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Alfa Network

Una sentenza russa da 18,17 trilioni di rubli, un caveau belga e un prestito europeo da 90 miliardi: Babu ricostruisce la battaglia per i fondi russi congelati.

Euroclear, la guerra dei 200 miliardi

di Barbara Bucci (Babu) | Alfa Network · 23 ottobre 2026

Il 22 ottobre un tribunale russo respinge un altro ricorso di Euroclear. Il giorno prima, il premier belga assicura che Bruxelles non riaprirà il piano per usare i capitali russi congelati. Nel mezzo ci sono Kiev, 90 miliardi di prestiti europei e una domanda che nessuna sentenza, da sola, riesce a risolvere: chi può disporre del denaro di una guerra?


La cassaforte si trova in Belgio. La sentenza arriva dalla Russia. Il conto, prima o poi, potrebbe essere presentato a mezza Europa. Benvenuti nella diplomazia del ventunesimo secolo: quando i negoziati si bloccano, si aprono i bilanci; quando i bilanci diventano scomodi, si chiamano gli avvocati. E quando parlano gli avvocati, ciascuna capitale scopre di avere un diritto internazionale leggermente diverso da quello dei vicini.

La notizia è doppia, e porta due date precise. Il 21 ottobre 2026 il primo ministro belga Bart De Wever, parlando al Parlamento, ha sostenuto che la Commissione europea non proporrà una nuova operazione sui beni russi immobilizzati presso Euroclear. Il 22 ottobre l'Arbitrato del Distretto di Mosca ha respinto il ricorso in cassazione del depositario belga contro la condanna al risarcimento della Banca centrale russa. I due episodi non sono un accordo segreto né una reazione reciproca dimostrata. Sono, però, le due estremità dello stesso problema: il denaro resta bloccato in Europa mentre la battaglia per attribuirgli un proprietario operativo continua nei tribunali. Le dichiarazioni belghe sono riportate da The Brussels Times; l'esito giudiziario da Mosca 24 e dagli aggiornamenti di RBC.

Il 22 ottobre: Mosca conferma, ma Bruxelles non paga

La controversia nasce dalla decisione dell'Unione europea di immobilizzare riserve della Banca centrale di Russia dopo l'invasione su vasta scala dell'Ucraina nel febbraio 2022. La banca russa ha chiesto a Euroclear un risarcimento di circa 18,17 trilioni di rubli, equivalente, alla valutazione utilizzata nel procedimento, a circa 200 miliardi di euro. Il valore richiesto comprendeva, secondo la ricostruzione degli atti diffusa dalla stampa russa, beni non disponibili e mancati guadagni. Non è quindi una misura contabile intercambiabile con l'ammontare dei fondi effettivamente custoditi.

Il 15 maggio 2026 il tribunale moscovita ha accolto la domanda. Il 16 luglio un appello è stato respinto. Il 22 ottobre, secondo il resoconto della decisione pubblicato in Russia, è stato rigettato anche il successivo ricorso in cassazione. Il giudice russo ha lasciato ferma la condanna; ciò non significa che Euroclear abbia versato 200 miliardi o che il patrimonio congelato sia stato sbloccato. È qui che finisce la scorciatoia del titolo sensazionale. La decisione non è automaticamente eseguibile nell'Unione europea, dove Euroclear contesta la giurisdizione russa e afferma di avere rispettato le sanzioni europee. La posizione del depositario è espressa nei suoi risultati ufficiali semestrali.

La possibilità che Mosca cerchi di far valere la sentenza in paesi terzi è una prospettiva legale, non un pignoramento già avvenuto. I ricorsi possono moltiplicarsi, ma nessuno di essi trasforma per magia un conto bloccato a Bruxelles in denaro disponibile a Mosca. E il rischio finanziario, pur serio, va distinto dall'esito effettivo delle cause.

Cronologia documentata della controversia Euroclear tra Mosca e Bruxelles dal 2025 al 22 ottobre 2026
Cronologia originale Alfa Network, ricostruita da registri e resoconti giudiziari russi, documenti Euroclear e dichiarazioni belghe. Non è un documento processuale.

