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Gli Emirati impongono un embargo all’Iran: il Golfo è costretto a scegliere.

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Barbara Bucci | Alfa Network | 20 agosto 2026

Per anni gli Emirati Arabi Uniti hanno praticato un equilibrismo redditizio: partner strategici degli Stati Uniti, rivali regionali dell’Iran e, nello stesso tempo, uno dei principali ponti commerciali tra Teheran e il resto del mondo. Il 19 agosto quell’equilibrio si è spezzato. Abu Dhabi ha annunciato la sospensione di tutti gli scambi commerciali e delle transazioni finanziarie con l’Iran dopo aver denunciato una minaccia missilistica contro il traffico marittimo.

Teheran respinge l’accusa come infondata. L’embargo emiratino è un fatto verificato; la responsabilità iraniana dei missili denunciati dagli Emirati resta un’accusa ufficiale contestata dall’Iran.

Un embargo che pesa più di quanto sembri

Dubai è stata per decenni una valvola economica attraverso cui imprese iraniane hanno mantenuto accesso a merci, valuta e circuiti internazionali. Interrompere contemporaneamente commercio e transazioni finanziarie significa colpire una rete costruita nel tempo.

Crisi Emirati Iran
Dalla minaccia missilistica all’embargo. Infografica originale Alfa Network.

Il Golfo che non voleva scegliere

Le monarchie del Golfo avevano cercato di ridurre la dipendenza da una sola potenza: rapporti militari con Washington, commercio con la Cina, dialogo con Mosca e canali aperti con Teheran. La guerra USA-Iran sta restringendo quello spazio. Il nuovo embargo suggerisce che Abu Dhabi ritenga ormai il rischio iraniano superiore al vantaggio economico dei rapporti.

Hormuz: aperto, chiuso o troppo pericoloso?

Washington sostiene che lo Stretto sia aperto. Teheran afferma che resti chiuso. I dati sul traffico suggeriscono una terza definizione: formalmente attraversabile, commercialmente fortemente rallentato. Non occorre chiudere fisicamente ogni metro di mare: basta rendere il rischio abbastanza alto perché armatori, assicurazioni e compratori decidano di non passarci.

Il petrolio misura la paura

Il Brent è tornato sopra i novanta dollari al barile. Il mercato non sta necessariamente prevedendo una chiusura totale di Hormuz, ma attribuisce un prezzo alla possibilità che la situazione peggiori.

Cosa è provato e cosa no

Provato: embargo economico e finanziario emiratino, denuncia di una minaccia missilistica, smentita iraniana e traffico marittimo fortemente ridotto.

Documentato ma contestato: l’attribuzione all’Iran dei missili denunciati dagli Emirati.

Interpretazione plausibile: Abu Dhabi considera ormai troppo rischioso il precedente equilibrio tra alleanza americana e rapporti economici con l’Iran.

Il punto di Babu

La guerra sta facendo qualcosa di più profondo che spostare petroliere: sta riducendo la possibilità degli Stati del Golfo di stare contemporaneamente in più mondi. Washington vuole sapere da che parte stanno i partner. Teheran vuole dimostrare che escluderla ha un costo. Pechino vuole energia senza scegliere tra fornitori. Gli Stati del Golfo vorrebbero vendere a tutti. Hormuz è largo abbastanza per una petroliera, ma forse non per tutte queste strategie.

Barbara Bucci

Fonti