Un agente del Colorado registra una luce per quindici minuti e racconta un fascio rosso e blu entrato nella pattuglia. Tre anni dopo il dossier ufficiale viene corretto senza un annuncio evidente.
Un agente ferma la pattuglia lungo una strada del Colorado e punta il telefono verso una luce sospesa nel buio. Dice di aver controllato il radar, parla di oggetti che ritornano da due notti e ricorda un fascio rosso e blu entrato nel veicolo. Tre anni dopo il Pentagono pubblica i filmati, ma il dossier cambia pochi giorni più tardi: compaiono nuove trascrizioni, un PDF viene sostituito e una data viene corretta. È da quel cambiamento silenzioso che ho iniziato a seguire il caso.
Quindici minuti al bordo della strada
La registrazione più lunga dura quindici minuti. Non mostra un disco metallico, né una sagoma dalla quale si possano ricavare misure affidabili. Sullo schermo rimane soprattutto un punto luminoso nel cielo notturno, ripreso con lo zoom di un telefono. A parlare è però un agente delle forze dell’ordine locali. Non sta raccontando l’episodio mesi dopo, seduto davanti a un investigatore: sta descrivendo quello che crede di vedere mentre lo filma.
Dieci secondi dopo l’inizio anticipa ciò che si aspetta dall’oggetto: se proverà a seguirlo, quello gli farà lampeggiare delle luci. Subito dopo precisa che è la seconda notte consecutiva. La sera precedente gli oggetti si trovavano in una zona cancellata dal documento; ora, dice, si stanno spostando verso un’altra area anch’essa oscurata.
La scena prende forma attraverso osservazioni brevi. La luce guadagna quota, supera una linea elettrica, sembra avvicinarsi perché diventa più grande. A due minuti e trentotto secondi l’agente ricorda di averne vista una scomparire «in un istante». Più avanti aggiunge che queste presenze rimangono sul posto per ore e si muovono secondo traiettorie triangolari.
Fino a quel momento il racconto potrebbe ancora appartenere a molte notti di sorveglianza: una luce distante, nessun riferimento certo, lo zoom che amplifica ogni tremolio. Poi arriva il passaggio che ha attirato la mia attenzione. Al minuto sette e quaranta l’agente torna alla sera precedente: uno degli oggetti avrebbe proiettato una luce rossa e blu molto intensa all’interno del suo veicolo di pattuglia. Quella notte sta aspettando che accada di nuovo.
Al nono minuto crede di distinguere due luci dentro la stessa sfera. Al tredicesimo la vede muoversi verso ovest. Poi, secondo la sua descrizione, cambia direzione e avanza verso di lui. L’ultima frase significativa non ha il tono impersonale di un rapporto: «È molto terrificante».
Ho riletto la trascrizione cercando un dettaglio operativo che potesse trasformare quelle impressioni in una misura. Non c’è una distanza strumentale, non c’è un azimut, non compare un confronto con stelle o rilievi riconoscibili. Il documento conserva però qualcosa che spesso manca nei casi UAP: una sequenza temporale continua e la voce di un osservatore abituato a comunicare posizione, direzione e condizioni del traffico.
“Ho controllato il radar”
Il secondo episodio documentato avviene il 2 gennaio 2024. L’agente indica una strada e un chilometro, poi afferma di osservare «un’altra sfera» a circa trecento piedi dal terreno, poco più di novanta metri. Dice di aver verificato il radar e di non aver trovato aerei nella zona. La luce sarebbe rimasta ferma per circa quindici minuti prima di avvicinarsi.
La parola altra collega naturalmente questa registrazione agli episodi di ottobre. Anche il comportamento descritto è simile: lunga permanenza, immobilità apparente, successivo movimento verso il testimone. La stima dei trecento piedi resta visiva; nel buio, un punto privo di riferimenti può sembrare vicino e piccolo oppure lontano e molto luminoso. Il controllo radar, invece, è un elemento concreto, anche se il fascicolo non specifica quale servizio sia stato consultato, quale copertura avesse e se includesse traffico privo di transponder.
Questa mancanza non annulla il controllo: ne limita la portata. Un velivolo convenzionale correttamente tracciato avrebbe dovuto comparire; un drone, un pallone, una sorgente astronomica o un oggetto fuori dalla copertura del sistema richiedono verifiche diverse. Nel pacchetto pubblico non troviamo quelle verifiche.
Quattro video, due mesi, un solo testimone?
Il blocco del Colorado comprende quattro filmati ripresi con la fotocamera posteriore di un telefono: un minuto e diciannove secondi, quindici minuti, ventisette secondi e un minuto e quarantadue secondi. La durata totale sfiora i ventidue minuti. AARO ha sfocato la metà inferiore di ogni fotogramma per proteggere informazioni personali e operative, rimuovendo inoltre l’audio dalle versioni diffuse.
Le trascrizioni indicano che almeno tre clip appartengono alle osservazioni dello stesso agente o, comunque, a un narratore che usa la stessa continuità: seconda notte, pattuglia, precedenti incontri, oggetti capaci di restare in zona per ore. Il documento di ventisette secondi non aiuta: contiene soltanto rumori indistinti e nessun dialogo riconoscibile.
La posizione precisa è stata cancellata, ma restano la strada, il rumore dei mezzi in transito, le comunicazioni radio e il riferimento a linee elettriche. Non siamo davanti a una testimonianza costruita in un ambiente isolato dal contesto. L’agente è in servizio, fermo a bordo strada, e utilizza gli strumenti che ha: telefono, radio e un controllo del traffico aereo.
