Questo sito utilizza dei cookies per il suo funzionamento, ed ha sue impostazione per la privacy.

News dal mondo

01
APPENA PUBBLICATO

ULTIMA NOTIZIA

02
DELLA CATEGORIA

PIÙ RECENTI

Alfa Network: un solo network, infinite frequenze
News dal mondo

Alfa Network: un solo network, infinite frequenze

Musica, informazione, mistero, tecnologia e nuove forme di comunicazione si incontrano in un unico spazio. Nasce Alfa Network, un progetto indipendente e in continua evoluzione, costruito per unire voci, idee e contenuti capaci di guardare oltre i confini della comunicazione tradizionale. Alfa Network non …

LEGGI

Cuba affronta una crisi economica ed energetica estrema: blackout, scarsità di carburante e pressione statunitense sulle forniture petrolifere. Analisi dei fatti e delle conseguenze geopolitiche.

Barbara Bucci | Alfa Network | 18 agosto 2026

Cuba non è stata bombardata. Non è stata invasa. Eppure, nell'estate del 2026, una parte enorme dell'isola vive come se una guerra avesse colpito le sue infrastrutture: blackout che possono superare le venti ore, carburante scarso, trasporti ridotti, acqua che non arriva perché le pompe non hanno elettricità, ospedali costretti a rinviare interventi e un'economia già fragile spinta ancora più vicino al limite.

Il punto interessante, dal punto di vista geopolitico, è proprio questo: Washington sta dimostrando quanto possa essere potente una strategia di coercizione che non richiede di sganciare una bomba su Cuba. Si colpiscono invece le arterie che permettono a un Paese di funzionare: energia, commercio, assicurazioni, trasporti e accesso ai fornitori. Ma per capire ciò che sta accadendo bisogna separare i fatti dalle ipotesi più suggestive.

Il punto di svolta: Venezuela, 3 gennaio 2026

Il 3 gennaio le forze statunitensi hanno condotto attacchi militari mirati in Venezuela nell'ambito dell'operazione che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e di Cilia Flores e al loro trasferimento negli Stati Uniti per affrontare accuse federali. Washington definisce l'azione una operazione di law enforcement sostenuta dalle forze armate; Caracas l'ha denunciata come aggressione militare. Reuters ha descritto l'evento come una vasta operazione militare culminata nella cattura del presidente venezuelano.

Per Cuba le conseguenze sono state immediate. Il Venezuela era da anni uno dei pilastri energetici dell'isola. Reuters riportava già a gennaio che Caracas copriva circa un terzo del fabbisogno cubano. Dopo la cattura di Maduro, le tradizionali spedizioni venezuelane verso Cuba si sono fermate e Washington ha assunto un controllo determinante sulle esportazioni venezuelane.

Qui va fatta una precisazione importante. L'ipotesi secondo cui Maduro fosse in realtà un agente della CIA “recuperato” dagli Stati Uniti è affascinante dal punto di vista narrativo, ma nelle fonti pubbliche affidabili che abbiamo verificato non emerge alcuna prova concreta che la sostenga. Possiamo citarla come teoria circolante, non trasformarla in un fatto. E proprio l'assenza di prove è, giornalisticamente, parte della storia.

Il petrolio come arma geopolitica

Il 29 gennaio Donald Trump ha firmato l'Executive Order 14380. Il provvedimento prevede un meccanismo che permette agli Stati Uniti di imporre dazi ai Paesi che vendono o forniscono petrolio a Cuba. Non è necessario fermare fisicamente ogni petroliera: è sufficiente rendere economicamente e politicamente rischioso per fornitori, compagnie, assicuratori e intermediari continuare a lavorare con l'isola.

