Dopo le esplosioni, la geografia energetica europea è cambiata. Seguiamo gas, contratti e denaro senza confondere il beneficio economico con la prova del sabotaggio.
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Nord Stream, segui i soldi
Distruggere un gasdotto non identifica automaticamente chi ne ha tratto vantaggio. Ma dopo le esplosioni del Baltico la geografia energetica europea è cambiata: Norvegia e Stati Uniti hanno conquistato una parte enorme del mercato lasciato dal gas russo via tubo, mentre il GNL russo non è affatto scomparso.
Nel primo capitolo abbiamo seguito la bomba. L'indagine tedesca oggi punta su una squadra ucraina e ha portato a procedimenti concreti contro Serhii K. e Vladimir Z. La nuova ricerca locale ha aggiunto persino una domanda sulla cooperazione danese con Berlino. Ma nessuno di questi elementi autorizza una scorciatoia molto diffusa: “chi ha guadagnato è necessariamente chi ha sabotato”.
Qui facciamo un'altra cosa. Seguiamo il mercato.
Prima dell'esplosione: una dipendenza costruita per decenni
Nord Stream era il simbolo fisico di una relazione energetica diretta fra Russia e Germania. Nel duemilaventuno la Russia forniva all'Unione Europea oltre centocinquanta miliardi di metri cubi di gas. La guerra, le sanzioni, le riduzioni delle forniture e infine la distruzione delle condotte hanno accelerato una trasformazione già politicamente in corso.
Nel duemilaventicinque il gas russo arrivato nell'Unione era sceso a circa trentasei miliardi di metri cubi. Ma “uscire dal gas russo” non significa diventare energeticamente indipendenti. Significa anche sostituire un fornitore, una rotta e un tipo di contratto con altri fornitori, altre infrastrutture e altri intermediari.
I due grandi vincitori commerciali

Lo spazio lasciato dalla Russia è stato occupato soprattutto dalla Norvegia e dagli Stati Uniti. Nel duemilaventicinque la Norvegia ha fornito all'Unione circa ottantanove virgola tre miliardi di metri cubi, poco meno di un terzo delle importazioni europee. Gli Stati Uniti hanno raggiunto circa settantacinque virgola sei miliardi, con un ruolo dominante nel GNL importato dall'Europa.
È un trasferimento di mercato gigantesco. La Norvegia dispone della prossimità geografica e di una rete di gasdotti già collegata all'Europa. Gli Stati Uniti hanno trasformato il GNL in una componente strutturale della sicurezza energetica europea. Terminali, rigassificatori e capacità di importazione che prima erano complementari sono diventati infrastrutture strategiche.
Questo dimostra un beneficio economico. Non dimostra una responsabilità nel sabotaggio. È una distinzione che vale la pena ripetere proprio perché l'inchiesta giudiziaria sta restringendo il campo degli esecutori materiali.
Dieci giorni dopo le esplosioni: il contratto che era già stato firmato
Il 6 ottobre 2022 EnBW e Venture Global annunciarono un ampliamento degli accordi di fornitura di GNL. Il dettaglio decisivo è che i contratti originari risalivano a giugno, tre mesi prima del sabotaggio. L’ampliamento arrivò dopo, ma la trattativa era cominciata prima. La durata ventennale degli accordi mostra come la crisi abbia prodotto impegni capaci di sopravvivere all’emergenza.
È una distinzione che conta: chi ha beneficiato del nuovo mercato non è per questo l’autore delle esplosioni. I documenti, semmai, mostrano quando i rapporti commerciali hanno cominciato a cambiare.
La nuova indagine rende il confine ancora più importante
Gli sviluppi giudiziari tedeschi del duemilaventisei rendono più concreta la pista dell'Andromeda. La procura tedesca attribuisce a Serhii K. un ruolo di coordinamento e sostiene che l'operazione fosse collegata ad autorità statali ucraine; Kiev nega il coinvolgimento dello Stato. Un secondo sospettato, Vladimir Z., è stato arrestato in Croazia.
Questo cambia il peso relativo delle ipotesi operative, ma non trasforma automaticamente Norvegia e Stati Uniti da beneficiari in sospettati. Al contrario, rende ancora più necessario separare tre piani: chi ha materialmente eseguito il sabotaggio, chi lo ha ordinato e chi ha guadagnato dal nuovo mercato energetico.