Il 21 ottobre: il Belgio spegne l'entusiasmo

Un giorno prima della decisione moscovita, De Wever aveva raccontato ai parlamentari belgi la propria lettura del vertice europeo del 15 e 16 ottobre. A suo dire, la Commissione non avrebbe riaperto l'ipotesi di una nuova operazione basata sui fondi russi custoditi da Euroclear. Il premier ha criticato anche i leader favorevoli a un loro impiego più diretto, fra cui l'olandese Rob Jetten. Il tono, secondo il resoconto belga, non era esattamente quello di un diplomatico che cerca una formula gentile per dire «parliamone ancora».

Ma una dichiarazione del primo ministro belga non equivale a una decisione formalmente adottata dalla Commissione europea. De Wever riferisce una rassicurazione politica; non abbiamo trovato un nuovo atto della Commissione che renda giuridicamente impossibile ogni proposta futura. Né lui ha escluso che altri governi tornino a sollevare la questione. È una distinzione meno spettacolare della parola «veto», ma molto più utile per capire dove siamo.

La verifica più interessante è nel documento originale del Consiglio europeo del 16 ottobre. I paragrafi 21 e 22, dedicati al finanziamento di Kiev, accolgono con favore l'erogazione del prestito da 90 miliardi, rilevano la copertura delle necessità ucraine per il 2026 e chiedono una nuova valutazione dei fabbisogni con la Commissione e il Fondo monetario internazionale. Non annunciano la confisca dei capitali della Banca centrale russa. Il silenzio del testo non prova, da solo, che la questione sia chiusa per sempre. Conferma soltanto che quell'atto non contiene la svolta che alcuni chiedevano.

Tre cifre che i titoli mescolano troppo volentieri

Per capire il caso bisogna resistere alla tentazione di trattare ogni numero come se descrivesse lo stesso mucchio di banconote. Secondo il Consiglio dell’Unione europea, nell'UE sono immobilizzati circa 210 miliardi di euro di beni della Banca centrale russa. Nel proprio bilancio del primo semestre 2026, Euroclear indica invece 202 miliardi di attività legate alle sanzioni russe nel suo bilancio al 30 giugno: un dato societario, con un perimetro e una data differenti. Infine, il prestito europeo da 90 miliardi per il 2026-2027 non è una somma già sottratta al capitale russo: è finanziato con emissioni dell'UE sui mercati, garantite dal bilancio comunitario.

Infografica 210 miliardi UE immobilizzati, 202 miliardi Euroclear nel giugno 2026 e prestito europeo da 90 miliardi
Tre importi con significati diversi. Infografica originale Alfa Network su dati ufficiali del Consiglio UE e di Euroclear; valori arrotondati, perimetri non sommabili.

Il prestito è stato strutturato in circa 30 miliardi per il sostegno economico e 60 per la difesa. Alla ricognizione ufficiale del Consiglio aggiornata al 14 ottobre risultavano erogati 19,8 miliardi nell'ambito di questo strumento. L'accordo prevede che il rimborso sia collegato alle riparazioni di guerra dovute dalla Russia. Questo è l'obiettivo politico e finanziario previsto dal meccanismo, non la prova che quelle riparazioni siano già state ottenute.

Il denaro che invece si sta già usando

Dire che l'Europa «non tocca i fondi russi» sarebbe altrettanto inesatto. L'Unione distingue il capitale immobilizzato dagli utili straordinari generati dalla gestione di quei beni. Questi ultimi alimentano già strumenti di sostegno all'Ucraina. Il Consiglio UE indica circa 8 miliardi di euro di proventi straordinari finora generati: 3,8 miliardi versati all'Ucraina e 4,2 miliardi impiegati o accantonati per contribuire al servizio dei prestiti UE e G7. Sono importi cumulativi riportati dal Consiglio, non denaro aggiuntivo da sommare ai 90 miliardi del nuovo prestito.

Euroclear, dal canto suo, riferisce che nel primo semestre del 2026 gli interessi derivanti dalle attività russe sanzionate hanno raggiunto 2,3 miliardi e che sono stati accantonati 1,5 miliardi come contributo straordinario previsto dalla normativa UE. È un'altra categoria contabile: interessi lordi, contributi accantonati e trasferimenti effettivi non coincidono necessariamente nello stesso periodo. Il comunicato societario del 17 luglio lo spiega meglio di molti slogan.

