante i cambi di assetto e di zoom. Se l’oggetto ruotasse mentre la firma rimanesse solidale al detector, la forma sarebbe probabilmente strumentale. Se invece la geometria cambiasse coerentemente con una rotazione tridimensionale e fosse confermata da un secondo sensore, l’ipotesi di una struttura reale guadagnerebbe peso. Quel confronto non è possibile sulla breve clip resa pubblica.
Il teatro del Mar Giallo
Il luogo aggiunge tensione ma non identifica il bersaglio. Il Mar Giallo è uno spazio intensamente trafficato, delimitato dalla Cina e dalla penisola coreana, attraversato da rotte commerciali, attività di pesca, pattugliamenti e addestramento militare. In un ambiente simile, un oggetto non riconosciuto può essere importante per la sicurezza anche quando è perfettamente terrestre.
La provenienza INDOPACOM indica che il caso è entrato in una catena militare, non che sia stato attribuito a un avversario. Il documento pubblico non nomina il tipo di missione, il vettore che ospitava il sensore né un’interazione ostile. Attribuire la sagoma alla Cina, alla Corea del Nord o a tecnologia non umana sarebbe una speculazione senza supporto nei dati disponibili.
Proprio nelle aree strategiche l’incertezza può essere deliberatamente preservata dalla declassificazione. Coordinate, prestazioni dei sensori e profilo della piattaforma possono rivelare capacità operative. Il risultato è un paradosso: il governo pubblica il mistero, ma trattiene spesso le variabili che permetterebbero agli analisti esterni di ridurlo.
Che cosa servirebbe per risolverlo
Il primo elemento sarebbe il file nativo, non una semplice esportazione visiva. Servirebbero fotogrammi senza ricompressione, metadati temporali, modalità del sensore, zoom e campo visivo. Il secondo sarebbe la telemetria della piattaforma: posizione, quota, rotta, velocità e assetto. Il terzo sarebbe la geometria della linea di vista, indispensabile per distinguere la velocità apparente da quella reale.
Occorrerebbero poi fonti indipendenti: radar di bordo o terrestri, secondo sensore elettro-ottico, osservazioni di altre piattaforme, traffico aereo e marittimo, dati meteorologici, NOTAM e registri di esercitazioni divulgabili. Un solo video centrato dal tracking può documentare un segnale; raramente basta a ricostruire distanza e prestazioni.
La metodologia AARO pubblicata per il caso GoFast mostra perché questi numeri contano. In quel dossier, angoli, distanza, quota dell’aereo, velocità e tempi hanno permesso di stimare il moto e di verificare l’effetto della parallasse. PR104, nella forma pubblica, non offre un insieme equivalente. Qualunque cifra sulla sua velocità sarebbe quindi inventata.

Tre scenari in ordine di prudenza
Primo scenario: un bersaglio ordinario reso insolito dalla catena di acquisizione. Potrebbe essere un velivolo distante, un pallone, un drone o un altro oggetto con forte contrasto termico. Diffrazione, sfocatura, pixelizzazione e filtri avrebbero trasformato il segnale in una stella. È uno scenario compatibile con ciò che vediamo, ma non è dimostrato.
Secondo scenario: un oggetto realmente dotato di geometria insolita. La forma potrebbe appartenere a un bersaglio, a un riflettore o a una configurazione sperimentale. Per sostenerlo servirebbe però mostrare che le sei punte persistono in dati grezzi, a più ingrandimenti e possibilmente da angoli differenti.
Terzo scenario: tecnologia dalle prestazioni anomale o origine non umana. Il filmato pubblico non mostra accelerazioni misurabili, transizioni tra aria e acqua, assenza di propulsione a distanza nota o altre caratteristiche capaci di sostenere questa conclusione. È una possibilità narrativa, non un risultato investigativo.
Fatti, testimonianze, ipotesi e speculazioni
Fatto documentato: INDOPACOM ha trasmesso ad AARO un filmato infrarosso registrato da una piattaforma militare sul Mar Giallo nel 2025; AARO lo ha pubblicato il 10 luglio 2026 con il codice PR104.
Osservazione documentata: nella clip compare un’area di contrasto che la stessa scheda descrive come simile a una stella a sei punte. Il sensore la segue per gran parte della sequenza.
Dato mancante: la pagina pubblica non fornisce le grandezze necessarie per ricavare dimensioni, distanza e velocità assoluta. Non viene presentata una conclusione analitica.
Ipotesi tecnica: la forma stellare potrebbe essere una firma dell’ottica o dell’elaborazione. È coerente con fenomeni noti di diffrazione, saturazione, sfocatura e campionamento, ma richiede il modello del sensore e i dati originali per essere verificata.
Speculazione: che le sei punte rivelino un veicolo segreto, cinese, extraterrestre o interdimensionale. Nessuna di queste attribuzioni è sostenuta dalla documentazione pubblica.
Il mistero è nella forma o nei dati?
PR104 è interessante non perché mostri una manovra impossibile, ma perché espone il problema centrale dell’ufologia contemporanea: un’immagine molto suggestiva può contenere pochissima informazione fisica. Il cervello vede una stella e la trasforma subito in un oggetto. L’analista deve compiere il percorso inverso e chiedere quale combinazione di bersaglio e strumento abbia prodotto quei pixel.
L’ipotesi ottica è al momento la più economica, ma non può diventare un verdetto per semplice somiglianza con le punte di diffrazione di altri sistemi. Sensori differenti producono firme differenti. Senza parametri e file nativi, anche lo scetticismo rischia di commettere lo stesso errore del sensazionalismo: riempire i vuoti con una risposta preferita.
La conclusione più rigorosa rimane dunque aperta e limitata. C’è un segnale reale nel filmato, c’è una forma registrata, non c’è abbastanza per affermare che quella fosse la forma dell’oggetto. La stella a sei punte del Mar Giallo potrebbe essere un mistero nel cielo. Ma potrebbe essere, più semplicemente e più istruttivamente, il ritratto del sensore che la stava guardando.
Documenti e fonti
- AARO – archivio ufficiale UAP Report Documents
- DVIDS – DOW-UAP-PR104, Unresolved UAP Report, Yellow Sea, 2025
- AARO – Official UAP Imagery
- Department of War – Presidential UAP Transparency Initiative
- AARO – rapporto annuale FY2025
- NASA – Webb’s Diffraction Spikes
- Teledyne FLIR – risoluzione, apertura e aliasing nei sensori IR
- AARO – metodologia del caso GoFast e limiti dei dati video