Due sospetti ucraini sono in custodia, Kyiv nega un ruolo ufficiale e il fondale europeo torna al centro della guerra ibrida.
Barbara Bucci | Alfa Network | 15 settembre 2026
Per anni il sabotaggio dei Nord Stream è stato il perfetto oggetto geopolitico: abbastanza enorme da cambiare l’Europa, abbastanza opaco da permettere a quasi tutti di indicare il colpevole preferito. Oggi però il quadro non è più quello del 2022. Le indagini tedesche hanno portato due cittadini ucraini in custodia con l’accusa di essere coinvolti nelle esplosioni, mentre Kyiv continua a negare qualsiasi ruolo ufficiale. La differenza fra “ucraini coinvolti” e “Stato ucraino responsabile” è il cuore della vicenda.
Quello che sappiamo davvero
Il ventisei settembre 2022 esplosioni sottomarine danneggiarono tre delle quattro linee dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 nel Mar Baltico. Le infrastrutture collegavano Russia e Germania ed erano uno dei simboli dell’interdipendenza energetica fra Mosca e l’Europa. Svezia e Danimarca hanno chiuso le rispettive indagini senza attribuire pubblicamente la responsabilità; la Germania ha continuato a investigare.

La pista ucraina è diventata giudiziaria, non ancora politica
Il ventiquattro agosto 2026 Reuters riferiva che due sospetti ucraini erano in custodia per il presunto coinvolgimento nelle esplosioni. Volodymyr Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina non ha avuto alcun ruolo ufficiale e che Kyiv sta cooperando con l’indagine.
Fatto verificato: esistono sospetti ucraini sottoposti a procedimento. Accusa giudiziaria: gli investigatori stanno verificando il loro presunto coinvolgimento operativo. Elemento non dimostrato pubblicamente: che l’operazione sia stata ordinata dal governo ucraino o dalla sua leadership.
Il nuovo paradosso: oggi la NATO teme il sabotaggio dei fondali
Il dieci settembre Reuters ha rivelato, citando due funzionari occidentali, che Gran Bretagna, Norvegia e Stati Uniti avrebbero interrotto in primavera una presunta esercitazione clandestina russa vicino alle Svalbard. Secondo quelle fonti, unità della GUGI avrebbero simulato una tecnologia destinata a compromettere cavi sottomarini senza lasciare tracce evidenti. Nessun cavo sarebbe stato danneggiato. Mosca respinge regolarmente le accuse occidentali di preparare sabotaggi contro la NATO.

Chi aveva interesse?
Qui iniziano le interpretazioni. La Russia possiede capacità sottomarine avanzate, ma i critici della pista russa osservano che distruggere un’infrastruttura utilizzabile come leva energetica sarebbe stato controintuitivo. L’Ucraina aveva un interesse evidente a ridurre la dipendenza europea dal gas russo, ma interesse e responsabilità non sono sinonimi. Gli Stati Uniti erano da anni contrari a Nord Stream 2, ma l’opposizione politica non costituisce una prova di sabotaggio.
È il triangolo perfetto della propaganda: capacità, interesse e colpevolezza vengono spesso trattati come se fossero la stessa cosa. Non lo sono.
Washington: beneficiario non significa autore
Dopo le esplosioni l’Europa accelerò la diversificazione energetica e aumentò le importazioni di gas naturale liquefatto, anche dagli Stati Uniti. Questo ha alimentato la narrativa secondo cui Washington avrebbe tratto vantaggio economico e strategico dall’eliminazione del collegamento russo-tedesco. Il vantaggio è osservabile; il salto dal vantaggio alla responsabilità richiede prove che le indagini pubbliche non hanno prodotto.
Mosca e la narrativa occidentale
La Russia ha sostenuto che il sabotaggio abbia favorito gli Stati Uniti e separato economicamente Russia ed Europa. È la posizione russa, non una prova. Parallelamente, attribuzioni occidentali basate su capacità russe o precedenti operazioni clandestine non dimostrano che Mosca abbia eseguito Nord Stream. Applicare lo stesso metro a tutti è meno spettacolare, ma evita di fare propaganda con la cravatta dell’analista.
La domanda che resta aperta
Se il procedimento tedesco stabilirà chi materialmente partecipò all’operazione, resterà una seconda domanda: chi la ordinò? Un gruppo autonomo? Militari senza autorizzazione politica? Una struttura statale? Un servizio di intelligence? È questo passaggio che separa un’indagine criminale da una crisi internazionale.
Quattro anni dopo, Nord Stream non è più un mistero senza indizi. Ma non è ancora il caso chiuso che ciascuna tifoseria geopolitica vorrebbe esibire. La verità sta emergendo a strati, mentre le propagande avevano già emesso la sentenza prima ancora che i sommozzatori arrivassero sul fondale.
Barbara Bucci (Babu)