Il risultato è una forma di pressione secondaria. Non si sanziona soltanto il bersaglio, ma si modifica il calcolo di chiunque voglia aiutarlo. A gennaio Reuters riferiva che anche il Messico stava valutando se interrompere le forniture per timore di ritorsioni americane. Ad agosto, Reuters conferma che le tradizionali spedizioni da Venezuela e Messico si sono fermate e che pattuglie della Guardia Costiera statunitense operano nelle acque della regione.

Infografica sulla pressione energetica esercitata su Cuba
La catena della pressione energetica. Infografica originale Alfa Network.

Un Paese al limite energetico

I numeri raccontano una situazione che non ha bisogno di propaganda. Il 15 luglio le Nazioni Unite riferivano del terzo collasso nazionale della rete elettrica in una sola settimana e del quinto dall'inizio dell'anno. Quasi mezzo milione di persone avevano ricevuto assistenza per l'acqua e oltre novecentomila aiuti alimentari. Il piano umanitario ONU da 94 milioni di dollari, destinato a due milioni di persone, risultava finanziato soltanto al 40 per cento.

Il 13 agosto Reuters descriveva Cuba nel mezzo di una delle peggiori crisi economiche e politiche della sua storia moderna, con interruzioni elettriche che in alcune aree superano le venti ore al giorno. Produzione alimentare, trasporti, turismo, sanità e distribuzione dell'acqua sono tutti legati alla stessa variabile: l'energia.

E il sistema elettrico cubano era vulnerabile molto prima dell'attuale stretta americana. Centrali termoelettriche vecchie di decenni, manutenzione insufficiente, difficoltà ad acquistare ricambi, inefficienze economiche e scarsità di valuta estera hanno progressivamente ridotto i margini di sicurezza. Attribuire ogni blackout esclusivamente a Washington sarebbe quindi una semplificazione. Ma sostenere che la stretta petrolifera non abbia aggravato radicalmente la situazione sarebbe altrettanto difficile da conciliare con i dati.

La strana apertura: benzina americana, ma per i privati

C'è poi un dettaglio quasi surreale. Mentre Washington stringe il cappio sulle forniture energetiche destinate al sistema statale cubano, una deroga consente ad aziende americane di vendere carburante ad attività private dell'isola. Reuters stima circa 900.000 barili esportati dagli Stati Uniti tra febbraio e maggio.

Il risultato è un piccolo laboratorio economico: carburante venduto attraverso circuiti privati, prezzi elevatissimi e un mercato parallelo che favorisce chi dispone di dollari o rimesse dall'estero. In altre parole, la pressione non agisce soltanto sulla quantità di energia disponibile. Può contribuire a modificare i rapporti economici interni, indebolendo il monopolio statale e ampliando il ruolo del settore privato.

Piegare senza invadere

Ed eccoci alla domanda più importante. Cuba può diventare il modello di una nuova forma di coercizione?

In realtà il principio non è nuovo. Sanzioni finanziarie, embarghi, controllo delle rotte commerciali e restrizioni sull'accesso a tecnologie strategiche esistono da decenni. Ciò che rende Cuba interessante nel 2026 è la combinazione: controllo indiretto del petrolio venezuelano dopo la rimozione di Maduro, minaccia di tariffe verso Paesi terzi, pressione sulle compagnie di navigazione e contemporanea apertura selettiva verso il settore privato cubano.

Non si attacca direttamente la centrale elettrica. Si rende difficile procurarsi il combustibile che la fa funzionare. Non si blocca necessariamente una nave. Si convince l'armatore che salpare potrebbe costargli più del carico. Non si occupa un ministero. Si modifica l'ambiente economico nel quale quel ministero deve operare.

È una strategia potenzialmente replicabile, ma non “su chiunque” con la stessa efficacia. Funziona soprattutto quando il bersaglio dipende fortemente da importazioni strategiche, utilizza infrastrutture fragili, ha pochi fornitori alternativi e deve transitare attraverso un sistema finanziario o commerciale influenzabile dalla potenza che applica le misure. Contro economie grandi, diversificate o sostenute da reti commerciali alternative, il costo e l'efficacia possono cambiare radicalmente.

