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A Tiro i subacquei tornano tra le rovine sommerse dopo il conflitto: un viaggio nella grande città fenicia, tra archeologia marina, storia e un futuro ancora fragile.

Philip Cheshire | Alfa Network | 24 settembre 2026

Ci sono città che si visitano camminando. Tiro, nel sud del Libano, chiede anche di guardare sotto la superficie. A pochi metri dalla costa, muri, blocchi, strade e strutture portuali continuano nel Mediterraneo: una parte dell'antica città è sommersa. Negli ultimi giorni i subacquei hanno ricominciato a esplorarla, approfittando della fragile tregua seguita al conflitto tra Israele e Hezbollah. È una notizia che sembra fatta per un viaggio di Philip Cheshire, ma con una differenza importante: questa volta il primo consiglio pratico è non trasformare una riapertura archeologica in un invito a partire senza verifiche di sicurezza.

La città che dominava il Mediterraneo

Tiro, l'antica Ṣūr, fu una delle grandi potenze fenicie. UNESCO ricorda che i suoi navigatori fondarono colonie e centri commerciali fino a Cadice e Cartagine e che la tradizione lega la città alla celebre porpora tiria. In origine gran parte dell'abitato sorgeva su un'isola considerata quasi inespugnabile. Nel 332 avanti Cristo Alessandro Magno costruì un terrapieno per raggiungerla durante l'assedio: nei secoli, sedimenti e trasformazioni costiere contribuirono a fare dell'isola l'attuale promontorio.

Ricostruzione editoriale delle rovine sommerse di Tiro
Sotto la costa di Tiro sopravvive un paesaggio archeologico marino. Immagine originale Alfa Network, ricostruzione editoriale.

Il sito UNESCO, iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dal 1984, comprende due grandi aree terrestri, ma la stessa scheda ufficiale precisa che una parte significativa dei resti della città si trova sott'acqua. È qui che il viaggio diventa insolito: non si osservano soltanto colonne e strade romane dietro una recinzione, ma si segue la continuità della città oltre la linea di costa.

I sub tornano, ma Tiro è ancora ferita

Associated Press ha documentato nel settembre 2026 il ritorno dei subacquei tra strutture sommerse, mura, strade e resti del porto. Gli operatori locali raccontano un interesse crescente, anche se il turismo resta lontano dai livelli precedenti al conflitto. Le rovine sott'acqua sembrano avere superato meglio delle aree terrestri la fase più recente delle ostilità.

Questo non significa che il patrimonio di Tiro sia fuori pericolo. Nel luglio 2026 UNESCO ha inserito il sito nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo. Il rapporto sullo stato di conservazione segnala danni collegati alle ostilità, problemi agli edifici e ai depositi archeologici e una situazione di sicurezza ancora fragile. UNESCO ha inoltre avviato un intervento di valutazione e messa in sicurezza sostenuto dal Heritage Emergency Fund.

Ricostruzione editoriale della costa di Tiro
Terra e mare formano un unico paesaggio storico. Immagine originale Alfa Network, ricostruzione editoriale.

Un porto che potrebbe diventare un museo senza pareti

La prospettiva più interessante riguarda il futuro. Le autorità libanesi stanno lavorando sulla tutela dell'archeologia marina e sull'idea di valorizzare le aree sommerse. Non sarebbe soltanto un'attrazione per sub: un parco archeologico subacqueo può diventare uno strumento di ricerca, conservazione e rilancio economico, a condizione che l'accesso venga regolato e che la sicurezza regionale lo permetta.

La cautela è necessaria anche dal punto di vista scientifico. Espressioni come “città sommersa” evocano immediatamente Atlantide, cataclismi e civiltà perdute. A Tiro non serve nulla di tutto questo. La presenza di strutture sommerse è documentata, ma deriva da una storia costiera complessa fatta di variazioni del livello marino, subsidenza, terremoti, sedimentazione, trasformazioni portuali e millenni di attività umana. Il mistero vero è ricostruire con precisione quale fase appartenga a ogni struttura.

Fenici, mare e stelle

I Fenici furono navigatori straordinari e l'orientamento astronomico faceva parte del patrimonio nautico antico. Da qui nascono facilmente letture paleoastronautiche che trasformano capacità marittime, conoscenze celesti e miti in tracce di interventi esterni. Non esistono prove archeologiche che colleghino le rovine sommerse di Tiro a tecnologie extraterrestri o a una civiltà tecnologicamente avanzata scomparsa. È però legittimo studiare come cielo, religione e navigazione fossero intrecciati nella cultura fenicia, senza confondere una domanda affascinante con una risposta già dimostrata.

Informazioni pratiche: un viaggio da preparare, non da improvvisare

Tiro si trova sulla costa meridionale del Libano, circa ottantatré chilometri a sud di Beirut. In condizioni normali il viaggio può combinare il sito archeologico urbano, la necropoli di Al-Bass, l'ippodromo romano, il lungomare e, per subacquei qualificati, le aree marine esplorabili con operatori locali autorizzati.

Ma nel settembre 2026 il contesto non è quello di una normale destinazione mediterranea. Il sito è stato inserito da UNESCO tra i patrimoni in pericolo proprio a causa delle ostilità e la situazione può cambiare rapidamente. Prima di qualsiasi viaggio bisogna consultare gli avvisi ufficiali della Farnesina/Viaggiare Sicuri e verificare sul posto accessibilità, restrizioni e condizioni operative. Questo articolo racconta un luogo che torna lentamente visibile, non certifica che sia sicuro raggiungerlo oggi.

Il consiglio di Philip

Tiro merita di restare nella lista dei viaggi futuri. Quando le condizioni consentiranno una visita responsabile, l'esperienza ideale non sarà scegliere tra la città terrestre e quella sommersa: sarà leggerle insieme. Prima camminare tra l'arco monumentale, la necropoli e l'ippodromo; poi guardare il mare sapendo che la pianta della città continua sotto le onde.

È forse questo il fascino più potente di Tiro. Non una civiltà scomparsa, ma una città che non ha mai smesso di esistere del tutto. Una parte è diventata roccia, una parte quartiere moderno, una parte memoria. E una parte, silenziosamente, continua a respirare sotto il Mediterraneo.

Fonti