Il gas russo ha cambiato strada

La storia diventa meno lineare quando si guarda al GNL russo. ACER segnala che continuano a esistere contratti europei autorizzati di lungo periodo per GNL proveniente dalla Russia, con carichi diretti anche verso Spagna, Francia, Belgio e Paesi Bassi. Esistono inoltre forniture via tubo verso alcuni Paesi dell'Europa centrale e sudorientale.
Il punto più importante è commerciale: il Paese in cui il gas entra nell'Unione non coincide necessariamente con quello in cui viene consumato. Nel mercato europeo integrato una molecola può entrare da un terminale, essere scambiata più volte e attraversare frontiere attraverso la rete.
La dipendenza non è quindi semplicemente sparita. È diventata più frammentata, più costosa da seguire e distribuita fra produttori, esportatori, armatori, terminali, operatori di rete, trader e utility.
Zeebrugge, i terminali e il valore dell'intermediazione
Un terminale di GNL non è soltanto un punto sulla mappa. È una macchina commerciale. Scarico, stoccaggio, rigassificazione, trasbordo e capacità di rete generano tariffe e contratti. Zeebrugge, insieme ad altri grandi terminali europei, mostra bene perché la nuova geografia del gas non possa essere descritta soltanto con la nazionalità del produttore.
Seguire il denaro significa quindi seguire anche chi controlla la capacità dei terminali, chi possiede i contratti di lungo periodo, chi commercia i carichi e quali utility europee hanno continuato ad acquistare GNL russo mentre politicamente Bruxelles dichiarava l'obiettivo di ridurne la dipendenza.
Norvegia: il beneficio è enorme, la prova è un'altra cosa
Nel duemilaventidue l'impennata dei prezzi energetici produsse entrate eccezionali per il settore petrolifero e del gas norvegese e per lo Stato. Negli anni successivi Oslo ha consolidato il ruolo di principale fornitore europeo.
È legittimo domandarsi chi abbia beneficiato della scomparsa della rotta Nord Stream. Non è legittimo trasformare quella risposta in una prova penale. “Cui prodest?” è un ottimo modo per scegliere dove guardare, non per decidere chi condannare.
Stati Uniti: dal GNL alternativo al GNL strutturale
Per Washington la trasformazione europea ha significato un mercato molto più ampio per il GNL statunitense. Anche qui il vantaggio è documentabile. Ma la ricostruzione pubblica di un coinvolgimento operativo americano nel sabotaggio non dispone, allo stato attuale, della stessa catena probatoria costruita dagli investigatori tedeschi attorno alla squadra dell'Andromeda.
Questo non chiude l'indagine. Impone semplicemente una gerarchia delle prove. Un contratto, un aumento delle esportazioni o un vantaggio strategico possono spiegare un interesse. Per dimostrare un'operazione servono ordini, comunicazioni, movimenti, uomini, mezzi e riscontri indipendenti.
La vera eredità di Nord Stream
Il paradosso è che l'Europa ha ridotto drasticamente la dipendenza dal gas russo via tubo senza eliminare la dipendenza dall'estero. Ha diversificato. La sicurezza energetica è passata da una grande arteria orientale a una rete di gasdotti norvegesi, metaniere, terminali e contratti globali.
Il risultato è politicamente più flessibile, ma commercialmente più complesso. E una parte del gas russo continua comunque a entrare nel sistema.
Seguire il denaro non ci dice chi ha collocato gli esplosivi. Ci mostra però chi ha occupato lo spazio economico lasciato da Nord Stream, quali nuove dipendenze sono nate e perché il sabotaggio del duemilaventidue continua ad avere conseguenze ben oltre il fondale del Baltico.
Fonti
- Commissione europea, dati sul mercato europeo del gas e diversificazione delle forniture.
- Consiglio dell'Unione Europea, provenienza delle importazioni europee di gas.
- ACER, contratti di importazione di gas russo e diversificazione, duemilaventisei.
- Generalbundesanwalt, procedimenti Nord Stream contro Serhii K. e Vladimir Z.
- High Court of Justice, Nord Stream AG v Lloyd's Insurance Company SA & Anor, sei luglio duemilaventisei.
- Ukrainska Pravda / DR, cooperazione investigativa danese nel caso Nord Stream.