Il limite più evidente è proprio il telefono. A forte ingrandimento, autofocus, stabilizzazione e riduzione del rumore possono far gonfiare una luce, dividerla in più punti, crearle aloni e produrre movimenti che appartengono alla fotocamera. AARO lo scrive in calce a tutte le clip. Ma questa nota tecnica non affronta la parte più interessante del fascicolo: la continuità di osservazioni in notti diverse e il racconto del fascio entrato nella pattuglia.
Il dossier pubblicato due volte
Il 18 settembre 2026, quando viene diffusa la sesta raccolta PURSUE, nel blocco delle forze dell’ordine locali compare una sola trascrizione, la D001. Il file, però, non corrisponde correttamente al video al quale viene associato. Contiene proprio il racconto della sfera a trecento piedi, del controllo radar e dei quindici minuti di immobilità.
Il 24 settembre l’archivio cambia. Tre nuovi documenti — D002, D003 e D004 — vengono aggiunti alla stessa raccolta, mantenendo come data di pubblicazione il 18 settembre. Il PDF disponibile all’indirizzo di D001 viene sostituito con un altro file: da 143.812 byte passa a 137.794. Anche l’impronta SHA-256 cambia. La vecchia narrazione ricompare come D004, questa volta abbinata al filmato giusto e con la data pronunciata dall’agente: 2 gennaio 2024.
Anche il titolo del quarto video viene corretto da ottobre 2023 a gennaio 2024. La sequenza delle modifiche è stata ricostruita confrontando le copie del file indice di PURSUE: le righe passano da 447 a 450 e i tre nuovi documenti vengono inseriti retroattivamente nella Release 06.
Non leggo in questa correzione la prova di un occultamento. Vedo qualcosa di più ordinario e, per chi lavora sui documenti, ugualmente importante: un archivio governativo presentato come fonte primaria che viene modificato dopo la pubblicazione senza un avviso evidente accanto ai fascicoli interessati. Chi avesse scaricato soltanto la prima versione avrebbe attribuito l’episodio di gennaio al documento sbagliato. Chi consulta oggi l’archivio trova una struttura più coerente, ma non necessariamente comprende come ci si è arrivati.
È anche per questo che conservo sempre titoli, date, dimensioni e impronte dei file. Nei dossier digitali la storia non è contenuta soltanto nelle pagine: a volte si trova nella differenza fra due versioni della stessa pagina.
Le spiegazioni che il fascicolo non mette alla prova
Le luci rosse, blu e verdi fanno pensare immediatamente a un velivolo dotato di luci di navigazione, a un elicottero, a un drone o a un aereo osservato quasi frontalmente. Il movimento apparente può essere prodotto dall’effetto autocinetico: nel buio, un punto luminoso isolato sembra spostarsi anche quando è fermo. Una stella brillante o un pianeta basso sull’orizzonte, ingranditi dal telefono, possono assumere colori e forme mutevoli.
Il racconto dell’agente, però, comprende passaggi che chiedono un controllo specifico. La luce sarebbe salita oltre una linea elettrica, avrebbe percorso traiettorie triangolari, si sarebbe divisa in due punti e avrebbe illuminato l’interno della pattuglia. Sono osservazioni di natura diversa. Non vanno sommate in un’unica creatura tecnologica prima di aver verificato se il telefono, la prospettiva e l’ambiente possano averle prodotte separatamente.
Per lavorare davvero sul caso servirebbero i file originali con metadati integri, l’orientamento della fotocamera, la posizione non oscurata, le condizioni meteorologiche, il cielo astronomico delle singole notti, i registri di volo e l’identificazione del radar consultato. Sarebbe utile anche sapere se il presunto fascio rosso e blu comparisse in una registrazione o fosse stato visto soltanto dall’agente.
Niente di tutto questo è presente nei documenti pubblicati. Il fascicolo offre filmati e parole, ma non l’indagine che dovrebbe collegarli.
Ciò che rimane sulla strada
Il caso del Colorado mi interessa meno per la forma del punto luminoso che per il comportamento del testimone. L’agente torna sul posto, confronta due notti, controlla il radar e lascia il telefono acceso per quindici minuti aspettando che l’oggetto ripeta qualcosa già accaduto. Nel suo racconto non c’è la sorpresa del primo avvistamento: c’è l’attesa di chi pensa di trovarsi davanti a un fenomeno ricorrente.
Il materiale pubblico non consente di stabilire se quella convinzione nascesse da oggetti realmente insoliti o dall’interpretazione crescente di luci ordinarie osservate più volte. Ma la domanda più semplice può essere affrontata: perché, dopo avere ricevuto quasi ventidue minuti di video da un agente operativo, AARO ha pubblicato soltanto trascrizioni e clip sfocate, senza una scheda investigativa con verifiche astronomiche, aeronautiche e meteorologiche?
Il 24 settembre il Dipartimento ha corretto l’ordine dei file. Ha separato ottobre da gennaio e ha restituito alle immagini le parole che erano state rimosse dall’audio. Il contenitore, adesso, è più leggibile. Il contenuto resta fermo sul ciglio di una strada del Colorado: una luce lontana, un agente che la chiama «sfera», un controllo radar non documentato e il ricordo di un fascio rosso e blu dentro la pattuglia.
Fonti consultate
- AARO/DVIDS, LLE-UAP-PR002, filmato del Colorado pubblicato il 18 settembre 2026
- LLE-UAP-D002, trascrizione ufficiale della registrazione di quindici minuti
- LLE-UAP-D004, trascrizione dell’episodio del 2 gennaio 2024
- Registro delle revisioni dell’indice PURSUE e confronto degli hash
- CBS News, panoramica della sesta pubblicazione PURSUE, 18 settembre 2026