La forza e il rischio dell'effetto domino

Questo tipo di pressione ha un vantaggio evidente per chi la esercita: riduce il rischio politico delle perdite militari e permette di presentare l'azione come economica anziché bellica. Ma possiede anche un lato oscuro: il sistema politico che si vuole indebolire può sopravvivere mentre il costo viene trasferito alla popolazione.

Le Nazioni Unite documentano già conseguenze su ospedali, acqua potabile, conservazione degli alimenti, trasporti e assistenza sanitaria. A marzo oltre cinquantamila interventi chirurgici risultavano non effettuati in un solo mese a causa della crisi energetica; a giugno l'ONU parlava di oltre centomila operazioni rinviate.

Questa è la contraddizione centrale. Una strategia progettata per piegare un governo può finire per piegare prima frigoriferi, autobus, pompe dell'acqua e sale operatorie.

Washington e L'Avana: due narrazioni opposte

La Casa Bianca sostiene che il governo cubano rappresenti una minaccia alla sicurezza americana e accusa il sistema comunista di repressione, cattiva gestione e utilizzo distorto delle risorse. L'Avana definisce invece le misure statunitensi un blocco economico deliberatamente progettato per produrre sofferenza e destabilizzazione.

Entrambe le narrazioni contengono elementi verificabili e propaganda politica. Cuba soffre di problemi strutturali e gestionali che non possono essere attribuiti agli Stati Uniti. Allo stesso tempo, l'ordine esecutivo americano è esplicitamente progettato per scoraggiare Paesi terzi dal fornire petrolio all'isola. Negare una delle due metà significa scegliere una bandiera prima di guardare i dati.

Cosa è provato e cosa no

È provato: il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno condotto un'operazione militare in Venezuela e catturato Maduro; le spedizioni petrolifere venezuelane verso Cuba si sono fermate; Washington ha introdotto un meccanismo di pressione sui Paesi che forniscono petrolio a Cuba; la crisi energetica cubana si è aggravata drasticamente; blackout, carenza di carburante e collasso dei servizi essenziali sono documentati da ONU, Reuters e altre fonti internazionali.

È ragionevole sostenere: che Washington stia utilizzando la vulnerabilità energetica come strumento di pressione politica e che la rimozione di Maduro abbia eliminato uno dei principali sostegni esterni dell'Avana.

Non è provato: che Maduro fosse un agente CIA da “recuperare”; che esista un piano pubblico americano che garantisca il collasso del governo cubano; che l'attuale crisi sia causata esclusivamente dalle sanzioni statunitensi.

Il precedente che dovrebbe interessare tutti

Forse il vero dossier Cuba non riguarda soltanto Cuba. Riguarda il modo in cui le grandi potenze possono esercitare forza nel XXI secolo.

Un bombardamento produce immagini immediate, vittime identificabili e una responsabilità politica evidente. La coercizione economica lavora invece lentamente. Le luci si spengono una città alla volta, i pezzi di ricambio non arrivano, le navi cambiano rotta, il credito scompare, il carburante diventa un lusso. Non c'è un cratere da mostrare in televisione. C'è semplicemente un Paese che ogni giorno funziona un po' meno.

Ed è proprio questa invisibilità a rendere il metodo geopoliticamente potente e moralmente problematico.

Cuba oggi è un laboratorio estremo. Se la strategia americana riuscirà davvero a ottenere concessioni politiche significative senza un intervento militare sull'isola, altri governi studieranno il caso. Se invece produrrà soltanto impoverimento, emigrazione e radicalizzazione senza modificare il potere politico, avremo imparato un'altra vecchia lezione: strangolare l'economia di un Paese non significa necessariamente strangolare il governo che lo controlla.

Nel frattempo, all'Avana, la teoria geopolitica ha una traduzione molto più semplice: aspettare che torni la corrente.

Barbara Bucci

Fonti