Un nuovo studio analizza tutti i 112 video UAP pubblicati finora dal programma PURSUE. Il risultato non identifica gli oggetti, ma rivela quanto i dati oscurati limitino ogni conclusione sulla velocità.
Mach 5 o un uccello? Lo studio che mette alla prova i video UFO del Pentagono
Un nuovo preprint esamina 112 filmati PURSUE: i pixel mostrano un movimento, ma senza distanza, geometria e telemetria non dimostrano una velocità impossibile.
Il fotogramma che corre più veloce dei dati
Sul monitor il bersaglio compare per un istante. Attraversa il campo visivo, lascia dietro di sé quattro fotogrammi utili e scompare. L’occhio registra una sola impressione: velocissimo. Ma il lavoro dell’investigatore comincia proprio dove finisce l’impressione. Quanto era lontano? Quanto correva l’aereo che lo stava riprendendo? La camera era ferma o stava ruotando? E soprattutto: quanti gradi di cielo corrispondono ai pixel percorsi?
Il 12 agosto 2026 Jacob Haqq-Misra, ricercatore di Blue Marble Space, e Ravi Kopparapu, del Goddard Space Flight Center della NASA, hanno depositato su arXiv un preprint dedicato a questa domanda. Hanno passato in rassegna 112 video di sensori militari diffusi nell’ambito di PURSUE, il programma federale statunitense di pubblicazione dei dossier UAP. La conclusione è meno spettacolare di un “velivolo a Mach 5”, ma molto più importante per chi vuole capire: nessuno dei filmati pubblicati contiene l’insieme completo di informazioni necessario a ricostruire una velocità fisica.
Una precisazione è obbligatoria. Il lavoro è un preprint: al 22 agosto 2026 non risulta ancora sottoposto a revisione paritaria. Inoltre Kopparapu ha chiarito, nell’intervista pubblicata da The Debrief il 20 agosto, che le valutazioni sono personali e non rappresentano una posizione ufficiale della NASA. Questo non rende irrilevante l’analisi; indica semplicemente quale peso probatorio attribuirle mentre attendiamo repliche, correzioni o una pubblicazione peer reviewed.
Il documento sul tavolo: 112 video, quattro variabili assenti
PURSUE — Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters — ha pubblicato cinque tranche tra maggio e il 7 agosto 2026. Il portale governativo definisce i materiali “casi irrisolti”: significa che l’amministrazione non possiede, o non rende disponibile, una determinazione definitiva sulla natura del fenomeno. Non significa che ogni oggetto sia inspiegabile, né che il governo ne certifichi un’origine non umana.
Gli autori dividono i 112 filmati in 43 transiti, nei quali un oggetto attraversa l’inquadratura; 33 inseguimenti, nei quali il sensore mantiene il bersaglio vicino al centro; e 36 sequenze miste. Settantanove mostrano un solo oggetto e 33 più oggetti. Da ogni file si possono leggere risoluzione, frequenza dei fotogrammi e movimento in pixel. Ma trasformare i pixel al secondo in metri al secondo richiede almeno quattro informazioni ulteriori: scala angolare o campo visivo della camera, distanza dell’oggetto, angolo tra traiettoria e linea di vista, velocità della piattaforma che osserva.
Qui si nasconde la trappola. Un punto piccolo e vicino può attraversare lo schermo con la stessa rapidità apparente di un corpo enorme e lontano. E quando un pod di puntamento ruota per trattenere il bersaglio al centro, l’immagine può quasi smettere di muoversi anche se l’oggetto continua a viaggiare. Il video non mente; siamo noi a chiedergli una misura che, senza metadati, non possiede.

Figura 1. Pixel e fotogrammi non bastano: servono distanza, campo visivo, geometria e moto della piattaforma. Elaborazione grafica originale ADB/Alfa Network.
Parallasse: quando il movimento dell’aereo diventa quello dell’oggetto
Immaginate di guardare dal finestrino di un treno: il palo accanto ai binari scatta all’indietro, la collina lontana sembra quasi immobile. È la parallasse. In un filmato aereo, il movimento della piattaforma, la rotazione del sensore e la distanza del bersaglio si sommano nell’immagine. Separarli non è un esercizio estetico ma geometrico.