Insomma, il capitale resta immobilizzato, ma parte dei rendimenti sta già finanziando Kiev. Il vero scontro non riguarda l'esistenza di ogni forma di utilizzo, bensì fino a che punto si possa andare oltre i rendimenti senza aprire una controversia sulla proprietà sovrana e sulle responsabilità di chi custodisce i fondi.

La controffensiva russa attraversa il confine giuridico

Mosca definisce illegittima l'immobilizzazione delle proprie riserve e sostiene che i provvedimenti europei limitino il diritto della Banca centrale a tutelarsi. Il 15 settembre 2026 il regolatore russo ha presentato un ricorso al Tribunale dell'Unione europea contro una disposizione europea relativa al riconoscimento e all'esecuzione di decisioni dei tribunali russi. La notizia e le motivazioni attribuite alla Banca centrale sono riportate da Interfax e da Reuters. È una mossa che porta il conflitto persino nel sistema giudiziario dell'avversario.

La posizione di Euroclear è opposta: il depositario afferma di applicare obblighi normativi europei, contesta la pretesa risarcitoria russa e non riconosce la competenza dei tribunali di Mosca su questa controversia. Nel suo rapporto semestrale segnala anche costi diretti per 146 milioni di euro legati alle sanzioni e alle contromisure nel primo semestre. Non è la prova che un collasso finanziario sia imminente. È il segno, documentato, che una decisione politica può produrre contenziosi e costi molto concreti per l'infrastruttura che deve eseguirla.

La questione della sovranità degli attivi non cancella il contesto in cui sono state imposte le sanzioni: l'invasione russa dell'Ucraina e la necessità di sostenere un paese aggredito. Allo stesso modo, il diritto dell'Ucraina a chiedere riparazioni non risolve automaticamente ogni controversia sulla confisca di riserve sovrane prima di un accordo o di un titolo giuridico eseguibile. Sostenere Kiev e interrogarsi sui rischi di un precedente finanziario non sono posizioni incompatibili. In Europa, a volte, basta dirlo per sembrare appartenenti contemporaneamente a tre opposizioni.

Kiev guarda al 2027, Bruxelles al rischio, Mosca al precedente

Il Consiglio europeo ha dichiarato coperte le necessità ucraine del 2026, non quelle di ogni anno futuro. Per il 2027 resta aperta la discussione sul fabbisogno aggiuntivo. Nel resoconto del dibattito belga del 21 ottobre si parla di una richiesta ucraina di circa 70 miliardi di euro ulteriori per il prossimo anno. È una richiesta politica riportata dalle cronache, non una nuova erogazione approvata. Il testo ufficiale del vertice si limita a promettere un riesame dei bisogni finanziari.

Il Belgio teme che il paese che ospita il depositario finisca per sopportare un rischio giuridico sproporzionato. I sostenitori di un impiego più diretto dei fondi replicano che lasciare inutilizzato il capitale mentre l'Ucraina affronta costi crescenti ha un prezzo politico e umano. La Russia insiste sulla tutela delle proprie riserve e usa i tribunali per alzare il costo delle scelte europee. Nessuna delle tre prospettive, presa isolatamente, racconta l'intera storia.

La conclusione più verificabile, oggi, è meno teatrale di una resa o di una vittoria. Il 22 ottobre Mosca ha ottenuto un'altra conferma giudiziaria; Bruxelles non ha disposto lo sblocco dei fondi; Kiev continua a ricevere aiuti finanziati con strumenti differenti. Il prossimo passaggio decisivo non sarà il numero stampato su un titolo, ma un atto concreto: una nuova proposta della Commissione, una decisione eseguibile in un'altra giurisdizione oppure un accordo sulle riparazioni. Fino ad allora il caveau rimane chiuso sul capitale, aperto ai rendimenti e affollatissimo di avvocati.

Fonti e documenti consultati

Nota di metodo: le conclusioni del Consiglio UE e il bilancio Euroclear sono fonti primarie lette direttamente. La dichiarazione di De Wever è riportata da cronache parlamentari belghe; la decisione russa del 22 ottobre è verificata attraverso resoconti che citano il dispositivo, non attraverso una copia integrale della sentenza. I valori in rubli e in euro riflettono le valutazioni riportate nelle rispettive fonti. Le due immagini interne e la copertina sono illustrazioni editoriali originali, non fotografie degli eventi.