Una corrispondenza della Commissione riapre il dossier UAP europeo. Gli atti mostrano capacità di rilevamento in crescita, ma nessun archivio centrale e responsabilità disperse tra ventisette Stati.
Bruxelles guarda gli UFO? La lettera emersa e il vuoto europeo sugli UAP
Una risposta della Commissione parla di migliori capacità di rilevamento, ma gli atti ufficiali escludono un programma UAP centrale: tra sensori spaziali, sicurezza aerea e competenze nazionali.
Una frase accende le luci a Bruxelles
In un ufficio della Commissione europea arriva un fascicolo inconsueto: trentasette immagini del cielo e dello spazio, inviate da due astronomi amatoriali malesi, padre e figlio. Gli autori chiedono a Ursula von der Leyen che cosa possano essere quegli oggetti e sostengono di averli osservati vicino ad aerei e infrastrutture sensibili. Non è un rapporto militare, non è una traccia radar certificata, non è una prova di tecnologia sconosciuta. È una segnalazione privata accompagnata da affermazioni che richiederebbero verifiche indipendenti.
La risposta della Direzione generale per l’Industria della difesa e lo spazio contiene però una frase sorprendente: con il miglioramento delle capacità tecnologiche, l’Europa starebbe diventando più capace di vedere e identificare questi fenomeni, pur dovendo fare ancora meglio. Il 17 agosto 2026 Euronews ha riportato la corrispondenza e ha titolato su una Bruxelles che monitora gli UFO “sotto il radar”. È un’immagine potente. Ma il documento dimostra davvero l’esistenza di un programma europeo sugli UAP?
La risposta breve è no. La risposta più interessante è che l’Unione dispone di sensori, archivi e procedure che possono incontrare un oggetto non identificato, ma non possiede una politica unica per studiarlo come UAP. Il fenomeno entra nei sistemi europei di lato: come detrito spaziale, rischio di collisione, drone, intrusione o evento di sicurezza. È presente nel dato, ma assente nella casella.
Il documento sul tavolo e la prima correzione
Secondo Euronews, i due osservatori malesi scrissero nell’ottobre 2022 e allegarono trentasette immagini. La Commissione rispose di non avere competenza per indagare eventi avvenuti nello spazio aereo malese. Aggiunse però che avrebbe proposto ai ventisette Stati membri di aumentare la capacità di rilevare oggetti nello spazio circumterrestre, sia per riconoscere meglio ciò che i segnalanti chiamavano UAP, sia per gestire i detriti che minacciano satelliti e attività orbitali.
Una verifica pubblicata il 19 agosto da Codice Quantico segnala un dettaglio cronologico: la risposta sarebbe datata novembre 2022, non 2023; una copia sarebbe poi emersa attraverso l’accesso agli atti. La sostanza delle frasi riportate coincide, ma la data conta perché impedisce di trasformare una lettera amministrativa precedente nel segnale di un nuovo programma avviato dopo le audizioni statunitensi del 2023.
C’è poi un limite documentale. Euronews dichiara di aver visto la corrispondenza, ma il dossier completo e gli originali delle trentasette immagini non sono pubblicati nella pagina in una forma che permetta al lettore di controllare provenienza, metadati e qualità. Possiamo quindi verificare l’esistenza della notizia e confrontarla con la successiva documentazione parlamentare; non possiamo autenticare ogni fotografia né accettare come fatti le interpretazioni dei due autori.

Figura 1. Le tappe documentate: corrispondenza, interrogazioni e risposte della Commissione. Infografica originale ADB/Alfa Network.
“Vedere meglio” non significa “indagare gli UFO”
La sorveglianza dello spazio vicino alla Terra è una funzione ordinaria e indispensabile. Radar e telescopi catalogano satelliti, frammenti, stadi di razzi e oggetti naturali; i dati servono a prevedere collisioni e proteggere infrastrutture da cui dipendono navigazione, comunicazioni e osservazione terrestre. Se un sensore registra qualcosa che non combacia subito con il catalogo, nasce un oggetto non identificato in senso operativo. Non per questo nasce automaticamente un caso ufologico.
Il 25 giugno 2025 la Commissione ha presentato l’EU Space Act, un quadro armonizzato per sicurezza, resilienza e sostenibilità delle attività spaziali. La pagina ufficiale non istituisce un ufficio UAP né un programma dedicato. Il miglioramento della “space situational awareness” può comunque aumentare la possibilità di osservare anomalie, esattamente come una rete meteorologica più fitta rileva eventi che prima sfuggivano. L’inferenza corretta è tecnica: più sensori producono più dati. L’inferenza non autorizzata è ontologica: più dati non significano più astronavi extraterrestri.