Il precedente ricordato nello studio è GOFAST. Per anni il filmato della Marina è stato associato a un oggetto che sfrecciava a velocità eccezionale vicino alla superficie del mare. In quel caso, però, la telemetria visibile consentiva una riduzione trigonometrica: l’analisi AARO ha attribuito gran parte del moto apparente alla parallasse e ha ottenuto una velocità compatibile con il vento. Che quella conclusione soddisfi o meno ogni osservatore, il confronto dimostra il valore del dato contestuale. Nei video PURSUE le informazioni disponibili sono persino inferiori a quelle di GOFAST.
Caso PR113: un uccello vicino oppure un grande velivolo lontano?
DOW-UAP-PR113 è un filmato infrarosso attribuito agli Stati Uniti occidentali nel 1996. La scheda ufficiale precisa che il materiale fu trasferito dalla UAP Task Force ad AARO nel 2022 e che era stato modificato digitalmente prima della consegna; non esistevano procedure formali di gestione dei record UAP al momento originario. La clip distribuita dura quasi tre minuti, ma gran parte del contenuto ripete o rallenta la stessa breve sequenza. Il transito realmente analizzabile occupa circa un decimo di secondo.
Secondo le misure del preprint, il corpo scuro percorre 142 pixel per fotogramma a 30 fotogrammi al secondo, circa 2,2 larghezze di schermo ogni secondo. PR113 è speciale perché conserva una griglia inclinata con tacche numerate. Assumendo che rappresentino gradi di depressione, gli autori ricostruiscono un campo visivo orizzontale di circa 54 gradi. È un risultato utile, ma dipende da un’interpretazione della griglia e non scioglie l’incognita principale: la distanza.
Il corpo occupa circa 25 pixel. A distanza ravvicinata potrebbe avere dimensioni e velocità compatibili con un uccello che passa davanti al sensore; a tre chilometri implicherebbe un oggetto di circa 37 metri e velocità supersoniche. Il titolo “Mach 5 o un uccello?” non indica due identificazioni equivalenti e dimostrate. Mostra quanto sia ampia la famiglia di soluzioni matematicamente compatibili con gli stessi quattro fotogrammi quando mancano range, angolo di aspetto e moto dell’aereo. Lo studio non identifica PR113 e non elimina l’ipotesi anomala: dimostra che il filmato pubblico, da solo, non può scegliere.
Caso PR149: una nave diventa il righello
Il secondo caso offre un appiglio diverso. DOW-UAP-PR149 proviene dal Medio Oriente ed è datato 2023. La scheda AARO descrive 51 secondi di ripresa infrarossa: nei primi quattro secondi un’area di contrasto attraversa il bordo inferiore, poi il sensore la segue. Nell’inquadratura compare una nave porta-rinfuse lunga approssimativamente 150–200 metri. Per una volta esiste un oggetto di scala nota nello stesso fotogramma.
Gli autori misurano il bersaglio mentre percorre circa due terzi della lunghezza apparente della nave in un secondo. Se oggetto e nave fossero alla stessa distanza dalla camera, la velocità relativa trasversale avrebbe un limite superiore compreso fra 99 e 132 metri al secondo, circa Mach 0,3–0,4. Se l’oggetto fosse più vicino al sensore dell’imbarcazione, la velocità sarebbe ancora minore. Nel modello del preprint si possono escludere velocità relative supersoniche per questa sequenza, ma non determinare identità, quota o velocità assoluta.
Anche qui non arriva la soluzione definitiva. Un piccolo corpo di pochi centimetri e poche decine di metri al secondo resta compatibile con le immagini. Ma il caso PR149 insegna qualcosa di pratico: un riferimento di dimensione nota trasforma una macchia in un limite misurabile. La scienza UAP progredisce non quando il filmato è più suggestivo, ma quando contiene più vincoli.

Figura 2. PR113 conserva una scala angolare ma non la distanza; PR149 contiene una nave di dimensioni note e consente un limite di velocità relativa. Elaborazione grafica originale ADB/Alfa Network.
La trasparenza con i quadrati neri
Il governo statunitense ha una ragione concreta per oscurare telemetria e caratteristiche dei sensori. Campo visivo, risoluzione, algoritmi di inseguimento e prestazioni di una piattaforma militare possono rivelare capacità utilizzabili da un avversario. Tuttavia la pubblicazione di un’immagine privata dei parametri essenziali produce un paradosso: il materiale è accessibile, ma non verificabile nelle sue affermazioni cinematiche più interessanti.