Le risposte ufficiali: nessun archivio UAP della Commissione
La prova più forte contro l’idea di un programma segreto europeo si trova nelle risposte scritte della Commissione al Parlamento. Nel novembre 2023, rispondendo all’interrogazione E-002375/2023, Bruxelles affermò che raccogliere conoscenze o documentazione sugli UAP non rientrava negli obiettivi del Programma spaziale dell’Unione e che l’Agenzia europea per la difesa non possedeva documenti corrispondenti.
Il 7 marzo 2025 il commissario Andrius Kubilius ribadì la linea nella risposta E-002972/2024 presentata dall’eurodeputato Fabio De Masi: il Programma spaziale europeo svolge osservazione della Terra, navigazione satellitare e consapevolezza situazionale, ma la raccolta di informazioni UAP non è uno dei suoi obiettivi; la Commissione dichiarò di non detenere informazioni riconducibili a quel tema.
Un’altra interrogazione di De Masi, E-001572/2025, chiese esplicitamente se gli UAP sarebbero entrati nell’EU Space Act e se l’Unione intendesse sviluppare capacità migliori. La risposta mantenne il confine: nessun dossier UAP centrale, potenziamento delle capacità generali di rilevamento, responsabilità sostanziale affidata agli Stati membri. Questa continuità istituzionale è più difficile da conciliare con un programma europeo dedicato che con una semplice lettera di cortesia tecnicamente informata.
Il paradosso dell’aviazione: il rapporto può entrare, l’UAP no
Nel cielo civile esiste già un’infrastruttura europea per segnalare eventi che mettono a rischio un aeromobile o i suoi occupanti. Il Regolamento 376/2014 disciplina raccolta, analisi e seguito delle occorrenze; EASA mette a disposizione moduli comuni attraverso il portale europeo. Se un pilota incontra un oggetto sconosciuto con rischio di collisione, può descrivere l’evento come problema di sicurezza. Non deve prima dimostrare che si tratti di un UAP.
Questo è utile, ma produce frammentazione semantica. Un oggetto può essere registrato come quasi collisione, drone, pallone, luce, traffico sconosciuto o altra categoria. Senza un’etichetta armonizzata e senza un protocollo per correlare radar, meteo, registri di volo e testimonianze, casi simili possono finire in cassetti diversi. Le organizzazioni che chiedono una categoria UAP sostengono che il vuoto impedisca analisi statistiche e alimenti lo stigma. Il loro contributo alle consultazioni europee è pubblico, ma resta attività di advocacy: non è una decisione della Commissione.
Ventisette Stati, ventisette cieli
La posizione più recente citata da Euronews è netta: gli UAP sono responsabilità degli Stati membri, che li gestiscono secondo le priorità nazionali di difesa e sicurezza. È giuridicamente comprensibile, ma operativamente fragile. Un aereo di linea attraversa più spazi aerei in poche ore; un oggetto o uno sciame di droni non rispetta i confini amministrativi; sensori civili e militari possono possedere frammenti diversi dello stesso evento.
La Francia rappresenta l’eccezione più strutturata. Dal 1977 il GEIPAN del CNES raccoglie testimonianze, indaga e pubblica i casi. Le statistiche ufficiali indicano che il 24,6 per cento dei fenomeni è chiaramente identificato, il 39,7 probabilmente identificato, il 32,4 resta senza identificazione per mancanza di dati e il 3,3 per cento rimane non identificato dopo l’indagine. Quel 3,3 per cento non è prova di origine non umana: è il residuo che sopravvive al metodo applicato e ai dati disponibili.
Gli altri Paesi adottano procedure differenti, spesso distribuite tra aviazione, polizia, difesa e associazioni civili. L’assenza di un formato comune impedisce di confrontare frequenze, morfologie, quote, interferenze e rischi. Il vero “vuoto europeo” non è quindi l’assenza di avvistamenti, ma l’assenza di un linguaggio condiviso con cui interrogarli.

Figura 2. L’UE possiede capacità comuni, ma l’indagine UAP resta frammentata tra gli Stati. Infografica originale ADB/Alfa Network.
Droni, guerra ibrida e il problema dell’etichetta
Nel 2025 e nel 2026 l’Europa ha sperimentato ripetute intrusioni di droni intorno ad aeroporti, basi e infrastrutture critiche. Molti episodi hanno spiegazioni militari o criminali plausibili; altri restano inizialmente non attribuiti. In questa zona grigia, la parola UAP può aiutare se significa soltanto “fenomeno non ancora identificato”, ma può danneggiare l’analisi se viene usata come sinonimo di extraterrestre.
Per un controllore o un pilota, l’urgenza non è stabilire l’origine cosmica: è conoscere rotta, quota, velocità e rischio di collisione. Per l’intelligence, la domanda è se si tratti di tecnologia avversaria, sorveglianza, disturbo o errore sensoriale. Per la ricerca scientifica, servono dati calibrati e replicabili. Un sistema europeo dovrebbe preservare queste tre letture senza confonderle.
Qui la tecnica diventa politica. Se ogni anomalia viene chiamata drone prima dell’identificazione, si chiude prematuramente il ventaglio delle ipotesi. Se ogni punto luminoso diventa UAP nel senso spettacolare del termine, si perde credibilità. La categoria utile è provvisoria e neutrale: “non identificato con i dati disponibili”, accompagnata da un protocollo che indichi quali dati mancano.
Cosa è provato, cosa è testimonianza, cosa resta ipotesi
Fatto documentato. Una corrispondenza della Direzione generale Difesa e spazio ha discusso gli UAP segnalati da due osservatori malesi e ha collegato migliori capacità di rilevamento anche all’identificazione di oggetti e detriti. Il Parlamento europeo ha ricevuto più interrogazioni sul tema; la Commissione ha dichiarato ripetutamente di non avere un programma o un archivio UAP dedicato e ha indicato gli Stati membri come competenti.
Testimonianza e materiale non verificato. Le trentasette immagini, le presunte vicinanze a siti nucleari e i segnali attribuiti alle frequenze Wi-Fi provengono dai due segnalanti. Senza file originali, metadati, catena di custodia e analisi indipendenti non è possibile trasformare queste affermazioni in fatti.
Inferenza ragionevole. I sistemi europei di sorveglianza spaziale e sicurezza aerea possono registrare fenomeni non identificati anche senza un programma UAP. Una categoria armonizzata e la correlazione tra sensori migliorerebbero la capacità di distinguere droni, palloni, detriti, artefatti e casi realmente anomali.
Speculazione non dimostrata. La lettera non prova che Bruxelles conosca veicoli extraterrestri, che nasconda un ufficio segreto o che le immagini malesi mostrino tecnologia non umana. Il divario tra la frase “vedere meglio” e la tesi “indagare segretamente gli UFO” non può essere colmato con un titolo.
Il prossimo documento da cercare
Il dossier europeo non finisce con una risposta negativa. Al contrario, comincia da una domanda amministrativa molto precisa: quanti eventi registrati nei sistemi EASA, nei cataloghi di sorveglianza spaziale e negli archivi nazionali sono rimasti non identificati dopo l’analisi, e con quali criteri? Finché i database non parlano tra loro, nessuno può fornire una risposta continentale.
Bruxelles non ha aperto una AARO europea. Ma possiede già molti pezzi della macchina: sensori, regole di segnalazione, programmi spaziali e una base giuridica sulla sicurezza. Manca il connettore. Il documento decisivo non sarebbe una nuova fotografia sfocata; sarebbe un protocollo comune che conservi dati, protegga i testimoni professionali e separi con disciplina il rischio aereo dall’ipotesi extraterrestre. È lì, tra una casella mancante e ventisette archivi incompatibili, che il mistero europeo continua a volare.
Documenti e fonti
- Euronews, “Exclusive: Brussels keen to monitor UFOs under the radar”, 17 agosto 2026.
- Parlamento europeo, risposta E-002972/2024 della Commissione, 7 marzo 2025.
- Parlamento europeo, interrogazione E-001572/2025 su UAP, EU Space Act e capacità di rilevamento.
- Commissione europea, pagina ufficiale dell’EU Space Act, proposta del 25 giugno 2025.
- EASA, regole europee per la segnalazione degli eventi di sicurezza aerea — Regolamento 376/2014.
- EASA, European Aviation Safety Reporting Portal e moduli di segnalazione.
- CNES, scheda ufficiale GEIPAN e statistiche di classificazione.
- Commissione europea, contributo pubblico UAPCNL alla consultazione sulla segnalazione dei droni, 20 maggio 2026.
- Codice Quantico, verifica cronologica della lettera e delle successive risposte UE, 19 agosto 2026.
Crediti immagini. Copertina: ricostruzione visiva originale generata per ADB/Alfa Network e impaginata editorialmente; non rappresenta un avvistamento reale. Figure 1 e 2: infografiche originali ADB/Alfa Network basate sulle fonti citate.