Haqq-Misra e Kopparapu indicano una via intermedia: fornire, quando possibile, velocità della piattaforma dai registri di volo, campo visivo e angoli di puntamento, distanza misurata nel tempo oppure una traccia radar correlata. Non è necessario svelare ogni specifica segreta. Un documento ufficiale potrebbe certificare intervalli di distanza o parametri sanitizzati, conservando il valore scientifico senza consegnare la scheda tecnica completa del sensore.
È la stessa lacuna indicata dal gruppo indipendente NASA nel 2023: calibrazione carente, assenza di misure multiple, metadati mancanti e mancanza di dati di riferimento ostacolano l’analisi UAP. Il nuovo preprint applica quella diagnosi a un archivio reale e mostra, caso per caso, quanto costi ogni riga oscurata.
Cosa è provato, cosa è dichiarato, cosa resta aperto
Fatto documentato. PURSUE ha reso disponibili cinque tranche e il preprint ha catalogato 112 video di sensori. Le schede ufficiali descrivono PR113 come materiale del 1996 già modificato prima della consegna ad AARO e PR149 come ripresa infrarossa del 2023 inviata da CENTCOM. Le misure di pixel e fotogrammi sono riproducibili sui file pubblicati.
Risultato analitico da verificare. Gli autori sostengono che nessun video contenga tutte le variabili necessarie. Per PR113 ricostruiscono il campo visivo assumendo che la griglia rappresenti gradi; per PR149 calcolano un tetto di circa Mach 0,4 usando la nave come righello. Sono risultati quantitativi di un preprint, quindi meritevoli di controllo indipendente e non ancora consolidati dalla peer review.
Inferenza ragionevole. I dati oscurati riducono la capacità degli analisti civili di distinguere oggetti banali, artefatti e fenomeni davvero insoliti. Rilasciare intervalli certificati di distanza e moto della piattaforma aumenterebbe la verificabilità senza richiedere automaticamente la divulgazione dell’intero sistema militare.
Ipotesi non dimostrata. I filmati non provano velocità impossibili, tecnologia esotica o origine non umana. Ma il fatto che non possano provarle non dimostra neppure che ogni oggetto sia un uccello, un pallone o un drone. “Dati insufficienti” è una conclusione, non un’identificazione.
La domanda che resta nel mirino
PURSUE ha aperto un archivio che prima non avevamo. È un passo reale. Ma una finestra con il vetro smerigliato lascia passare la luce senza mostrarci i contorni. Il rischio è doppio: chi vuole credere vede prestazioni impossibili; chi vuole chiudere il caso vede soltanto uccelli. Entrambi corrono più veloci delle misure.
La prossima tranche sarà davvero più trasparente se accanto a ogni video comparirà un minimo scientifico: distanza o intervallo di distanza, moto della piattaforma, geometria della ripresa, modalità del sensore e correlazioni radar disponibili. Fino ad allora, il punto luminoso potrà essere vicino e lento oppure lontano e rapido. La domanda non è soltanto “che cosa c’è nel fotogramma?”. È: quale dato è rimasto dietro il quadrato nero?
Documenti e fonti
- Haqq-Misra e Kopparapu, “Limits on Velocity Recovery from the PURSUE Sensor Videos”, arXiv:2608.12445v1, 12 agosto 2026 (preprint non sottoposto a peer review).
- PDF integrale del preprint.
- U.S. Department of War, portale ufficiale PURSUE e cinque tranche pubblicate.
- DVIDS/AARO, DOW-UAP-PR113 — Western United States, 1996.
- DVIDS/AARO, DOW-UAP-PR149 — Middle East, 2023.
- NASA, UAP Independent Study Team Report, 14 settembre 2023.
- Micah Hanks, intervista agli autori, The Debrief, 20 agosto 2026.
Crediti immagini. Copertina: ricostruzione visiva originale generata per ADB/Alfa Network e impaginata editorialmente; non è un fotogramma documentale. Figure 1 e 2: infografiche originali ADB/Alfa Network basate sui dati del preprint, senza riproduzione di fotogrammi protetti.








